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30 gen 2014

Pre Bepo Marchèt



Marchetti/Marchèt, sacerdote, insegnante, linguista, storiografo, letterato, storico e critico d'arte (Gemona del Friuli 1902 - Udine 1966). Studiò nel seminario di Udine e fu consacrato nel 1925. Nel 1935 si laureò in lettere classiche e moderne presso la Cattolica di Milano, dopo aver conseguito la laurea in teologia. Nello stesso anno venne mandato "volontario" in Abissinia come cappellano militare. Insegnò lettere nel magistrale di Udine e a Tolmezzo. Nel 1944 subì il confino fascista.
Nel dopoguerra fu l'ispiratore del gruppo poetico friulanista di Risultive. 'E il "genius loci" del Friuli, il "maître à penser del Furlanentum": nessuno ha fatto quanto lui per la sua terra. Per anni fu l'animatore del battagliero settimanale "Patrie dal Friûl" che propugnava l'autonomia regionale in un ambiente generalmente ostile.
    Dal 1961 alla morte, ha diretto la rivista "Sot la Nape". Ha coltivato anche il disegno, illustrando alcuni dei suoi libri, e la fotografia. Ha scritto una fondamentale grammatica storica della lingua friulana; ha "scoperto" la scultura lignea friulana fino ad allora trascurata dalla critica; ha riletto la storia regionale senza condizionamenti e pregiudizi nazionalistici; pur non essendo un artista puro, ha scritto in un friulano esemplare: nessuno, né prima né dopo, ha padroneggiato la"marilenghe" come lui. Nel 1960 gli è stato conferito il prestigioso Premio Epifania, di Tarcento.
    Tra le sue opere, ricordiamo: "Lineamenti di grammatica friulana" (Udine 1952); assieme a G. Nicoletti "La scultura lignea in Friuli" (Milano 1956); "Friuli. Uomini e tempi" (Udine 1959 e 1974); "Letaria ai furlans" (Udin 1966 e 1991); "Le chiesette votive del Friuli" (Udine 1971 e 1982); "Cuintristorie dal Friûl" (Udin 1974); "Lis predicjis dal muini" (Udin 1975); "I lunaris di pre Bepo" (Udin 1976); "La Patrie" (Udin 1976); "Note sull'arte friulana connessa con il culto eucaristico" (Udine 1991).

(Le note di questa biografia essenziale sono state tratte dal "Dizionario Biografico Friulano", redatto a cura di Gianni Nazzi e pubblicato dall'editore Mario Ribis) 
www.donneincarnia...

Fu mio insegnante alle Magistrali C.Percoto di Udine,insegnava latino e storia.Ricordo bene le sue lezioni,ci parlava sempre anche di geografia del Friuli.Diceva che la geografia si studia coi piedi e questa frase mi è rimasta impressa.
Avessi preso appunti allora,ma purtroppo a quell'età si pensa ad altro!Ci raccontava della sua vita,del confino ed altri episodi. Ricordo con piacere questo grande uomo che ha difeso la lingua e la cultura della Piccola patria.


A UNE FANTAZZINE BIONDE
Siorute,che mi perdoni s'ò scrif ancje a jè,culi sul sfuej.Jo no la cognòs,no sai ch'è à non,no sai dulà che sta,no saj  nuje sul so cont.'O ài lampàt di daur,parsore il schenàl di une sente dal treno,la so cjaveade bionde.E ' o ài sintude une vos di rusignul ch'e zirlave legre e cjantarine,mintant che il vapor al coreve sui cjamps viestuz di viarte.E di dut chel viaz mi è restade dentrivìe nome la gjonde dai voi che si passevin di chel spetacul de me tiare in flor e la musiche murbinose de so vos che mi zornave daur,a une spane des orelis.
'E zornave par furlan!Cheste nostre benedete lenghe'e sarà dure,s'è ven fur dal gargat di un sdarnali vilan,che la rute  cun malegrazie;'sarà slambrade su la bocje di un fantazzat,che la inflore di blestemis;'e sarà fastidiose se la fevele una babate petezzone;'e sarà ridicule come che le cuìnzin chei dordeì che la àn disimparade:ma come ch'o la ài sintude jo a cinglinà ridìnt,rampide tanche une ploe d'arint,sui siei lavris,no 'ndì è un'altre che j vadi par dongje...............
'O ài capit dal so discori che 'e i à di se ve stat a scuele e viazat pal mont e cognossut e viodut alc e ce.Ma no mi interessave nancje tant ch'è diseve:'O jeri nome a sintì cemut che i filavin di bocje lis peraulis scletis,justis,sieltis,tarondis,cun chel freghenin di ghenghe che lis tignive leadis e lis pleave daur dal discors,tan' che un gale di sede.E ogni tant une ridade curte,tan' che un cjantà di gri...............
 E quan'ch'è je dismontade,siorute,jo no soi voltat a cjalale, di pore che salacor al si dissipàs il gno incjant;ma 'o soi restat alì,in chel infiar,come un che,di biel misddì,al piardi la lus dai voi............................1950

Fonte :La flor di Dino Virgili vol 2
 immaginedal web

A UNA RAGAZZINA BIONDA
Signorina,mi perdoni se scrivo anche a lei,qui sul giornale.Io non la conosco,non so il suo nome,non so dove abita,non so nulla di nulla sul suo conto.Ho soltantointravisto da dietro,sopra lo schienale di un sedile del treno ,la sua chioma bionda.Ed ho sentito una voce di usignolo che zirlava ,allegra e canterina ,mentre il treno correva sui campi vestiti di primavera.E di tutto quel viaggio mi è rimasto dentro soltanto la gioia degli occhi che si riempivano di quello spettacolo della mia terra in fiore e la musica gaia della sua voce che mi garriva dietro,a una spanna dalle orecchie,
Garriva in friulano!Questa nostra benedetta lingua sarà dura,se vien fuori dalla gola di un balordo villano,che la erutta con malagrazia;sarà scomposta sulla bocca di un ragazzaccio,che la infiora di bestemmie,sarà fastidiosa se le parla una vecchiaccia pettegola,sarà ridicola come l'acconciano quei tordi che l'hanno dimenticata,ma come l'ho sentita io tintinnare sorridente fresca come una pioggia d'argento sulle sue labbra ,non c'è un' altra che  le s'avvicini ....

cumò soi strache, torni daspò cene, mandi.........

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