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26 ott 2016

REGIONE


Impegno per uno sloveno in Parlamento Debora Serracchiani con i rappresentanti della minoranza «Nel mio ruolo di presidente della Regione ritengo doveroso ascoltare con attenzione le istanze che mi vengono presentate dalla comunità slovena in Friuli-Venezia Giulia e fare del mio meglio affinché gli sloveni in Italia abbiano una propria rappresentanza in Parlamento, così come l’hanno sempre avuta». Lo ha dichiarato la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani a margine dell’incontro tenutosi lo scorso 23 agosto a Trieste con Walter Bandelj e Rudi Pavšič, i presidenti delle due maggiori organizzazioni slovene in Italia, ovvero la Confederazione delle organizzazioni slovene / Svet slovenskih organizacij-Sso e l’Unione economica culturale e slovena / Slovenska kulturno-gospodarska zveza-Skgz. Alla riunione hanno preso parte anche l’assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti e la presidente del Comitato paritetico istituzionale per i problemi della minoranza slovena Ksenija Dobrila. Gli esponenti della comunità slovena hanno espresso la loro preoccupazione, sostenendo che la nuova legge elettorale, detta Italicum, riduca le possibilità di elezione di un candidato di nazionalità slovena al Parlamento. Questo aspetto - secondo Pavšič, Bandelj e Dobrila - contrasta con le disposizioni della legge di tutela per la minoranza slovena (38/2001). L’articolo 26 della norma, infatti, dispone che le leggi elettorali dettino disposizioni per favorire l’accesso alla rappresentanza di candidati appartenenti alla minoranza slovena. «L’articolo 4 dell’Italicum - ha precisato Serracchiani durante l’incontro - stabilisce chiaramente che uno dei collegi plurinominali è costituito in modo tale da favorire la rappresentanza dei candidati di espressione della minoranza linguistica slovena. Questa forma di garanzia, ovviamente, non dà la massima certezza di elezione, ma bisogna rilevare che questa sicurezza non era espressa in nessuna legge elettorale». A questo proposito Torrenti ha ricordato che la presenza di esponenti politici sloveni a Roma è sempre stata garantita dalla volontà e dalla disponibilità dei singoli partiti a inserire nelle proprie liste un candidato sloveno e mai da precise disposizioni di legge. La Regione - hanno poi aggiunto la presidente e l’assessore - non ha la possibilità di incidere sugli strumenti già adottati dal Parlamento nazionale, evidenziando come le diverse disposizioni per il Trentino - Alto Adige derivino da accordi internazionali ben precisi e da contesti legislativi e demografici non comparabili con il Friuli Venezia Giulia. Tuttavia, durante l’incontro è emersa la volontà comune a rivedere il ruolo delle minoranze linguistiche in regione. «Ci è giunta questa richiesta che riteniamo interessante e doverosa» ha commentato Torrenti. «L’Amministrazione regionale comprende appieno questa esigenza visto il riassetto istituzionale in atto in Friuli Venezia Giulia. Intendiamo dunque lavorare a nuove modalità che garantiscano sia la presenza numerica che qualitativa degli sloveni negli organismi istituzionali». ARC/PV/ppd (www.regione.fvg.it)

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