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3 set 2014

A Stella, dove il ‘po našim’ è scomparso tra le due guerre

“Qui tra le due guerre vivevano circa 600 persone e sì, parlavano ancora quello che chiamavano il ‘po našim’. Ma prima il fascismo e poi l’emigrazione hanno dato un duro colpo al paese e alla sua parlata slovena.” Siamo a Stella, 700 metri sopra il livello del mare, la frazione più alta di Tarcento. Come paese in realtà Stella è l’insieme di tre borghi: Pobra, Michs e Boreaniz. Ed è in quest’ultimo che incontro Toni Zanussi, affermato pittore che qui da una decina di anni ha una casa-atelier, una sorta di ‘buen retiro’ dove immagina e realizza le proprie opere. Soprattutto a lui si deve una sorta di rinascita del paese, almeno culturale, grazie alla creazione di una Via Crucis artistica e della manifestazione Stella in Agosto.
A Stella c’erano, come in tanti nostri paesi, la latteria, l’osteria, il negozio di alimentari, la scuola, la canonica. Fino agli anni del terremoto non c’era una strada vera e propria ma un largo sentiero, proprio quello dove adesso è stata realizzata la Via Crucis.  La gente aveva di fatto tutto nel paese, non c’era grande necessità di scendere a valle, e nel caso un altro sentiero portava alla vallata del Torre, a Lusevera. La gente, ricorda Zanussi, parlava il dialetto anche a Malamaseria, Sammardenchia, Coia. Ma stiamo parlando di parecchi decenni fa. Il ‘po našim’ qui non è stato sconfitto solo dal fascismo ma anche da due altri fenomeni. Il primo è l’emigrazione. “Negli anni Quaranta e Cinquanta c’è stato il grande esodo – racconta Zanussi – anche se fino agli anni Settanta c’era ancora un centinaio di abitanti.” Poi, il secondo fenomeno, che si intuisce dal confronto tra una vecchia foto di Stella, risalente al 1952, e l’immagine del paese attuale: “Il terremoto ha praticamente distrutto il paese, la gente è scesa a valle o è emigrata lontano.”
Restano, oggi, nei tre borghi, nove persone. Nonostante un anno fa siano nate due gemelle, non c’è una grande prospettiva per il futuro, non fosse che proprio grazie a Toni Zanussi Stella è diventata il centro di un piccolo fenomeno. Una scommessa tra il popolare ed il culturale, la chiama il diretto interessato. Gli incontri, che si sono tenuti per il secondo anno all’ombra del campanile della nuova chiesa sono organizzati dall’associazione In Stella, il cui presidente onorario è il giornalista Toni Capuozzo. Qui per un periodo Stella è diventata anche, con l’aiuto di Manuela Fabbro, sede del Centro interdipartimentale di ricerca sulla pace, un organismo che però poi non ha avuto il sostegno dell’università di Udine, a cui apparteneva.stella
Zanussi mi accompagna nel suo atelier e racconta la sua storia. Orfano da piccolo, il suo tutore fu lo zio, don Vito Ferrini, che era parroco a Uccea. Nella vita ha fatto i mestieri più diversi, da cameriere a postino, falegname, e infine bancario e sindacalista. Ciò che ha avuto sempre è stata però la passione per l’arte, per la pittura, che lo ha portato a diventare un autore quotato anche all’estero. L’ultimo suo lavoro è stato per la nave Diadema di Costa Crociere, un’opera ispirata a ‘Le città invisibili’ di Calvino. Un ritorno, in qualche modo, perché sulla Costa Crociere Zanussi, quarant’anni fa, ci ha navigato per lavoro.
Usciamo in un pomeriggio che, da autunnale, sta tornando ad essere di tarda estate. Saliamo su un piccolo colle dove una volta c’erano la chiesa ed il cimitero del paese. Da lì si vede un panorama che nelle giornate chiare deve essere impagabile. Dice Zanussi che a volte si riesce a vedere sino ai Colli Euganei. Dall’altra parte c’è Stella, le poche case rimaste con già i camini che iniziano a sbuffare fumo.http://novimatajur.it/attualita/a-stella-dove-il-po-nasim-e-scomparso-tra-le-due-guerre.html

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