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28 ago 2014

Perché non ci sarà la bilingue Zakaj ne bo dvojezičnega pouka

Letto il commento «Una rinnovata tensione al bene comune» (Dom del 15 luglio), Elio Berra ha chiesto di essere sentito per dire la sua a proposito dell’insegnamento  bilingue italiano-sloveno nella scuola di Taipana, da lui proposto nella primavera 2011, quando era sindaco. Berra è stato primo cittadino dall’1984 al 1985 e dal 1999 allo scorso maggio. Impegnato nel circolo e coro «Naše vasi», è membro del Consiglio regionale dell’Unione economico-culturale slovena-Skgz. Ora precisa di parlare a titolo personale, senza coinvolgere l’attuale amministrazione comunale, nella quale riveste l’incarico di vicesindaco.
Signor Berra, perché nel nuovo anno scolastico non partirà l’insegnamento bilingue?
«Premetto che simo stati sempre a favore del bilinguismo e della minoranza. È significativa la scritta “Tipajski komun” sul nostro municipio. Nel mio ufficio avevo apposto un cartello che invitava a parlare col sindaco in dialetto locale. Sull’impegno a favore dello sloveno nessuno può attaccarmi».
Ma, alla fine, non avete aderito alla trasformazione della scuola di Taipana in bilingue…
«È risultato che tra la nostra popolazione scolastica solo uno, due alunni parlano in casa il dialetto sloveno locale e abbiamo bambini da Nimis. La situazione è, purtroppo, questa e bisogna prenderne atto. Di conseguenza era nostra intenzione introdurre lo sloveno in maniera graduale, secondo il piano preparato dalla dirigente dell’Istituto comprensivo di Tarcento, Annamaria Pertoldi. In una lettera tutti i genitori si dicevano d’accordo, in quanto viviamo in una realtà di confine ed è bene poter comunicare con i vicini, anche per ragioni economiche. Ho scoperto con piacere che i genitori erano ancora più avanti di quanto pensassi. Poi in una riunione a Trieste ci è stato detto che il progetto che sostenevamo non era conforme alla legge di tutela della minoranza slovena. Secondo me la dirigente Pertoldi stava facendo tutto il possibile e io la ringrazio per questo. Lavoravamo alla luce del sole e il nostro progetto era noto. Perché non ci hanno detto prima che non si poteva fare? In quella riunione l’ho chiesto, ma non ho avuto risposta».
Restate in posizione d’attesa?
«Io ho sempre ritenuto che fosse necessario un accordo con Lusevera. Ma non ci hanno dato nemmeno la possibilità di discuterne. Con il numero di alunni che abbiamo e in questi tempi di crisi economica non sarebbe serio fare due scuole bilingui. A Lusevera pensavano di poter andare avanti per conto loro e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Sarebbero dovute intervenire le organizzazioni slovene».
In che senso?
«Avrebbero dovuto prendere una posizione realistica, mediando tra i due comuni. Si trattava di prendere atto della situazione, ma la Skgz ha sempre voluto la scuola bilingue da due parti, come sezioni staccate di San Pietro. Noi, in realtà, avevamo sottovalutato questo secondo elemento, che poi è risultato determinante».
Ci sono margini per rimediare?
«Secondo me sì. Possiamo riparlarne, a patto che non ci siano preconcetti e soluzioni preconfezionate. Certamente non va in questa direzione quanto recentemente deliberato dal consiglio comunale di Lusevera con considerazioni che ritengo offensive nei confronti dell’amministrazione di Taipana».
Quale percorso prospetta?
«Iniziare gradualmente, per arrivare a una scuola bilingue come quella di San Pietro a servizio non solo di Taipana e Lusevera, ma di tutto il comprensorio. I nostri giovani dovrebbero imparare, oltre l’italiano, anche lo sloveno, il tedesco e l’inglese. Il risultato delle ultime elezioni comunali avvalora il mio ragionamento. Noi abbiamo vinto bene, mentre dove ci sono posizioni rigide, si perde o si vince per poco. Bisogna evitare di dividere la popolazione in “je naš” e “nie naš”».
L’intervista integrale nell’edizione cartacea
Pred začetkom šolskega leta Dom se vrača na temo dvojezičnega pouka v Terskih dolini, ki ga zaenkrat ne bo. Podžupan občine Tipana Elio Berra v pogovoru poudarja, da bi bilo primerno postopno uvajanje slovenskega jezika v krajevne šole, da bi potem prišlo do ustanovitve dvojezične šole.

dal dom

1 commento:


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