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16 ott 2016

L’OPINIONE



Cogliere le possibilità offerte dalla scuola Il 12 di settembre è iniziato l’anno scolastico. Le classi giovani della popolazione italiana hanno ripreso l’impegno più valido e concreto della loro preparazione alla vita. L’ignoranza è stata un handicap che nei secoli ha penalizzato in modo determinante coloro che ne soffrivano, relegandoli ai margini della società, mentre oggi la scuola offre possibilità che sarebbe colpevole rifiutare. Ma lascio ulteriori disquisizioni sui massimi sistemi e mi rivolgo a fatti a noi più prossimi. Sullo scorso numero di questo giornale Dom (ndr.) si legge una tabella alquanto significativa: relativamente ai sette comuni delle Valli, nelle elementari sono iscritti in tutto 277 alunni di cui 134 nella bilingue; nelle medie inferiori 195 ragazzi di cui 59 nella bilingue. Se da questi dati si potesse arguire un orientamento identitario sloveno delle famiglie, potremmo dedurre che una buona metà della popolazione locale mantenga un legame effettivo con le proprie tradizioni, la storia, la lingua e la cultura dei padri, manifestando un senso di appartenenza ad uno specifico gruppo sociale che legalmente viene definito minoranza linguistica slovena. È così? Io dico: magari! Perché sarebbe segno di sicura rinascita, di una prospettiva di solidarietà, di ricerca del bene comune e, perché no, di autotutela, di collaborazione e di progettazione di un futuro comune e solidale. Mi chiedo invece un giorno sì e l’altro anche: dove andiamo a finire di questo passo come comunità valligiana, ammesso che essa abbia ancora un qualche sentire comune che non sia solo quello della condivisione di un’area geografica? I dati demografici hanno un senso inequivocabile. Ho sotto mano un prospetto della distribuzione scolastica nelle nostre Valli alla fine della seconda guerra e non posso esimermi dal fare un breve raffronto. Nell’anno scolastico 1944/45 il solo comune di S. Leonardo/Sv. Lienart aveva 279 alunni nelle elementari, più di quelli che contano oggi tutte le Valli. Drenchia/Dreka aveva cinque plessi scolastici con 193 alunni, quasi il doppio di tutta l’attuale popolazione del comune. 11 plessi a Pulfero/Podbuniesac per 569 scolari; 5 plessi a S. Pietro/Špietar per 367; 6 plessi a Savogna/Sauodnja per 265; 3 a Stregna/Sriednje per 231; ancora 3 a Grimacco/ Garmak per 215 alunni. Faceva un totale di 2.139 ragazzi tra i 6 e gli 11/12 anni d’età. Ma allora le nostre bistrattate Valli contavano qualcosa come 16.195 abitanti (cens.1951). C’era miseria, ma c’era la vita. Oggi non c’è la miseria di allora ed alla solidarietà si è sostituito l’individualismo. Oggi abbiamo una legge che dovrebbe tutelare la nostra specificità etnica e linguistica, ma mi chiedo ancora: che figura ci faranno i 5.486 abitanti residenti di oggi (1. 1. 2016), nel calderone di un’Uti che arriva a San Giovanni al Natisone e Buttrio? L’asino dietro la lavagna? Con un minimo di consapevolezza e di grinta qualcosa si potrebbe rimediare. Potremmo dire che la scuola bilingue slovena si presenta oggi come un avamposto, un baluardo quale presenza ufficiale della «minoranza linguistica» slovena sul territorio la cui comunità, coi suoi sette Comuni «nani», rischia di essere fagocitata, negletta, derisa in un’Uti dieci volte più grande di lei. È solo affermando in toto il diritto alla nostra «diversità» – che non è affatto una diversità negativa, ma positiva – che abbiamo qualche chance per il nostro futuro valligiano. Non saranno mille Giri d’Italia a portarci qualcosa di buono se siamo noi i primi a buttare le opportunità che ci vengono offerte dal nostro stesso Stato che ha riconosciuto per legge 15 anni fa la tutela degli sloveni in Italia.
Riccardo Ruttar (Dom, 15. 9. 2016)
da Slovit

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