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07 lug 2016

Čedermac, romanzo ancora attuale - Kaplan Čedermac še naprej aktualen


Lo scorso 25 giugno nella sala della canonica di San Pietro al Natisone è stato presentato il romanzo storico «Il cappellano Martin Čedarmac», pubblicato dalla cooperativa Most in italiano, nella traduzione del compianto Ezio Martin. L’opera tratta della proibizione dell’uso della lingua slovena nelle chiese della Slavia Friulana, avvenuta nel 1933 con decreto di Benito Mussolini. A causa della carenza di fondi, il progetto di pubblicazione del libro è rimasto fermo per molti anni. La traduzione era pronta già nell’autunno del 2007, quando ne curò la prefazione lo scrittore Boris Pahor. Ma il ritardo ha consentito all’editrice Most di racco gliere nello stesso volume anche il romanzo «Il cappellano Martin Čedarmac» a fumetti, disegnato da Moreno Tomasetig e pubblicato in 67 puntate dal quindicinale Dom dal 31 gennaio 2011 al 31 gennaio 2014. Lo ha detto Ezio Gosgnach, caporedattore del quindicinale Dom, in apertura alla serata nel corso della quale la pubblicazione è stata presentata dal teologo e direttore responsabile del Dom, mons. Marino Qualizza, dalla traduttrice e pubbli cista Larissa Borghese, dall’autore di fumetti e grafico Alessandro D’Osualdo e da Moreno Tomasetig. La serata, alla presenza di un pubblico numeroso, è stata introdotta dall’esibizione canora del coro Rečan_Aldo Klodič di Liessa e dalla recita di un frammento di predica del capellano Martin Čedermac da parte di Stefano Coren e Peter Tull, studenti della scuola media bilingue. Mons. Qualizza ha ricordato che Čedermac è la raffigurazione letteraria di don Antonio Cuffolo e, sotto alcuni aspetti, anche di don Giuseppe Cramaro. I protagonisti del romanzo sono i sacerdoti, l’autorità politica e la gente. «I sacerdsoti sloveni erano ben consapevoli dell’impossibilità di vivere la fede cristiana se questa è sradicata dalla nostra realtà e dai nostri paesi. E dalla fede in Dio deriva il forte legame con la terra, famiglia e popolo». «L’autorità politica dovrebbe occuparsi del bene della gente. Lo scorso secolo in Germania e Italia l’autorità politica ha usato le per sone per i propri fini e così ha riempito i cimiteri. Una politica assurda, che abbiamo subito anche noi, ha mietuto milioni di vittime. I nostri sacerdoti ed altre persone si sono impegnati per cambiarla. La fede cristiana ha infatti il potere di cambiare le cose anche laddove non c’è alcuna speranza», ha detto mons. Qualizza. La gente allora sopportò e questo risparmiò loro la vita. «Mia mamma mi raccontò che nel 1933, all’epoca aveva 15 anni, a San Leonardo protestarono duramente contro il divieto di parlare lo sloveno. E in questo modo mi raccomandò di seguire le orme dei sacerdoti di allora». «Quanto più siamo noi stessi tanto più siamo in gradio di accogliere anche gli altri e con loro condividere l’esistenza», ha concluso mons. Qualizza . Larissa Borghese ha detto che la scelta dell’argomento della tesi è stata ispirata alla lettura del romanzo, legato alla Slavia friulana e ai pregiudizi contro tutto ciò che sa di sloveno, che purtroppo il fascismo ed epoche precedenti hanno lasciato in eredità. «C’è un aneddoto in particolare che spiega la scelta per il protagonista del cognome “Čedermac”. Cuffolo racconta. “Io e Bevk stavamo pranzando quando entrò un muto del paese vicino, cercando di dirmi qualcosa con bizzarri movimenti delle gambe e delle mani. L’episodio divertì Bevk tanto da farlo ridere. Gli dissi che il muto si chiamava Čedermac”. La scelta del cognome non è casuale, perché si tratta di una persona alla quale è stata tolta la parola, proprio come agli sloveni sotto il regime fascista. La Benečija rappresenta un esempio di tutela della lingua, nonostante il secolare isolamento al quale è stata condannata. Per questo motivo Bevk le dedica il suo romanzo più importante,scritto nel 1937». «Se Bevk fosse ancora tra noi – ha concluso – noterebbe con soddisfazione che sono molti i “Čedermaci” che oggi come ieri hanno dato vita a numerose istituzioni culturali slovene, non ultima la scuola bilingue; bilinguismo che, come dimostrano le più recenti ricerche in ambito pedagogico, promuove le capacità cognitive e linguistiche del bambino. Le giovani generazioni sono consapevoli dell’importanza di un patrimonio prezioso che va tutelato. Due sono i doni che dovremmo fare ai nostri figli: le radici e le ali. Trasmettiamo quindi loro la lingua e cultura slovene non solo come eredità da custodire, ma anche come preziosa opportunità di cui fare tesoro in un contesto che, da esponente della comunità slovena, ma soprattutto da mamma mi auguro, offra ai giovani la possibilità di restare su questo territorio, orgogliosi del proprio passato, consapevoli del presente e fautori di un futuro in cui le due anime italiana e slovena possano finalmente convivere in una dialettica di arricchimento reciproco». Alessandro D’Osualdo, che ha conosciuto Tomasetig più di vent’anni fa quando ha impaginò il libro «Ne samo spomini» ed è stato poi consulente per la pubblicazione «Naše vsakdanje besiede», ha detto che il romanzo storico è una pubblicazione di qualità, dai fumetti e disegni moderni, uno strumento utile alla comprensione della storia nelle scuole. Moreno Tomasetig, con l’ausilio di un proiettore, ha mostrato il suo lavoro, ha ringraziato Giorgio Banchig per il testo scritto nel dialetto sloveno locale e la moglie Tuuli Nevasalmi per l’aiuto nella grafica. Attraverso il fumetto ha cercato di rendere avvincente la pubblicazione in modo «da avvicinare a questo romanzo e in generale alla problematica slovena il più ampio numero di persone», ha detto.
continua in sloveno qui ...http://www.dom.it/kaplan-cedermac-se-naprej-aktualen_cedermac-romanzo-ancora-attuale/

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