VOTAMI

classifiche

avviso

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso . Per le informazioni sulla Privacy leggere la Google Policies Privacy

Se continui nella navigazione accetti il loro uso. OK | Per +INFO

23 giu 2016

Umberto Saba : poesia

L’assassino


UMBERTO SABA

MIO PADRE È STATO PER ME “L’ASSASSINO”

Mio padre è stato per me “l’assassino”,
fino ai vent’anni che l’ho conosciuto.
Allora ho visto ch’egli era un bambino,
e che il dono ch’io ho da lui l’ho avuto.

Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,
un sorriso, in miseria, dolce e astuto.
Andò sempre pel mondo pellegrino;
più d’una donna l’ha amato e pasciuto.

Egli era gaio e leggero; mia madre tutti
sentiva della vita i pesi.
Di mano ei gli sfuggì come un pallone.

“Non somigliare - ammoniva - a tuo padre”.
Ed io più tardi in me stesso lo intesi:
eran due razze in antica tenzone.
 


(da Il canzoniere, sezione Autobiografia, Einaudi, Torino 1978)
.
È questa la poesia inserita nella traccia per il saggio breve agli esami di maturità 2016, relativa al tema “Il rapporto padre-figlio nelle arti e nella letteratura del Novecento”. La accompagnano anche l’opera di Giorgio De Chirico qui sotto riprodotta, un brano dallaLettera al padre di Franz Kafka e un breve stralcio dal romanzo Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi.
Il padre di Umberto Saba (1883-1957) era un agente di commercio discendente da nobile famiglia veneziana, convertitosi all’ebraismo dopo avere sposato Felicita, la madre del poeta. Ma abbandonò la moglie subito dopo il matrimonio, ancora prima che Umberto nascesse -  e questo spiega perché venisse chiamato “l’assassino” – per inseguire un altro genere di vita, più allegro e scevro di legami. La mancanza del padre fu un grande trauma per il piccolo Umberto, che però, incontrando il genitore quando era già un uomo di vent’anni, si riconobbe in lui, non solo nelle fattezze del volto, ma anche e soprattutto per quella ricerca della libertà, che lo aveva spinto ad imbarcarsi come mozzo su un mercantile dopo aver terminato il ginnasio, per l’insofferenza all’autorità e per certi segni distintivi del carattere, non ultima quella sensibilità che ne aveva fatto un poeta.
.
De Chirico
GIORGIO DE CHIRICO, “IL FIGLIOL PRODIGO”, 1922
MILANO, MUSEO DEL ‘900
http://cantosirene.blogspot.it/2016/06/lassassino.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+IlCantoDelleSirene+(Il+canto+delle+sirene)
.

1 commento:


Il tuo commento è l'anima del blog,
Grazie della tua visita e torna ogni tanto da queste parti , un tuo saluto sarà sempre gradito. *Olgica *