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03 set 2014

Lettera aperta all’ex sindaco di Taipana

Sull’introduzione dell’istruzione bilingue nelle valli del Torre si è detto e scritto molto, non sempre in modo appropriato, e ultimamente si tenta di scaricare l’insuccesso (temporaneo, ne siamo convinti) su altri. Ultima sul banco degli accusati la SKGZ. Secondo l’ex sindaco di Taipana Elio Berra, perché non avrebbe svolto un ruolo di mediazione tra le amministrazioni comunali di Taipana e Lusevera ed inoltre perché avrebbe appoggiato la soluzione delle scuole bilingui nei due comuni come sezioni dell’Istituto statale comprensivo bilingue di S. Pietro al Natisone.
Ora è necessario ricordare alcuni fatti. L’idea e la proposta formale di richiesta di istituzione della scuola bilingue a Taipana è stata avanzata dall’amministrazione comunale stessa con una delibera del consiglio comunale del 7 aprile 2011 (l’analoga delibera del consiglio comunale di Lusevera è del 30 aprile dello stesso anno). La cosa importante è che la richiesta è stata fatta ai sensi dell’art. 12 comma 6 delle legge 38/2001 che prevede nella provincia di Udine “l’istituzione di scuole statali bilingui o con sezioni di esse, con insegnamento nelle lingue italiana e slovena, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato”. È lo stesso articolo che al comma precedente riconosce la scuola bilingue di S. Pietro come scuola statale.
La richiesta delle due amministrazioni comunali è stata esaminata da tutti gli organi competenti, dalla Regione all’Ufficio scolastico regionale, dalla Commissione scolastica regionale slovena al Comitato paritetico. Quest’ultimo, prima di esprimere parere favorevole nell’autunno del 2011, aveva anche sentito in audizione sia la Regione che l’Ufficio scolastico regionale. La SKGZ e la SSO, le due organizzazioni di riferimento della minoranza slovena, hanno accolto positivamente l’iniziativa presa autonomamente dai due Comuni ed hanno cercato unitariamente – come dimostrano le posizioni ufficiali assunte – di sostenerla ed accompagnarla in tutto il suo iter. Tutti i passi compiuti sono stati concordati tra le due organizzazioni slovene e le amministrazioni comunali interessate nel rispetto dell’autonomia e delle competenze di ognuno. Che le scuole dei due Comuni, trasformate in bilingui, rientrassero nell’ambito dell’Istituto statale bilingue di S. Pietro al Natisone è apparsa soluzione razionale e realistica fin da subito e così è stata intesa anche dall’Ufficio scolastico regionale. Le ragioni sono molte. Lo status di scuola bilingue statale con un preciso modello didattico è stato riconosciuto  dalla legge 38. E tale, con tutta la gradualità necessaria, doveva essere replicato nelle valli del Torre. Corsi di sloveno, istruzione parziale anche in sloveno, altre forme di sperimentazione sono naturalmente legittimi e si possono realizzare al di fuori delle legge 38 (a cui però si sono richiamati i due Comuni) nell’ambito dell’autonomia scolastica. Lo hanno chiarito bene il presidente provinciale della SSO Giorgio Banchig e della SKGZ Luigia Negro in un incontro ufficiale presso il comune di Taipana a cui erano stati invitati diversi amministratori (Nimis e Tarcento oltre che Lusevera) e la dirigente dell’Istituto comprensivo di Tarcento (ma non quella dell’istituto bilingue). In quella sede hanno pure dichiarato che le due organizzazioni slovene rispettano e sostengono le posizioni di genitori ed amministrazioni comunali, come è giusto che sia.
La difficoltà principale per l’avvio dell’istruzione bilingue in Val Torre è contenuta nella stessa norma di legge dove si sottolinea che ciò deve avvenire “senza ulteriori oneri a carico dello Stato”, cioè a costo zero. L’amministrazione scolastica nel nostro paese è molto complessa, ed è bene sapere che l’Ufficio scolastico regionale ha un ufficio specifico ed una gestione separata per le scuole con lingua di insegnamento sloveno, che hanno un organico separato. A quell’Ufficio fanno riferimento anche “le scuole con insegnamento bilingue sloveno-italiano della provincia di Udine”. In questo contesto la gestione del personale per Taipana e Lusevera poteva essere effettuata nell’ambito dell’istituto sampietrino, mentre era ingestibile per quello tarcentino. Si tratta ad ogni modo di questioni amministrative che in alcun modo avrebbero toccato i bambini e le loro famiglie e nemmeno i Comuni, mentre l’istituto di S. Pietro offre con la sua trentennale esperienza tutte le garanzie sulla qualità dell’istruzione bilingue. Le scuole avrebbero funzionato normalmente, nelle sedi scolastiche locali, con la sola differenza che la direzione sarebbe stata a S. Pietro al Natisone invece che a Tarcento, una distanza facilmente colmabile per via telematica e con una buona organizzazione. tipana
Il Comune di Lusevera ha richiesto la trasformazione della sua scuola in bilingue come sezione dell’istituto sampietrino ed è stato lineare in questa posizione, anche se al momento c’è molto disorientamento tra i genitori. Il Comune di Taipana ha prima spinto per la costituzione di un’unica scuola bilingue per i due comuni, ma Lusevera non era d’accordo. Di fronte alle posizioni discordanti l’assessore regionale Molinaro a suo tempo aveva lasciato cadere la questione. Successivamente il sindaco Berra ha coinvolto la dirigente dell’istituto tarcentino proponendo l’istituzione della scuola bilingue in quel contesto. Ad aumentare la confusione ed il disorientamento dei genitori, complice la campagna elettorale amministrativa, le innumerevoli riunioni con i genitori convocate da diversi soggetti, anche dalla dirigente tarcentina, non del tutto disinteressate e limpide dal punto di vista delle informazioni date. Anzi, se ne sono sentite di tutti i colori.
Spetta ora alle due amministrazioni comunali gestire con pazienza e razionalità tutta la vicenda, cercando di dialogare e collaborare meglio tra di loro. E sicuramente avranno ancora al proprio fianco le organizzazioni della minoranza slovena. I genitori hanno diritto ad avere tutte le informazioni e che queste siano corrette ed ufficiali per poter farsi la propria opinione. Ma la domanda che si pone è: Taipana vuole ancora la scuola bilingue ai sensi della legge 38 o ci ha ripensato? Ogni sua scelta è senza alcun dubbio libera e legittima. Ma è giusto che se ne assuma responsabilità e meriti, e non attribuisca colpe a chi non ne ha. (jn)
http://novimatajur.it/attualita/lettera-aperta-allex-sindaco-di-taipana.html

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