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26 dic 2015

IL VIN BRULÉ

immagine da google
Bevanda ideale da consumarsi nelle fredde giornate invernali
Lucia Pertoldi
Nel lontano 1600, Monsignor Tommasini, Vescovo di Cittanova in Istria,
a proposito di certe pratiche terapeutiche utilizzate allora dal popolo, così
si pronunciava. Ascoltate !
“In tutti i luoghi usano medicar la febbre in questo modo: pigliano vino potente,
e lo fanno bollire, ponendovi dentro un poco di canella, e pepe, lo danno così 
caldo al febbricitante, che facendolo star ben coperto acciò sudi, il più delle volte
risanano a meraviglia”
Sicuramente avrete riconosciuto in quel “vino potente, capace di curare la febbre”,
l’arcinoto “vin brulé”, il dolce vino speziato, che ancora oggi rappresenta per noi
un prezioso alleato contro il freddo e i malanni della stagione.
L’antica ricetta che risale a più di 2000 anni fa, di probabile origine greca,
prevedeva
oltre al vino, miele, pepe, resina di lentisco, alloro, zafferano e datteri compreso
il nocciolo polverizzato.
Nella Roma antica il “Conditum paradoxum”, era offerto agli ospiti come
digestivo,
alla fine del pasto.
Ma veniamo alla ricetta del più moderno “vin brulé”. I puristi consigliano di
utilizzare
il vino rosso, ma è tollerato anche il vino bianco, zucchero a piacere, stecche di
cannella e chiodi di garofano. Si possono aggiungere anche scorze di limone e di
arancia, anice stellato, spicchi di mela e se piacciono anche spicchi di arancia e
mandarino.
Mescolare bene per sciogliere lo zucchero e portare lentamente ad ebollizione
il tutto.
Far sobbollire per almeno 5 minuti, quindi avvicinare al bordo del tegame
una fiamma, lasciando che l’alcool evaporando prenda fuoco. Lasciar
fiammeggiare
fino al suo completo esaurimento. Quando la fiamma si sarà spenta, filtrare
con
un colino e servire il “vin brulé” ancora fumante.
E’ questo il vero, autentico “vino bruciato”.

1 commento:


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