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8 nov 2016

La cultura deve collegare e non separare le persone!

MONFALCONE - TRŽIČ
Area verde intitolata al poeta sloveno Srečko Kosovel La particolare celebrazione di sabato, 24 settembre in via Romana a Monfalcone-Tržič, dove in un soleggiato mattino autunnale è stato scoperto un cartello e un’area verde cittadina è stata ufficialmente intitolata col nome del nostro grande Srečko Kosovel, è iniziata con la Zdravljica secondo la personale interpretazione di Lara Černic. A invitare all’evento sono stati il Circolo culturale ricreativo sloveno-Skrd Jadro di Ronchi-Ronke, il Circolo culturale ricreativo sportivo-Skršd Tržič e l’associazione dei genitori-Združenje staršev col patrocinio del Comune di Monfalcone e della Confederazione delle organizzazioni slovene-Sso. L’assessore comunale alla cultura, Paola Benes, ha detto che «nello spirito di amicizia e fratellanza» è stata approvata già tempo fa la proposta di intitolare una via o un’area di Monfalcone al poeta del Carso. Ha ringraziato i circoli menzionati per la pazienza, perché hanno dovuto aspettare abbastanza a causa di complicazioni burocratiche. È stato cercato anche un luogo adatto, che parlasse di Carso e mare, caratteristiche della città. È stata scelta un’area verde in via Romana, dove di recente per quest’occasione è stato piantato un platano con salde radici «simbolo della nostra cultura e del dialogo, che promuoviamo tra le culture e le lingue presenti a Monfalcone». A nome degli organizzatori, Lucia Germani ha affermato che questo non è un giorno importante solo per gli sloveni in Bisiacaria, ma per tutti gli sloveni del Friuli-Venezia Giulia. Ha voluto, quindi, ricordare la defunta prima presidente Bernardka Radetič, che ha dedicato tutte le sue forze al circolo Tržič e che sarebbe stata molto soddisfatta e entusiasta se avesse vissuto questo evento. Con carica emotiva ha ricordato anche il proprio marito Fabio «amico di tutti» e «convinto sostenitore della cultura e della convivenza tra etnie», che la ha aiutata in quest’impresa. La poesia può fare molto! Dall’Ufficio governativo per gli sloveni d’oltreconfine e nel mondo è arrivata a Monfalcone Irena Vadnjal, che si è rivolta a tutti i presenti come vicini. «Su questo splendido pezzetto di globo terrestre condividiamo la terra, l’acqua e l’aria e quant’altro c’è. Di altro c’è anche la cultura, che deve collegare e non dividere la gente». Anche a nome del ministro Gorazd Žmavc ha salutato tutti i membri della comunità etnica slovena che lì mantengono la lingua, le usanze e il patrimonio sloveni, che con presenza attiva nella vita sociale e politica testimoniano la presenza slovena in questa meravigliosa città. Ha salutato i membri dei circoli sloveni della Bisiacaria e ringraziato il sindaco, Silvia Altran, e il presidente della Sso, Walter Bandelj, nonché tutti coloro che hanno contribuito a far sì che un pezzo di Monfalcone porti il nome del grande poeta e visionario Srečko Kosovel. «Questo giovane ragazzo, che portava il Carso, i suoi abitanti, la bora e i pini nel cuore, ha cosparso la strada tra Ljubljana e Trieste-Trst con una poesia di desiderio, dolore, ma anche di amore e rivolta». Il cuore gli ha fatto male quando ha avvertito che l’uomo si estrania dall’uomo e dalla natura. Il mondo cambia incessantemente: «Tutto ciò che su questo mondo resterà dopo di noi, sarà un nostro ricordo per i nostri discendenti». È giusto che come vicini ci sappiamo ascoltare, che ci sappiamo accettare, che ci veniamo incontro e che ci aiutiamo. Anche quest’area verde Srečko Kosovel a Monfalcone è «un ricordo, che con la parola testimonierà a chi verrà dopo di noi che qui sono vissuti sloveni orgogliosi», ha detto Vadnjal. Il vicepresidente del Consiglio regionale del Fvg, Igor Gabrovec, ha sottolineato che con l’intitolazione «noi sloveni non dimostriamo la nostra presenza a Monfalcone, semplicemente la confermiamo», visto che qui siamo presenti già da lunghi secoli. Adesso qui ci sono i circoli Jadro, Tržič e l’associazione di genitori Združenje staršev, ma prima c’erano altri circoli, che si impegnavano perchè gli sloveni fossero «elementi con pieni diritti di questa zona». Noi sloveni siamo parte di questo spazio multilingue e multiculturale. Kosovel ha vissuto solo 24 anni, solo un anno dopo la sua morte è uscita la sua prima, modesta raccolta di poesie (una copia Gabrovec ce l’aveva in mano e l’ha poi appoggiata a terra accanto al cartello col nome di Kosovel). «Nella vita seminiamo semi minuti, che a volte muoiono, a volte invece spuntano e generano grandi piantagioni, boschi, vigneti». Oggi Kosovel è riconosciuto «non solo come poeta del Carso, ma come uno dei più grandi creatori culturali della nazione slovena e dell’Europa», ha concluso Gabrovec. La vicepresidente della provincia di Gorizia, Mara Černic, ha ringraziato i circoli che in Bisiacaria mantengono viva la presenza slovena per la vivace attività e per la fruttuosa collaborazione e anche Karel Mucci e il consigliere provinciale Fabio Del Bello. La componente del direttivo del circolo Tržič Nataša Ferletič, che ha moderato la cerimonia, ha salutato tra gli importanti ospiti anche i presidenti delle organizzazioni confederative, Walter Bandelj e Rudi Pavšič, il sindaco di San Floriano del Collio-Števerjan, Franca Padovan, il presidente dell’Unione dei circoli sportivi sloveni in Italia-Zsšdi, Ivan Peterlin, il direttore del Kulturni dom di Gorizia-Gorica, Igor Komel, il segretario provinciale dell’Unione slovena-Ssk, Julijan Čavdek, e la presidente provinciale dell’Unione dei circoli culturali sloveni-Zskd, Bruna Visintin. Dopo la canzone eseguita dal coro misto Starši ensemble, è intervenuto al microfono l’oratore ufficiale Aldo Rupel. Oggi è festa per la popolazione della Bisiacaria: per gli sloveni, gli italiani e i friulani, ma anche per gli abitanti di Doberdò-Dob-erdob, Gorizia, Trieste-Trst e del Carso transfrontaliero. «La soddisfazione è originata dall’avvenimento che stiamo vivendo e che rappresenta un’ulteriore capitolo nella corona di vecchie e nuove intitolazioni e di esperienze comuni che definiscono quest’area come plurilingue, multiculturale, intrisa di diversificata esperienza e arricchito vissuto della realtà», ha osservato Rupel. Gli sloveni si sono insediati su questo territorio in tre ondate. La prima risale alle migrazioni dei popoli 1.200 anni fa. La seconda è legata al cantiere navale di Monfalcone, la terza origina dal pacifico intreccio della popolazione, che si mostra anche nei matrimoni misti. Non c’è dubbio che Srečko Kosovel come «poeta, critico e pubblicista liricamente e filosoficamente affinato» sia la personalità giusta per rappresentare la cultura slovena in pubblico a Monfalcone. L’area verde e il parco «che soprattutto nelle ore serali porta in sé qualcosa di misterioso e invita alla riflessione, all’ascolto e alla percezione delle sfumature» viene intitolato a Kosovel con l’invito a prendersi nelle prossime settimane un po’ di tempo per leggere qualche poesia dell’autore. All’esortazione Rupel ha aggiunto anche un invito: «Come sarebbe triste se dopo questa cerimonia solenne con l’intitolazione su questo cartello dimenticassimo tutto e per un anno intero nessuno trovasse l’occasione di portare qui un conoscente, un amico, un parente, un vicino; se lo scuolabus non portasse qui le ultime classi della scuola primaria con lingua d’insegnamento slovena o se qualche classe delle scuole superiori con lingua d’insegnamento italiana non arrivasse qui, dopo una preparazione letteraria, e recitasse alcuni versi di Kosovel nella propria lingua, considerato che molte poesie sono state tradotte anche in italiano». Dopo il discorso, una ragazzina ha scoperto il cartello bilingue davanti all’area verde e il vicario del vescovo per i fedeli di lingua slovena, Karel Bolčina, lo ha benedetto. «A Srečko Kosovel la poesia religiosa non si addiceva molto, tuttavia non può andare oltre la sua voce interiore, che lo indirizza a ciò che è più elevato, postumo, immortale». Nella poesia “Skozi bela vrata “ (Attraverso la porta bianca) Kosovel esprime la tragicità della morte». Negli attimi di terrore della vita e della non vita Kosovel esprime la propria fede. «Sono convinto che la benedizione di questo luogo a Monfalcone proseguirà il pensiero e la speranza di Srečko Kosovel» ha detto ancora Bolčina. DD
 (Novi glas, 29. 9. 2016)   fonte http://www.dom.it/wp-content/uploads/2016/11/Slovit-9-31-10-2016completo.pdf

1 commento:

  1. La cultura deve collegare e non separare le persone!

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