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03 feb 2014

La dura vita dei minatori friulani-težko življenje rudarjev iz Furlanije in Benečije

foto da Google
Il Belgio, il cuore dell’Europa, ha rappresentato, da sempre, una meta ambita per gli emigranti italiani. Infatti, abbiamo documenti che risalgono al Rinascimento, che testimoniano la presenza di alcuni banchieri italiani in questo piccolo stato. L’emigrazione in Belgio continuò ed iniziò ad incrementarsi dopo la fine della prima guerra mondiale, quando il Belgio iniziò a richiedere della manodopera per le miniere della Regione della Vallonia, in seguito ai troppi morti durante la guerra. Diversi furono i giovani italiani che diventarono minatori in Belgio, provenienti, per la maggior parte dal Veneto e dal Friuli-Venezia Giulia. 
Tra il 1946 e il 1960 arrivano in Belgio quasi mezzo milioni di italiani
L’emigrazione verso il Belgio del secondo dopoguerra rappresentò uno sbocco occupazionale per migliaia di italiani. Le miniere del Belgio insieme alle miniere francesi attrassero difatti migliaia di italiani. Il carbone del Belgio, in quegli anni di contingentamento delle risorse energetiche, era fondamentale per la ricostruzione post bellica. Accanto alla possibilità di avere un'occupazione, restavano però taciute le condizioni di vita dei minatori e la bassa remunerazione del loro lavoro. 
L’emigrazione più massiccia avvenne nel 1946, in seguito ad un accordo bilaterale tra il nostro Paese e il Belgio. Questo accordo, siglato il 23 giugno 1946, stabiliva un trasferimento di 50.000 operai, provenienti da tutta Italia, di un’età inferiore ai 35 anni, i quali ottenevano un contratto, generalmente di un anno; l’Italia, in seguito a questo trasferimento, avrebbe avuto, da parte del Belgio, il trasferimento di 200 kg di carbone quotidianamente. La notizia, di questa opportunità di lavoro, venne accolta molto favorevolmente da tanti giovani italiani, che uscivano stremati da una guerra che era costata decisamente troppo al nostro Paese e che lasciava dietro di sé tanta povertà e tanta fame. Tra il 1946 e il 1960 arrivarono in Belgio quasi mezzo milioni di italiani. Si tratta del più grande fenomeno migratorio che il Belgio abbia mai conosciuto.
La selezione dei lavoratori in italia
I lavoratori, venivano selezionati in tutta Italia, poiché le richieste venivano fatte dal Ministero del Lavoro, a seconda dei bisogni che provenivano dal Belgio. I candidati dovevano superare anche una serie di visite mediche, che dimostravano l’idoneità a svolgere quel genere di lavoro, la prima nella loro città, la seconda all’Ufficio Provinciale del Lavoro della propria Provincia. Dopo aver superato questa selezione, i giovani dovevano andare a Milano, al Centro per l’Emigrazione, e se venivano giudicati idonei anche qui, potevano partire direttamente, in treno, diretti per il Belgio. La maggior parte dei giovani, emigrati in questo periodo, erano di origine meridionale, in particolare provenienti dalla Sicilia. Nella regione della Vallonia, vive ancora oggi una consistente comunità di origine meridionale e siciliana. 

L'arrivo in Belgio e la sistemazione
Tanti sono i giovani che si sono ritrovati dal sole del Sud, alla nebbia e alla pioggia del Belgio, tutti coloro i quali erano abituati a lavorare nei campi, all’aperto, si sono improvvisamente trovati chiusi nelle profonde miniere del Nord Europa. Questo cambiamento, nonostante sia stato devastante al primo impatto, è stato accettato bene da questi ragazzi, che dovevano fare spesso turni durissimi, ma potevano usufruire di diritti che in Italia venivano loro negati... e comunque questo era lavoro, finalmente, un lavoro che permetteva di guadagnarsi da vivere. 
Anche per la sistemazione, la questione fu dura all'inizio. Le "pubblicità" della miniera parlavano di alloggi gratuiti, in realtà non era proprio così... la direzione della miniera scalava l’equivalente dell’affitto dagli stipendi dei minatori, obbligandoli così a rimanere con la stessa compagnia fino all’estinzione del debito. Gli alloggi erano baracche, i dormitori non erano riscaldati, mancavano acqua gas ed elettricità, i gabinetti erano all’esterno e la pioggia rendeva gli alloggi fangosi.  
La tragedia di Marcinelle
L’emigrazione italiana in Belgio, ebbe un arresto nel 1956, nella tragedia di Marcinelle, una miniera, nella quale morirono tanti italiani. Da allora, pochi italiani emigrarono in Belgio, ma quelli che vi erano già, continuarono a vivere lì. In poco tempo, si stabilirono definitivamente in quei territori, continuando a lavorare nelle miniere o nelle industrie alle quali le miniere procuravano il carbone. Le varie ditte offrivano anche gli alloggi ai giovani italiani. 
Emigrati senza ritorno
Quasi nessuno partì con la propria famiglia, molti non erano ancora sposati e si sposarono lì, altri ancora, dopo un paio di anni, fecero arrivare in Belgio anche le proprie mogli e i propri figli, per stabilirsi definitivamente nel Nord di quell’Europa troppo distante dalla loro terra e dalla loro infanzia. Molti di quei bambini che arrivarono in seguito alle loro madri oggi sono padri e nonni che si sono affermati e che continuano a vivere in quella nazione che ha rappresentato per loro un’opportunità di futuro. Gli italiani in Belgio sono sempre stati pienamente integrati con la popolazione residente e lo sono ancora oggi. Quasi tutti hanno dato la possibilità ai propri figli di studiare e di affermarsi, diventando spesso professionisti affermati e conosciuti. Professionisti che continuano a portare fieri il loro cognome italiano. http://www.italianinelmondo.ws/storia-emigrazione-in-belgio.html

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