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20 apr 2016

“La santa che dorme” al festival di Cannes

Valli del Natisone
La ‘prima’ de La santa che dorme, il corto d’esordio della giovane regista Laura Samani, si terrà al festival del cinema di Cannes. Il film, girato interamente nelle Valli del Natisone con attori e comparse del posto, è stato infatti selezionato (insieme ad altri 17 lavori di altrettanti giovani artisti) fra 2300 concorrenti per la sezione Cinéfondation, dedicata alle scuole.
La regista, con questo lavoro interamente in dialetto sloveno (e presentato con i sottotitoli in italiano) ha infatti completato la scorsa settimana il suo percorso di studi al Centro sperimentale di cinematografia nazionale a Roma. Una sceneggiatura che parla di crescita e formazione, una ‘favola’ senza tempo in una comunità che custodisce la ricchezza delle propria tradizione. Per questo, ci ha spiegato Laura, la  ‘location’ delle Valli del Natisone era perfetta. Così, quella del festival cinematografico più prestigioso che si terrà dall’11 al 21 maggio, sarà una vetrina anche per questo territorio.
“Sono di Trieste – sono le parole della giovane regista, che abbiamo interpellato – e con questo lavoro, per la prima volta, ho avuto la possibilità di avvicinarmi alla mia terra.
Nel dicembre del 2014 ho iniziato una serie di ricerche, per trovare il luogo che più si adattava ad una storia già scritta con gli sceneggiatori, anche loro diplomandi al Centro sperimentale di cinematografia, Elisa Dondi e Marco Borromei. Non ero mai stata più in su di Cividale prima, delle Valli avevo sentito solo parlare per via della Stazione di Topolò. Quando ci sono arrivata è stata per me una folgorazione. La storia poi era nata in italiano, la scelta di tradurla in dialetto sloveno (grazie al lavoro di Marina Cernetig) le ha dato un taglio diverso e per me ancora più intimo. Avendo io origini slovene, mi ha riportato ancora più vicina alle mie radici”.
Ci puoi dire qualcosa della storia del corto?
“È un film che ha come tema la crescita di due ragazzine, due amiche, Giacomina (interpretata da Denise Vallar) e Silene (Sara Sclausero). Alla vigilia della festa patronale dedicata a Santa Achillea  (che si ispira un po’ alla tradizione delle rogazioni delle valli) hanno sentimenti contrastanti: Giacomina vuole crescere, mentre Silene vuole restare bambina. Così Silene chiede l’intercessione della Santa e cade in uno stato di morte apparente.
La comunità del paese si convince quindi che Silene sia la reincarnazione della santa stessa e, per la prima volta, al posto della statua porta in processione Silene esanime. Tutta la vicenda però è vista dal punto di vista di Giacomina, l’unica del paese a non celebrare l’evento. Alla fine Mina capirà che la crescita porta con se una sorta di baratto: la perdita inevitabile di qualcosa – che passa anche attraverso alcuni traumi affettivi – in cambio di tutto ciò che si conquista con il raggiungimento dell’età adulta. Le dinamiche relazionali sono quindi basiche, ataviche. Per questo la scelta è stata quella di ambientarla in una sorta di bolla temporale a sottolineare l’eternità della tematica e dei sentimenti che la accompagnano. E in questo caso, scenografia e comunità delle Valli del Natisone si sono rivelate perfette.”

Come sei stata accolta nelle Valli del Natisone?
“L’accoglienza è stata ottima, si sono dimostrati tutti molto disponibili anche nella prima fase di ricerca dei luoghi in cui poi abbiamo deciso di girare (fra questi la chiesetta di Sant’Abramo di Altana e la grotta di Antro). Soprattutto devo ringraziare l’Istituto per la cultura slovena di San Pietro e la realtà del museo SMO. Ma anche i comuni in cui abbiamo girato che ci hanno offerto la massima collaborazione. Ho voluto poi girare con attori del posto, già solo il casting ha richiesto un lungo periodo di tempo. In questi casi si stabilisce sempre un patto con la comunità, improntato sul rispetto reciproco.
Durante le riprese si è innescata una sintonia crescente con tutti quelli che erano coinvolti nei lavori. Che poi per me sono diventati legami personali di amicizia, tanto che nelle valli torno sempre volentieri.”
Tornerai anche a mostrarci il lavoro finito?
“Di sicuro, magari anche più di una volta. L’esclusiva per la prima pubblica del corto spetta al festival di Cannes. Ma già in questi giorni ho sentito l’Istituto per la cultura slovena, una proiezione allo Smo sarebbe certamente fattibile e se gli organizzatori fossero interessati si potrebbe riproporre anche alla rassegna di Topolò.”
Dopo gli allori di Cannes che progetti hai per il tuo futuro da regista?
“Con la stessa squadra de La santa che dorme stiamo già scrivendo un lungometraggio. Pensiamo di  ambientarlo in Carnia, ma purtroppo in Italia non è facilissimo trovare una produzione per i film d’esordio per registi giovani, si preferisce farli invecchiare. In Friuli Venezia Giulia le cose vanno un po’ meglio.
Mi piacerebbe girarlo qui, raccontare questa terra di confine, questa linea immaginaria attraverso la quale si incontrano culture diverse che si arricchiscono a vicenda.
Una condizione che le Valli del Natisone esemplificano perfettamente anche perché hanno saputo mantenere una ricchezza e un legame con le proprie tradizioni che è difficile trovare altrove.”

1 commento:


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