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05 giu 2015

“A Drenchia non si parla il nediško”


Il Consiglio comunale di Drenchia ha bocciato il ‘nediško’.  Durante la seduta dello scorso 28 maggio la maggioranza dei consiglieri del più piccolo comune delle valli del Natisone, guidato dal sindaco Mario Zufferli, ha infatti rigettato l’ordine del giorno presentato dall’opposizione. Ad illustrare la proposta è stato il capogruppo di minoranza Claudio Crainich. Il testo, di fatto, era lo stesso approvato a Pulfero lo scorso 23 marzo, allegato infatti al documento dell’opposizione.
Dopo una premessa con diversi richiami legislativi (compresa la normativa a tutela della minoranza linguistica slovena) si proponeva di riconoscere il ‘nediško’ come ‘lingua autentica della comunità”. Questo nel “rispetto delle istanze del territorio e alla luce delle più recenti ricerche filologiche in materia”, con riferimento a grammatica e vocabolari di Nino Specogna. In conclusione si chiedeva anche espressamente una diversa erogazione delle risorse finanziarie destinate alla tutela della minoranza slovena. “Apprezziamo il contributo del gruppo d’opposizione – ha replicato il capogruppo di maggioranza Michele Coren – ma l’ordine del giorno così com’è presenta diversi aspetti di debolezza anche di carattere istituzionale, per questo abbiamo presentato anche noi un ordine del giorno più aderente alla realtà e alle normative in vigore.”
Coren ha quindi elencato i limiti del documento dell’opposizione: il riferimento ripetuto all’aggettivo nazionale che non trova riscontro né nella Costituzione italiana né nelle tre leggi di tuela della minoranza slovena, che invece fanno riferimento solo alla dimensione linguistica.
Il fatto di voler imporre il nediško alla parlata diffusa nel comune del Kolovrat che presenta una marcata differenza (e ricchezza) lessicale rispetto al dialetto della vallata del Natisone cui si riferiva il documento dell’opposizione. La non competenza dell’amministrazione comunale a dirimere su questioni scientifiche, già risolte ad esempio – ha ricordato Coren – dall’associazione italiana slavisti che ha inserito le parlate delle vallate della provincia di Udine nel complesso diasistema sloveno.
Il vicesindaco Michele Qualizza si è detto “meravigliato” e “incredulo” di fronte all’ordine del giorno proposto dalla minoranza, viste le continue (e anche recenti) vessazioni, tra cui imbrattamenti di tabelle e di comunicati affissi in bacheca – di tante delle espressioni pubbliche in ‘lingua madre’. Che – ha ribadito – “da sempre e anche oggi viene difesa dalle associazioni slovene mentre tra i più giovani la ‘lingua madre’ è conosciuta e parlata quasi esclusivamente da alunni ed ex alunni della scuola bilingue.”
“L’unica imposizione che mi sembra si stia portando avanti  in questi anni – ha replicato dai banchi dell’opposizione Ettore Tomasetig – è quella dello sloveno standard.”
Coren ha in seguito dato lettura dell’ordine del giorno sullo stesso argomento presentato dalla maggioranza. Approvato dal consiglio (contraria chiaramente l’opposizione), il testo ribadisce che a Drenchia la tutela della minoranza linguistica slovena avviene per mezzo delle tre leggi (la 482/99 e 38/2001 dello Stato e la 26/2007 della Regione) di tutela. E “fa proprio” il documento dell’Associazione italiana slavisti (Ais) del 21 settembre 2006 secondo cui: “L’uso strumentale di definizioni di questi dialetti (delle valli del Natisone, del torre e Resia ndr.) (…) appare funzionale a negare l’appartenenza di questi dialetti e di queste genti alla comunità linguistica e culturale slovena” e che “l’appartenenza di questi dialetti alla lingua slovena è attestata da un’innumerevole serie di studi scientifici, recepiti e messi a frutto con contributi originali dai glottologi e dagli slavisti italiani e stranieri. – Una relativa diffusione della lingua letteraria slovena nel passato e la “arcaicità” dei dialetti sloveni in uso nelle località della provincia di Udine suddette non è dovuta a una presunta e scientificamente inesatta estraneità di questi dialetti alla lingua slovena, bensì a fattori storici e amministrativi che hanno determinato la situazione linguistica attuale.”
L’amministrazione si impegna infine anche a “proporre ed avviare iniziative finalizzate al recupero e valorizzazione della tipica e caratteristica parlata slovena, compresi i modi di dire, in uso proprio del Comune di Drenchia trattandosi di ‘unicum’ anche per mezzo delle offerte previste dall’art.22 della L.R. 26/2007 che prevede contributi per interventi a favore del resiano e delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale.”
http://novimatajur.it/attualita/a-drenchia-non-si-parla-il-nedisko.html

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