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24 apr 2015

Lingue come ‘calamite’ alla ricerca di un turista colto e motivato


lingue_tLingue e turismo: come declinare un elemento immateriale come la lingua in chiave turistica? E con quali prospettive di successo? Se lo sono chiesti mercoledì 15 aprile, nella biblioteca Joppi di Udine, gli intervenuti alla presentazione del volume curato da Luigia Negro contenente gli atti del convegno, tenutosi nel 2008 a Prato di Resia, dedicato appunto alle lingue come fattore di sviluppo turistico. Convegno e atti rispondono in realtà in modo positivo a queste domande, anche se molti aspetti sono ancora da valutare. Ad esempio, ha rimarcato Pamela Pielich (cooperativa Sistema Museo), la questione della formazione degli operatori turistici del luogo: sarebbe utile poter fare in modo che, attraverso dei corsi, si possano arricchire costantemente.
Le esperienze della Val Resia, ma anche di Timau e Sauris, ‘isole’ regionali caratterizzate da peculiarità linguistiche, dimostrano che questo tipo di turismo, anche se di nicchia, può attrarre. Ben coadiuvato da Marco Stolfo, dello sportello in lingua friulana del Comune di Udine, l’incontro ha visto mettere in luce – dopo un intervento di Luigia Negro che ha ricordato come la prospettiva delle vallate montane dipenda molto da queste attività – il punto di vista più ‘tecnico’ di Franca Battigelli, docente di Geografia del turismo presso l’Università di Udine. “Il turista colto e motivato – ha detto –  è sempre alla ricerca di esperienze che riguardino l’autenticità ed i valori locali. Ci sono sempre meno turisti per caso e sempre più viaggiatori ad occhi aperti, per richiamarli occorre però che al centro del progetto ci sia l’intera comunità e che vada mantenuta l’autenticità, evitando le sirene della folklorizzazione. Un progetto così fatto – ha concluso – può contribuire a far crescere la consapevolezza e l’orgoglio di essere una minoranza linguistica.”
Per Lorenzo Fabbro, presidente dell’Arlef (Agjenzie regionâl per lenghe furlane), le peculiarità linguistiche riguardano 50 milioni di persone in Europa. In Friuli ci sono tentativi di mettere a frutto questa unicità dal punto di vista turistico anche attraverso strumenti come la musica (Liet international, Suns) e la enogastronomia. Fabbro ha annunciato un interessante progetto, quello che prevede di far viaggiare lungo la linea ferroviaria Udine-Cividale il ‘treno delle lingue’.
A presentare la realtà culturale e turistica delle Valli del Natisone e del Torre è stata Marina Cernetig, direttrice dell’Istituto per la cultura slovena. Lungo l’elenco di iniziative, comprendente il museo multimediale SMO ed i progetti transfrontalieri Jezik Lingua e ZborZbirk, con una nota finale: “Da noi purtroppo vale soltanto l’iniziativa privata.”
Pamela Pielich ha evidenziato aspetti di richiamo come la musica e la danza, riferiti alla Val Resia ma non solo. E da Stolfo è arrivato, come di rimbalzo, l’esempio della Notte della Taranta, l’evento musicale e culturale diventato simbolo del Salento e della Puglia. Evento che “ha ribaltato i termini del rapporto tra domanda e offerta turistica”, ha spiegato la professoressa Battigelli.
Gli esempi insomma non mancano, la voglia neanche, rimane il problema dei mezzi, soprattutto economici, perché si capitalizzi al meglio, turisticamente, la presenza delle diverse realtà linguistiche di questa regione.http://novimatajur.it/cultura/lingue-come-calamite-alla-ricerca-di-un-turista-colto-e-motivato.html

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