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31 lug 2016

Sloveni in Valcanale nel mirino


Molti in Valcanale idealmente si rifanno al Südtirol/Alto Adige, modello di tutela di lingue e popolazioni del territorio, ma poi nei fatti si comportano all’opposto, impedendo l’esercizio dei legittimi diritti degli altri invece di adoperarsi per il riconoscimento dei propri, altrettanto sacrosanti. Lo strano atteggiamento è emerso chiaramente a proposito della vicenda dei cartelli stradali bilingui, italiano-sloveno, installati dalla società «FVG Strade» sulla statale Pontebbana nel territorio del comune di Malborghetto-Valbruna. La società, infatti, è tenuta al bilinguismo italiano-sloveno in base alla legge statale di tutela 38/2001 e al decreto sul cosiddetto «bilinguismo visibile » del presidente della Regione, nel territorio nel quale è riconosciuta ufficialmente la minoranza slovena. Altrettanto dovranno fare l’Anas sul tratto di Pontebbana in sua gestione, Autovie Venete sull’autostrada A23 e le Ferrovie dello Stato. Ma la semplice attuazione di una legge, con un ritardo di ben 15 anni dall’approvazione, ha provocato tutta una serie di strali da parte di uomini delle istituzioni e di associazioni culturali, per non parlare dei commenti di singoli cittadini sui social network. La reazione più eclatante è stata l’imbrattamento dei nuovi cartelli, cioè un reato punibile – come già avvenuto in provincia di Trieste – con il carcere, dato che, la convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (legge 674/75) e il decreto in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa (legge 205/93) «si applicano anche ai fini di prevenzione e di repressione dei fenomeni di intolleranza e violenza nei confronti degli appartenenti alle minoranze linguistiche». «Non è possibile che a Tarvisio esistano cartelli stradali solo in italiano e sloveno e manchino quelli in friulano, perché in questo modo si creano dispetti», ha affermato il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini. Anche secondo il sindaco di Malborghetto-Valbruna, Boris Preschern, tutte le minoranze vanno trattate alla stessa maniera. Bene sarebbe, tuttavia, alzare per tedeschi e friulani la tutela al livello superiore, invece di abbassare quella degli sloveni a quello inferiore. E per farlo è necessario attivarsi concretamente e non solo a parole. «Non è mettendo cartelli bilingui che si tutelano gli sloveni della Valcanale; ho spiegato ripetutamente ai politici sloveni, compreso un loro ministro e ai responsabili delle associazioni slovene del Friuli Venezia Giulia, che se vogliono preservare lo sloveno e le altre minoranze linguistiche della Valcanale ci aiutino a insegnare meglio le nostre lingue a scuola organizzando una scuola trilingue a Ugovizza», ha affermato Preschern, senza spiegare tuttavia perché i bambini imparerebbero lo sloveno se poi non possono esercitare pubblicamente il bi/tri/ quadrilinguismo. Da parte sua, l’associazione dei tedeschi della Valcanale, il «Kanaltaler Kulturverein», con una nota firmata dal presidente, Alfredo Sandrini, richiama giustamente «di rispettare al massimo il principio di pariteticità tra le diverse etnie presenti in valle», ma la proposta finale ha dell’incredibile: «Vengano disinstallati i segnali stradali oggetto di polemica». Non si chiede, dunque, l’apposizione di cartelli in tedesco, ma di togliere quelli in sloveno. L’associazione più rappresentativa degli sloveni in Valcanale, la «Don Mario Cernet», replica chiedendo alle autorità competenti, di ripulire i cartelli bilingui imbrattati in Valcanale: «Sono di proprietà pubblica e installati sulla base della legge di tutela della minoranza linguistica slovena, che va rispettata». Il sodalizio sloveno fa sapere che «cerca costantemente di collaborare con le altre due comunità linguistiche minoritarie ufficialmente riconosciute in Valcanale – friulana e tedesca – e con le loro istituzioni». Con lo stesso spirito di ciò si prodiga per l’attuazione piena della legge statale 38/2001 di tutela della minoranza slovena. L’impegno vale specie circa l’articolo 5 della legge, che prevede che «nel quadro delle disposizio- ni della legge 15 dicembre 1999, n. 482, e dei principi della presente legge, forme particolari di tutela sono garantite alle popolazioni germanofone della Valcanale, tenendo conto della situazione quadrilingue della zona». L’associazione Don Mario Cernet «si rende ben conto di come la legislazione italiana in materia di minoranze non crei pari diritti per tutte le comunità linguistiche ufficialmente riconosciute. Per questo si impegna affinché gli organi competenti alzino il livello di tutela anche per le comunità linguistiche friulana e tedesca nei diversi ambiti – non solo rispetto ai cartelli, che in base alla legge potrebbero essere installati in friulano e tedesco solo su strade comunali e provinciali. In Valcanale sloveni e tedeschi hanno convissuto in pace per secoli. Passate due guerre mondiali e le opzioni, in Valcanale parliamo italiano, ma anche friulano ed ancora sloveno e tedesco. Il livello di tutela va innalzato a favore di tutte e quattro le comunità»....continua in sloveno qui http://www.dom.it/kanalski-slovenci-pod-udarom_sloveni-in-valcanale-nel-mirino/

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