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07 dic 2016

Intervista col presidente regionale Walter Bandelj

La Confederazione delle organizzazioni slovene-Sso festeggia il quarantesimo di fondazione «Slovenità, democrazia e cristianesimo, valori fondanti dell’organizzazione di raccolta della minoranza»
La Confederazione delle organizzazioni slovene-Svet slovenskih organizacij festeggerà venerdì 16 dicembre il 40. anniversario della propria fondazione. Il nostro settimanale, che allora si chiamava «Katoliški glas», riferì dell’istituzione così: «È stata istituita la Confederazione delle organizzazioni slovene. Giovedì 16 dicembre nella sala della casa di cultura cattolica Katoliški dom a Gorizia-Gorica si sono riuniti rappresentanti delle organizzazioni e istituzioni slovene delle provincie di Trieste-Trst, Gorizia e Udine-Viden, al fine di creare un’unione confederativa, cui è stato dato il nome di Svet slovenskih organizacij. A verbalizzare è stato Aleksander Mužina, a condurre l’incontro è stato il dott. Kazimir Humar. (...) «La prima idea di una Confederazione è nata a un incontro di entrambe le nostre centrali culturali, la Slovenska prosveta di Trieste e la Zveza slovenske katoliške prosvete di Gorizia. Dopo incontri saltuari è nuovamente nato il desiderio di un comune collegamento di lavoro e iniziative, ma anche di una qualche rappresentanza comune. (...) Questo collegamento non deve di nuovo scaturire da una qualche base ideologica, ma originare da uno schieramento umano e sociale per la slovenità, il pluralismo di idee e la libertà». Da ciò è evidente che già allora i fondatori avevano notato la direzione sbagliata dell’approccio ideologico alla realtà etnica e sociale. Hanno, così, posto le basi sui valori essenziali per il nostro uomo del Litorale-Primorska.

 Presidente Walter Bandelj, come guarda all’evento di quarant’anni fa?
 «Con molta riconoscenza nei confronti di coloro che  hanno reso quest’idea una realtà. Si è trattato di un passo importante per la nostra area, che ha iniziato ha collegarsi anche a livello regionale. Malgrado la mancanza di mezzi finanziari e un rapporto matrigno dell’allora regime comunista del Paese madre nei confronti della parte democratica degli sloveni in Italia, tale processo di collegamento si è realizzato, consolidato e ha trovato nuovo slancio».

Cosa intende con ciò?
 «Penso che la costituzione della nostra Confederazione sia stata una mossa saggia e di lungo respiro, anche in armonia con ciò che è sorto l’anno prima in ambito politico. Allora, nel 1975, anche l’unico partito politico sloveno in Italia si è collegato a livello regionale e ciò ha, ovviamente, avuto un influsso anche sulla società civile di area cattolica, che ha iniziato a collegarsi più intensivamente. Di certo su questo hanno esercitato un influsso anche le nuove condizioni politiche e la nuova legislazione regionale inerente i circoli culturali».


Come valuta questo collegamento oggi?


«Il mio giudizio è molto positivo. Dopo l’istituzione, la Confederazione delle organizzazioni slovene è gradualmente maturata in una vera organizzazione confederativa. Ha acquisito nuovi membri e si è rafforzata nella provincia di Udine. Il peso politico della Sso è cresciuto stabilmente, la svolta fondamentale c’è stata con la democratizzazione e l’ottenimento dell’indipendenza della Slovenia, che ha intessuto con noi un rapporto di pari dignità. Oggi la Sso si colloca nel gruppo dei principali soggetti artefici degli eventi nella nostra zona nei rapporti con la Regione Fvg, l’Italia e la Slovenia. Dopo 40 anni la Sso è un risultato di successo, raggiunto con l’unione delle forze e la collaborazione nel rispetto delle specificità locali. Certamente potremmo fare ancora di più. Ma questo resta una sfida per i prossimi anni. Il mondo e la società si trasformano in fretta, la nostra società civile è, invece, chiamata a reagire adeguatamente sulla base del nostro patrimonio culturale e etnico, come secondo il motto del 35. della Sso Iz zdravih korenin v nove čase (Da radici sane verso tempi nuovi, ndr.). Al giorno d’oggi questo è molto attuale. Aggiungo in particolare un desiderio personale, ovvero che la Sso riesca a raccogliere tra le sue fila come membro anche l’Associazione scouts sloveni in Italia- Slovenska zamejska skavtska organizacija, visto che condividiamo gli stessi valori e che quasi tutti i membri del nostro Comitato esecutivo provengono dalle fila degli scout».

Il quarantennale  della Sso rappresenta un momento di valutazione di ciò che è stato oppure per guardare al futuro?
«È bene guardare al passato e analizzarlo, ma non lo possiamo cambiare. Ciò che è stato è stato. Se ci fissiamo troppo sul passato, non saremo di aiuto a nessuno, men che meno a noi stessi. È nostra responsabilità creare condizioni sia per i nostri affiliati sia per i restanti soggetti, per avere poi un futuro come comunità etnica. Per questo ci serve una collaborazione attiva, anzitutto coi nostri affiliati, perché è necessario avere obiettivi di base comuni, verso cui indirizzare il funzionamento singolo e comune». Quali sono questi obiettivi di base? «Per la Confederazione delle organizzazioni slovene non c’è dubbio che gli obiettivi fondamentali siano i valori trascritti nel proprio statuto, che anche i miei predecessori hanno costantemente accentuato: slovenità, democrazia e cristianesimo. Questi rappresentano l’identità della Confederazione delle organizzazioni slovene e ci permettono quella necessaria autonomia e coscienza di sé nell’approccio all’opera e alla collaborazione. Lavoriamo per il bene della comunità etnica nel FVG, perché questo è il nostro principale scopo statutario. È tuttora necessario lavorare per l’affermazione in pubblico e l’uso qualitativo dello sloveno nelle famiglie, nelle scuole e nei circoli. La sola lingua, però, non basta, perché oltre a essa è d’importanza essenziale anche l’identità etnica. L’opera della Sso è fondata su principi democratici, perchè così chiunque ha la possibilità e il diritto di essere rispettato e considerato. Ovviamente questo sembra forse un po’ complicato e, a volte, anche caotico, tuttavia questo è il nostro cibo quotidiano cui non possiamo rinunciare. Di certo, però, possiamo migliorarlo. I valori cristiani consistono, invece, in quello stile di vita ricevuto dai nostri sacerdoti, che nei momenti storici chiave del popolo sloveno nel Litorale hanno saputo decidere saggiamente e assumersi importanti responsabilità. Malgrado tutto, credo che il cristianesimo sia sempre l’approccio migliore all’esistenza umana e al suo senso».

Questi valori sono ancora attuali oggi?
«È vero, rispetto ai valori ci troviamo in tempi in cui non c’è molto interesse per loro. Ma questo non è un motivo per scostarci da essi, perché per noi sono stati un appoggio fondamentale con cui siamo siamo riusciti a sopravvivere in condizioni che sono state essenzialmente più difficili di quelle odierne. Abbiamo attraversato la prima guerra mondiale, il fascismo e il nazismo e la seconda guerra mondiale, abbiamo preso posizione contro l’influsso comunista e tutte le restanti pressioni che ci sono state nel dopoguerra. Non vedo perché non potremmo riuscire a attingere anche oggi proprio da questi valori la principale ispirazione per la nostra opera. Posso dire che oggi abbiamo forse anche condizioni più favorevoli, che potremo sfruttare se saremo capaci di adeguare ai tempi il nostro modo di lavorare».

A quale adeguamento ai tempi si riferisce?
«Nell’ambito della Confederazione delle organizzazioni slovene tutti gli affiliati, piccoli e grandi, sono molto attivi. Difficilmente si trova un giorno in cui non ci sia un qualche evento. Questo mi fa molto piacere. Sento, però, la mancanza di un collegamento un po’ maggiore, soprattutto maggiore pianificazione e collaborazione comune. Siamo ancora troppo chiusi in noi stessi, guardiamo ancora troppo al nostro orticello. Questa mancanza ci espone al rischio di trovarci impreparati davanti a eventuali novità e di non essere abbastanza efficaci. Come esempio posso menzionare l’introduzione del nuovo regolamento regionale per il cofinanziamento dei circoli minori, che richiedeva una mossa comune delle unioni di circoli. Sono convinto che sia stato di importanza chiave il ruolo della struttura della Sso, che ha offerto alle unioni un aiuto tecnico qualitativo e, soprattutto, coordinazione. Questo regolamento regionale non rappresenta nessun dogma, da non poter essere perfezionato o corretto ulteriormente. Questo però possiamo farlo, se abbiamo la stessa modalità di approccio, come l’ho già descritta. Molto probabilmente ciò emergerà di nuovo a breve, quando l’assessore regionale (alla Cultura, ndr.) Gianni Torrenti porrà la questione delle case editrici. In questa prospettiva sarebbe molto importante che le nostre tre case editrici si accordassero con una strategia comune e proposte adatte a ciò. Commetteremo un grave errore, se penseremo che tutto resterà come prima. A riguardo, la Sso può ovviamente offrire importante aiuto».

Si tratta, quindi, di un passo qualitativo nella stessa organizzazione confederativa e nel rapporto agli affiliati?
 «Certamente! Abbiamo ancora molto potenziale non sfruttato, che possiamo realizzare solo a forze unite. Non basta che gli affiliati si rivolgano alla Sso quando sorge un qualche problema, che di solito è di natura finanziaria. È necessario che si instauri un coerente e costante scambio di informazioni e proposte. In questo modo potremo essere essenzialmente più efficaci e i nostri affiliati avranno molto di più dalla propria opera. Penso che in tutti questi anni e soprattutto negli ultimi mesi alla Sso abbiamo dimostrato di essere molto ben preparati a ciò. Mi auguro e spero che ci sia una sensibilità simile anche nei direttivi dei nostri affiliati».

Quali sono le altre priorità che nei prossimi mesi e anni saranno in primo piano? «Ciò che ho detto rappresenta già un piatto piuttosto importante. Affermerei che – sebbene non si tratti di nessuna novità – sarà necessario perfezionare ulteriormente i rapporti con la Regione Fvg, l’Italia e la Slovenia. Nel rapporto con la Regione Fvg ritengo che la commissione consultiva regionale debba acquisire efficacia e autonomia e intervenire anche in altri ambiti inerenti la tutela della comunità etnica slovena. Con l’Italia sarà anzitutto d’importanza chiave l’assicurazione di una rappresentanza slovena al Parlamento italiano. Dalla Slovenia mi aspetto un ulteriore consolidamento dei legami e un graduale aggancio attivo a tutti gli ambiti sociali della società slovena».

In ciò sarà importante la collaborazione con l’altra organizzazione confederativa, l’Unione culturale economica slovena-Slovenska kulturno gospodarska zveza (Skgz)?
«Ovviamente, tuttavia non solo con lei. Sarà necessario innalzare la qualità della collaborazione e del coordinamento con la politica. Le organizzazione confederative Sso e Skgz hanno invero una loro funzione politica, che devono esercitare in modo coordinato, tutavia non possono svolgere il lavoro dei partiti politici, ovvero dei rappresentanti eletti. Un indebolimento o la completa scomparsa del ruolo dei rappresentanti politici sarebbe un errore. Lo Sso ha storicamente un collegamento molto stretto con un partito politico sloveno, l’Unione slovena-Slovenska skupnost, perché difende la partecipazione politica autonoma degli sloveni in Italia. È necessario mantenere e sviluppare ulteriormente questa connessione o meglio collaborazione. Dobbiamo valorizzare e sviluppare soprattutto il principio di autonomia e diffonderlo anche ai restanti soggetti politici. In questo modo potremo finalmente giungere a una rappresentanza comune, che in questo momento non c’è, ma di cui abbiamo dannatamente bisogno».

 Ma questo è possibile?
 «Per natura sono ottimista e per cui credo di sì. Dobbiamo accordarci in merito a alcune questioni chiave, rispetto alle quali come comunità etnica dobbiamo essere uniti».

Può fornire un esempio?
«La legge elettorale è un caso che fa scuola. È chiaro a tutti che dobbiamo mantenere la rappresentanza in Parlamento. Come è chiaro a tutti che l’attuale legge elettorale, il cosiddetto Italicum, non lo rende possibile, ovvero impedisce la rappresentanza, eccetto, ovviamente, possibilità teoriche. È matura l’ora che nella nostra comunità etnica ci si accordi rispetto a una proposta di rappresentanza garantita, e questo a prescindere dal risultato del referendum costituzionale. Se poi le autorità italiane non vogliono avere orecchie per sentire, che intervenga in tal senso la Repubblica di Slovenia come tutelante della comunità etnica slovena in Italia. Non ci sono più condizioni per lasciare la nostra rappresentanza parlamentare alla buona volontà di uno tra i partiti politici italiani. Ci sono poi, ovviamente, anche altri ambiti. Menzionerei la questione delle case di cultura, sulla quale dobbiamo parimenti avere una posizione concordata, senza che si stipulino accordi di cui non sappiamo niente. Con ciò non voglio criticare il lavoro disinteressato svolto da determinati singoli, tuttavia come organizzazione confederativa con difficoltà soluzioni rispetto alle quali siamo messi davanti a  fatti compiuti».

Cosa ci può dire dei festeggiamenti per il 40° anniversario della Confederazione delle organizzazioni slovene-Sso?
«Anzitutto che inizieranno con una santa Messa di ringraziamento, che si svolgerà a Gorizia domenica, 11 dicembre  2016, nella chiesa di Sant’Ignazio a Piazza della Vittoria-Travnik. Spero che sarà un momento importante, cui parteciperanno quanti più presidenti e rappresentanti dei nostri affiliati. La cerimonia solenne si svolgerà venerdì, 16 dicembre, al Kulturni dom di Trieste. Di più non vi posso dire. Posso solo dire che si intitolerà »Odbraz našega časa« (Volto del nostro tempo, ndr.). Abbiamo affidato la regia all’affermata regista Jasmin Kovic, che credo ci servirà un bello spettacolo».
(www.noviglas.eu, 30. 11. 2016)
http://www.dom.it/wp-content/uploads/2016/12/Slovit-novembre2016-n-10.pdf

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