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09 gen 2016

Wedam: non siamo da museo! - Wedamova: Nismo za muzej!



Un saluto a tutti voi dalla periferica in Italia, ma centrale in Europa, Valcanale!
Il parroco di Ugovizza/Ukve don Mario Gariup, peraltro originario di Topolò/Topolove, non viene considerato meritevole per il solo fatto di avere aiutato noi ugovizzani a mantenere la parola slovena nella nostra chiesa. Don Mario è conosciuto e stimato anche come studioso della cultura, della storia e delle tradizioni della minoranza slovena in Valcanale e non solo. La sua ultima fatica porta il titolo “Un popolo in estinzione”, ed è il sottotitolo “Sloveni in Valcanale fra Tedeschi, Friulani e Italiani” a chiarire qual è il popolo il cui futuro sarebbe drammaticamente segnato. Quello della minoranza slovena. Se questo è il nostro destino, dobbiamo arrenderci? O combattere – perché esso è nelle nostre mani?
Nel momento stesso in cui ci rendiamo conto di essere minoranza, una volta per tutte dobbiamo certamente comprendere che nulla per noi è facile, nulla ci viene regalato. Tutto va conquistato giorno per giorno. Piangerci addosso o fare del facile vittimismo non ci sarà, però, di nessun aiuto. In Valcanale lo sappiamo bene, dal momento che la storia ci è stata matrigna! I Tedeschi prima e gli Italiani poi hanno tentato di omologarci. Non per niente lo stesso don Mario, nel libro che ho menzionato, si rivolge ai propri lettori in lingua italiana, spiegando giustamente che la maggior parte degli Sloveni della Valcanale non sa leggere la propria lingua. Perché anche in Valcanale, così come ancora altrove in provincia di Udine, molti di noi restano ancora analfabeti in lingua madre. Lo sanno bene i pochi parlanti dialetto sloveno rimasti a San Leopoldo/Diepalja ves in comune di Pontebba, che non vedono la propria frazione compresa nella legge di tutela.
Noi, minoranza slovena, non possiamo accettare di disperderci nella maggioranza: non ne facciamo parte! Ne abbiamo gli stessi diritti, dei quali godiamo, però, partendo da radici diverse: le nostre radici sono diverse, la nostra cultura è diversa! Non possiamo ripudiare la nostra lingua e le nostre radici e nessuna autorità può distruggere questo patrimonio – che è il nostro!!
Il primo passo fondamentale e assolutamente non più rimandabile, è capire, renderci conto del pericolo che stiamo correndo: omogeneizzarci nella maggioranza, scomparire.
Voglio approfondire con voi il mio ragionamento. In Valcanale, le feste natalizie appena trascorse ci hanno fatto rivivere le tradizioni tramandateci dai nostri avi. Una di queste è la šapa, che viene effettuata da ragazzi e ragazze coscritti. È stata preparata una brina – un grande ramo di abete bianco – e su di essa sono stati sistemati un cuore rosso di panno e diversi oggetti con valore benaugurante. La tradizione ha sempre previsto che i coscritti si recassero di casa in casa a fare gli auguri, mentre i cantori all’esterno hanno sempre eseguito canti beneauguranti – prevalentemente in sloveno e solo a volte in italiano e tedesco. Il 28 dicembre, giorno dei Santi Innocenti, i bambini hanno fatto lo šip šap con una “piccola brina” a genitori e adulti, augurando loro lunga vita con la recita di una filastrocca in sloveno, in cui ogni ago del ramo corrisponde a un anno di felicità. Poi sono passati di casa in casa gli “Sveti trije kralji” ossia i “Tre Re Magi” e la Perhtra Baba. E le tradizioni proseguiranno nel corso dell’anno, col Prajtel per la domenica delle palme o la konta ed il žegen nei mesi estivi.
Dove voglio arrivare?
Rivivere e tramandare tutte queste usanze è un buon punto di partenza, ma non è sufficiente! Andare alla messa slovena o alle altre cerimonie celebrate o cantate in sloveno è importante e bellissimo: un tuffo nella nostra storia entusiasmante. Ma non ci può e non ci deve bastare. Non siamo folklore e materiale da museo! E dunque che fare?
Anzitutto parliamo in sloveno, in pubblico certo, ma anche e soprattutto in famiglia – affinché i nostri figli lo assimilino e sia per loro lingua madre. I nostri figli non devono sentirsi diversi perché minoranza, bensì più ricchi perché oltre alla cultura italiana imparano e approfondiscono un’altra cultura. Non servirà mai abbastanza ripeterlo: conoscenza è ricchezza.
Dobbiamo impegnarci, inoltre, nel sensibilizzare le autorità politiche e scolastiche perché, ove la nostra comunità è presente, nelle scuole sia facilitato e diffuso l’apprendimento dello sloveno. Mi riferisco in particolare alle aree periferiche. E quindi alla mia Valcanale, dove da tempo non abbiamo novità rispetto all’iter d’istituzione della scuola trilingue, figurarci rispetto alla soluzione sistemica per l’insegnamento di friulano, sloveno e tedesco. La legge di tutela della minoranza slovena non ci offre una base giuridica per avere la scuola trilingue. Sappiamo, però, che una scuola trilingue può essere avviata nell’ambito dell’autonomia scolastica. Richiamo su questo l’attenzione dell’amministrazione regionale del Friuli-Venezia Giulia, affinchè sostenga la richiesta delle famiglie e degli amministratori valcanalesi, sia loro accanto e faciliti l’implementazione delle attuali scuole monolingui in scuole trilingui. Questo in armonia col plurilinguismo del Friuli-Venezia Giulia – una regione autonoma a vocazione europea.
L’insegnamento dello sloveno va, in ogni caso, sostenuto e diffuso anche a Resia – e nelle Valli del Torre, dove ci si è trovati ad un passo dall’avviare l’insegnamento bilingue, ma la miopia di alcuni ambienti ha bloccato il progetto.
Dobbiamo fare pressione, anche sull’opinione pubblica, affinché quanti possono essere maestri della nostra cultura abbiano la possibilità di parlare, scrivere ed insegnare, conservando e perpetuando le nostre radici e seminando nelle giovani generazioni l’interesse e l’amore per la cultura slovena. Da Kanalčanka, da valcanalese, ho già citato in apertura di discorso don Mario Gariup, che considero un gigante nello studio della cultura della mia vallata. La sua azione in difesa della nostra cultura, meritoria e disinteressata, non sarà mai sufficientemente lodata. E desidero ricordare anche il dottor Alessandro Oman, ex sindaco di Malborghetto-Valbruna/Naborjet-Ovčja vas, che ha pubblicato i libri “Etnobotanica slovena della Val Canale con particolare riguardo ai fitonimi sloveni di Ugovizza, Valbruna, Camporosso e San Leopoldo” (1991), il libro di lettura in dialetto sloveno zegliano “Pa našem” (2001) ed il dizionario del dialetto sloveno zegliano di Ugovizza “Naša špraha”.
Tornando alle questioni che riguardano tutti gli Sloveni della provincia di Udine, in questa sede non posso tacere la finora sostanziale non considerazione della comunità slovena della provincia di Udine nell’ambito della recente riforma regionale delle autonomie locali. Se già negli statuti delle Uti delle zone di Gorizia/Gorica e Trieste/Trst si è, di fatto, giunti ad un’interpretazione restrittiva del grado di tutela garantito dalla legislazione nazionale e regionale, in provincia di Udine la secolare presenza slovena viene riconosciuta in modo molto marginale, se non folkloristico o grottesco. E’ da poco iniziato il 2016 – e nello statuto dell’Uti del Torre, in barba alla scienza linguistica, si lascia intendere che non si parlino dialetti sloveni ma genericamente “slavi”. Del resto già sapevamo che, per alcuni settori, nel 2016 la parola “sloveno” equivale a dire “Bu’”! La rappresentazione plastica di queste paure la si ha a Cergneu/Černjeja. Lì, accanto al friulano, è tutelato anche lo sloveno, ma il toponimo sul cartello, in barba alle leggi, è solo in italiano e friulano. Eppure Cergneu deve grossa fama al famoso Manoscritto di Cergneu – che contiene antichissime attestazioni scritte di dialetto sloveno.
E restiamo perplessi quando, nel 2015, a Torreano/Torean/Tauarjana ci si scandalizzi al pensiero che il comune possa essere denominato anche in friulano e sloveno nel nuovo statuto della rispettiva Uti.
Cari amministratori – ci aspettiamo un po’ più di buon senso da voi! Mentre in tutti i comuni del nostro Belpaese si parla italiano, in ben pochi comuni si parlano ben due o tre lingue – o quattro, come nella zona da cui vengo io! Per questo approfitto per esortarvi ad avere più coraggio nel rendere tutte le nostre lingue udibili e visibili – e ad avere il coraggio di essere voi stessi e di parlarle, se le sapete! Il sindaco di Malborghetto-Valbruna/Naborjet-Ovčja vas, Boris Preschern, ha parlato bene da amministratore, quando all’inaugurazione della sede dell’associazione slovena “Don Mario Cernet” in merito all’uso dello sloveno ha detto “È nostro compito, a partire da me, cercare di fare in modo che questo rimanga”!
Nel ricordare come la Regione ci avesse garantito che gli statuti delle Uti avrebbero rispettato le leggi di tutela, riservo un altro pensiero all’ipotetico statuto dell’Uti Canal del Ferro Valcanale, dove si menziona la tutela di friulano, sloveno, tedesco e RESIANO. Qui si fanno orecchie da mercante sul fatto che la scienza linguistica ha già, da diverso tempo, ricompreso il resiano entro il sistema dialettale della lingua slovena. Forse che il parere di rinomati scienziati della lingua possa essere messo in discussione dalle opinioni di un’amministrazione politica?
Sono episodi come questi che, in una gradazione in salendo, portano al triste caso dell’opuscolo edito dalla Provincia di Udine – che si tappa gli occhi sulla slovenità del dialetto di Resia. Eppure non siamo maliziosi e vogliamo credere che si sia effettivamente trattato – come spiegatoci dagli stessi consiglieri provinciali, che si sono confrontati in merito in sede ufficiale – solo di uno scivolone. Del resto, la scienza linguistica ci sta a guardare e l’ignoranza non dà mai bello spettacolo.
Dalla Valcanale, una delle valli più periferiche in Regione ed Italia, ma fra le più centrali in Europa, nutro a nome di tutti gli Sloveni della provincia di Udine l’aspettativa che si affermi maggiore solidarietà a livello regionale. Il recente riparto dei fondi assegnati alla promozione delle nostre attività ha visto destinato alle istituzioni slovene della provincia di Udine il 4,9% dei contributi. Il 4,9%! Possiamo parlare quanto vogliamo della maggiore strutturazione delle attività in lingua slovena in provincia di Gorizia e Trieste e blaterare che in provincia di Udine non abbiamo progettualità – ma questo non toglie che il 95% delle risorse finisca altrove. Intanto è difficoltoso anche solo mantenere l’Istituto per la cultura slovena – che resta così ente primario solo sulla carta più che per davvero – ed il museo SMO.
In conclusione, esprimo l’auspicio che qualcuno dia un segnale positivo nei nostri confronti – e che non venga a promettercelo solo per avere qualcosa in cambio. Noi respingiamo i nazionalismi; vogliamo però mantenere e valorizzare ciò che siamo – la nostra lingua, le nostre usanze, le nostre caratteristiche e trasmettere tutto ciò ai nostri bambini e valorizzare le persone che si occupano di tutto questo. Perché i nostri giovani possano restare dove sono nati, se lo vogliono ed avere successo anche lì – come è successo per Tadei Pivk, membro dell’associazione slovena Cernet, che è diventato campione europeo e mondiale di corsa in montagna ed orgoglio per tutti gli Sloveni della Valcanale e d’Italia.
Desideriamo che nei nostri paesi si sblocchi qualcosa ogni giorno, così come avvenuto di recente per i lavori al polo bilingue e per l’idea del progetto di liceo plurilingue a San Pietro al Natisone/Špietar, cui da amministratore si è interessato anche il sindaco Mariano Zufferli. Ci servono motivazioni come quelle, per convincere i nostri giovani a restare. Dateci ogni giorno una notizia buona come quelle. Ogni giorno portatene una del genere in una delle nostre tante vallate – affinchè non ci riduciamo, in un futuro ipotetico ed in questo periodo di grandi migrazioni, ad avere paura di restare a vivere in queste vallate di passaggio.
Anna Wedam (presidente dell’associazione don Mario Cernet a nome degli sloveni della provincia di Udine al Dan emigranta a Cividale il 6 gennaio 2016)

Lep pozdrav vsem vam iz Kanalske doline, v Italiji obrobne, v Evropi pa središčne pokrajine!

Ukovški župnik Mario Gariup, ki je po rodu iz Topolovega v Benečiji, ni zaslužen samo zato, ker je nam Ukljanom pomagal ohraniti slovensko besedo v cerkvi; don Mario je znan in cenjen tudi kot strokovnjak za kulturo, zgodovino in običaje slovenske manjšine v Kanalski dolini in drugod. Njegovo zadnje delo nosi naslov “Un popolo in estinzione”, v slovenščini “Narod, ki izumira” in podnaslov “Sloveni in Valcanale fra Tedeschi, Friulani e Italiani” to je “Slovenci v Kanalski dolini med Nemci, Furlani in Italijani”. Že iz podnaslova nam postane jasno, kateremu narodu je zapisana najbolj nesrečna usoda. To je slovenska narodna manjšina. Če je takšna naša usoda, mar se moramo predati? Ali se raje boriti – saj imamo usodo v svojih rokah?
V trenutku, ko se zavemo, da smo manjšina, moramo takoj vzeti v zakup, da za nas ne bo prav nič lahko, da nam prav nič ne bo podarjeno. Vsako stvar si moramo izboriti dan za dnem. Prav nič nam ne bo pomagalo cmerjenje ali samopomilovanje. V Kanalski dolini se tega prav dobro zavedamo, saj nam je bila zgodovina mačeha! Najprej Nemci in kasneje Italijani so nas poskusili narediti sebi enake in brisati našo narodno različnost. Tudi v že omenjeni knjigi se Mario Gariup značilno obrača na svoje bralce v italijanščini in upravičeno ugotavlja, da večina Slovencev iz Kanalske doline ne zna brati svojega jezika. Dejansko smo v Kanalski dolini, kakor tudi še drugod v videnski pokrajini, mnogi še nepismeni v svoji materinščini. Tega se zelo dobro zavedajo zlasti dandanes že redki slovensko narečje govoreči Diepaljani v tabeljski občini. Njihova vas sploh ni vključena v zaščitni zakon za slovensko manjšino.
Za nas, slovensko manjšino, ni sprejemljivo, da bi se porazgubili v večini. Mi nismo del večine! Imamo pa, kot ona, iste pravice, ki jih uživamo iz drugega izvora. Naše narodne korenine so drugačne, naša kultura je drugačna! Svojega jezika in svojih korenin nočemo zatajiti in nobena oblast ne more zatreti te dediščine, ki je samo naša!!
Pred nami je temeljni korak, ki ga absolutno ne smemo več odlagati: spoznati in razumeti moramo grozečo nevarnost brisanja narodnih razlik in izenačenja v večini, kar nas pelje v izginotje.
Rada bi z vami poglobila svoje razmišljanje. V Kanalski dolini nam je pravkar minuli božični čas omogočil, da smo obnovili starodavne običaje naših prednikov. Eden izmed njih je šapanje, ki ga opravljajo naborniki s sovrstnicami. Pripravi se brina – velika veja bele jelke –, nanjo pritrdijo veliko rdeče srce iz blaga in številne druge voščilne predmete. Stara navada veleva, naj fantje in dekleta hodijo voščit od hiše do hiše, zunaj pa naj pojejo pevci voščilne pesmi – skoraj vedno le v slovenščini in zelo poredkoma v italijanščini in nemščini. Na dan nedolžnih otrok, to je osemindvajsetega decembra, hodijo otroci z majhno brino šapat starše in ostale odrasle, katerim z recitiranjem pesmice v slovenščini zaželijo dolgo življenje in voščijo, da bi vsaka iglica na veji pomenila veselo leto. Kasneje hodijo od hiše do hiše »Sveti trije kralji« in Perhrtra Baba. Med letom pa se obnovijo še drugi običaji; na primer prajtelj na cvetno nedeljo ali v poletnih mesecih konta in žegen.
Kaj želim s tem povedati?
Obnavljati in ponovno doživljati stare običaje in jih prenašati na nove rodove je dobro izhodišče, vendar to še ni dovolj! Udeleževati se slovenske maše in drugih v slovenščini darovanih ali petih obredov je zelo pomembno in lepo. Potopiti se v zgodovino je navdušujoče! Vendar pa za nas to ne more in ne sme biti dovolj. Mi nismo samo folklora in muzejski material! Kaj nam je torej storiti?!
Predvsem se odločimo govoriti slovensko – zagotovo v javnosti, zlasti pa in predvsem v družini – tako da se bodo naši otroci naučili slovenščine, jo sprejeli za svojo in bo tako postala njihov materni jezik. Naši otroci naj se ne počutijo drugačne, ker so manjšina, pač pa bogatejše, ker so poleg italijanske osvojili še drugo kulturo in se vanjo poglobili. Nikoli ne bomo ponavljali dovolj, da je znanje bogastvo.
Prizadevati si moramo tudi za spodbujanje političnih in šolskih oblasti, naj povsod tam, kjer je navzoča naša narodna skupnost, olajšajo in širijo poučevanje slovenskega jezika. V mislih imam še posebej na obrobje odmaknjena območja, to se pravi našo Kanalsko dolino, kjer že dolgo časa ni vzniknilo nič novega v zvezi s postopkom za ustanovitev trijezične šole, kaj šele v zvezi s sistemsko rešitvijo za poučevanje furlanščine, slovenščine in nemščine. Zaščitni zakon za slovensko manjšino nam ne ponuja pravne podlage, da bi zahtevali trijezično šolo. Vemo pa, da bi trijezična šola lahko nastala v okviru šolske avtonomije. Na to opozarjam deželno vlado Furlanije-Julijske krajine, da bi podprla zahtevo družin in upraviteljev iz Kanalske doline, jim stala ob strani in omogočila nadgradnjo sedanjih enojezičih šol v trijezične. To bi sicer bilo v skladu z večjezičnostjo dežele Furlanije-Julijske krajine, ki je avtonomna in evropsko naravnana dežela.
Poučevanje slovenščine je pa treba podpreti in razširiti tudi v Reziji – in v Terskih dolinah, kjer je le korak manjkal do začetka dvojezičnega poučevanja, pa ga je kratkovidnost nekaterih zaustavila.
Izvajati moramo pritisk, tudi na javno mnenje, da bi tisti, ki so lahko učitelji naše kulture, mogli govoriti, pisati in poučevati v slovenščini ter bi tako ohranjali in oživljali naše korenine in zasejali v nove rodove zavzetost in ljubezen do slovenske kulture. Kot Kanalčanka sem že na začetku svojega govora omenila župnika Maria Gariupa, po mojem mnenju velikana na področju raziskav o kulturi moje doline. Nikoli ne bomo dovolj pohvalili njegovega nesebičnega in zaslužnega prizadevanja v bran naše kulture. Rada pa bi omenila tudi Alessandra Omana, bivšega župana Naborjeta-Ovčje vasi, ki je objavil knjigo »Slovenska etnobotanika Kanalske doline s posebnim poudarkom na slovenskih fitonimih iz Ukev, Ovčje vasi, Žabnic in Dipalje vasi« (leta 1991), berilo v slovenskem ziljskem narečju “Pa našem” (leta 2001) in slovar slovenskega ukovško-ziljskega narečja “Naša špraha”.
Če se povrnem na vprašanja, ki se tičejo vseh Slovencev v videnski pokrajini, ne morem ob tej priložnosti molčati o dosedanjem bistvenem neupoštevanju slovenske skupnosti iz videnske pokrajine v okviru predlagane deželne reforme krajevnih avtonomij. Že v statutih medobčinskih unij na Goriškem in Tržaškem je dejansko prišlo do restriktivne interpretacije stopnje zaščite, ki je zajamčena po državni in deželni zakonodaji, v videnski pokrajini pa je večstoletna slovenska prisotnost omenjena v neznatni meri, če že ne na folkloren in grotesken način. Leto 2016 se je pravkar začelo – ob neupoštevanju jezikoslovne stroke v statutu Terske unije pa se še namiguje, da se tam ne govori slovenskih narečij, pač pa le »slovanska«. Saj vemo, da se nekateri krogi še vedno ustrašijo pred izrazom »slovenski«! Konkreten prikaz tega strahu imamo v Černjeji. Tam je ob furlanščini zaščitena tudi slovenščina, na tabli pred vasjo pa je ob izigravanju zakonov napisano ime vasi samo v italijanščini in furlanščini. Černjeja pa je vendarle še posebej znana zaradi černjejskega rokopisa, v katerem so zbrana starodavna pisna pričevanja v slovenskem narečju.
In zaprepaščeni smo ob dejstvu, da se v letu 2015 v Tavorjani nekateri zgražajo ob misli, da bi bila lahko občina v novem statutu tamkajšnje Unije poimenovana še s furlanskim in slovenskim nazivom. Dragi upravitelji – od vas bi si pričakovali nekaj več zdrave pameti! V vseh občinah italijanske države govorijo le italijansko, samo v nekaterih občinah se govori dva ali tri jezike – če že ne štiri, kot v dolini, kjer sem jaz doma! Prav zato izkoriščam priložnost in vas pozivam: pogumno prispevajte k temu, da postanejo vsi naši jeziki čim bolj slišni in vidni. Bodite hkrati dovolj pogumni biti to, kar ste, in te jezike govoriti, če jih poznate! Župan v Naborjetu-Ovčji vasi Boris Preschern je ob odprtju sedeža slovenskega združenja Don Mario Cernet kot javni upravitelj pametno ugotovil in glede rabe slovenščine izjavil »Naša naloga je – in jaz sem prvi za to odgovoren, – da si prizadevamo, da se bo ta raba ohranila!«
Če upoštevam, da nam je Dežela zajamčila, da bodo statuti Unij v skladu z zaščitnimi zakoni, opozarjam na predlog statuta Unije Železna in Kanalska dolina, ki omenja zaščito furlanščine, slovenščine, nemščine in REZIJANŠČINE. Tam se delajo gluhi za dejstvo, da je jezikovna stroka že zdavnaj rezijansko narečje uvrstila med slovenska narečja. Ali je mogoče, da mnenja političnih upraviteljev postavijo pod vprašaj mnenje priznanih jezikoslovcev?
Tovrstna dogajanja postopno privedejo do »afer« kot je tista v zvezi z brošuro, ki jo je objavila Videnska pokrajina – ki si zatiska oči pred slovenskostjo rezijanskega narečja. Ker pa nismo zlobni, hočemo verjeti, da je res šlo za napako, kakor so stvar obrazložili pokrajinski svetovalci na uradnem soočenju, za nekakšen spodrsljaj. Jezikoslovna stroka pa nas gleda – nevednost nikoli ne naredi lepega vtisa.
Iz Kanalske doline, ki je med najbolj na rob odmaknjenimi dolinami v deželi Furlaniji-Julijski krajini in v Italiji, čeprav je v Evropi med najbolj središčnimi, gojim v imenu vseh Slovencev iz videnske pokrajine pričakovanje, da bo na deželni ravni prišlo do večje solidarnosti z našo manjšino. V okviru nedavne razdelitve sredstev v podporo naših dejavnosti so slovenske ustanove v videnski pokrajini prejele štiri celih devet odstotkov razpoložljivih sredstev. Reci in piši le štiri celih devet odstotkov! Lahko govorimo do onemoglosti, da je strukturiranost dejavnosti v slovenskem jeziku v goriški in tržaški pokrajini večja in hkrati blebetati, da v videnski pokrajini ni dovolj sposobnosti načrtovanja – to pa nič ne spremeni dejstva, da odhaja petindevetdeset odstotkov sredstev drugam. Težave pa so že samo pri vzdrževanju Inštituta za slovensko kulturo, ki je tako primarna ustanova le na papirju kot pa zares, in pri vzdrževanju muzeja SMO.
Naj zaključim z željo, da bi nam še kdo namenil pozitiven signal – pa ne le za to, da bi nekaj dobil v zameno. Zavračamo vse nacionalizme; hočemo pa ohraniti in ovrednotiti to, kar imamo in smo – naš jezik, naše običaje, naše značilnosti – in vse to posredovati našim otrokom ter dajati pravo veljavo osebam, ki imajo vse to na skrbi. Da lahko naši mladi ostanejo tam, kjer so rojeni in da vedno tam lahko postanejo uspešni – kot se je zgodilo za člana združenja Cernet Tadeija Pivka, ki je postal evropski in svetovni prvak v gorskem teku in tako ponos vseh Slovencev v Kanalski dolini in Italiji.
Naša želja je, da bi se v naših vaseh vsak dan nekaj premaknilo, kakor se je pred nedavnim zgodilo s popravilom stavbe dvojezične šole in s predlogom za večjezični licej v Špetru, za katera se je kot upravitelj pozanimal tudi špetrski župan Mariano Zufferli. Takih dejstev potrebujemo za prepričevanje naših mladih, naj ostanejo doma. Vsak dan je potrebna kakšna dobra novica, dajajte nam jih! Prinesite vsak dan v katero izmed naših številnih dolin podobno pozitivno novico, da nas v tej dobi velikih migracij ne bo strah v bližnji prihodnosti ostati in živeti v teh naših prehodnih dolinah.!
Anna Wedam (predsednica združenja Cernet v imenu Slovencev videnske pokrajine na Dnevu emigranta v Čedadu 6. januarja 2016) http://www.dom.it/wedamova-nismo-muzejski-material_wedam-non-siamo-materiale-da-museo/

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