02 dic 2016

Scuole bilingui investimento e sfida - Dvojezične šole so investicija in izziv

Annamaria Pertoldi, dirigente dell’Istituto comprensivo di Tarcento

«La creazione nei nostri territori di scuole bilingui e plurilingui, rappresenta un’autentica sfida che non possiamo perdere ed un investimento». Lo afferma Annamaria Pertoldi, dirigente dell’Istituto comprensivo di Tarcento nella relazione preparata per il convegno «La richiesta d’istruzione bi- e trilingue in provincia di Udine» dello scorso 4 novembre a Malborghetto, al quale non le è stato possibile partecipare.
La vicinanza tra genti, lingue e confini costituisce «un’opportunità per i nostri territori e un vantaggio per la stessa Europa», evidenzia Pertoldi, secondo cui «alcune piste di lavoro per rinnovare l’idea di Europa all’interno dell’attuale crisi possono essere costituite dal superamento dell’atteggiamento neutro assunto – per comprensibili motivi – nei confronti delle diverse storie e tradizioni culturali, fatto che limita la crescita di un’identità condivisa».
Secondo la dirigente è possibile creare scuole bilingui e trilingui. «Il sogno di costituire lungo la linea confinaria scuole con l’offerta formativa commisurata alle esigenze del territorio – che potrebbero divenire costellazioni all’interno dello stesso quadro formativo europeo – trova nella L. 38/2001, che tutela la minoranza linguistica slovena, all’art. 12, comma 6 il realistico varco per una nuova progettazione: “Nei Comuni della provincia di Udine… è prevista l’istituzione… di scuole bilingui o con sezioni di esse, con insegnamento nella lingua italiana e slovena, senza nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato”».
Ma come attuare il dettato della legge? «Creare dentro le istituzioni scolastiche esistenti nella cintura delle nostre regioni confinarie non delle isole, ma degli arcipelaghi integrati di insegnamento e di organizzazione nelle diverse lingue parlate nei Paesi viciniori – risponde – può diventare una prospettiva incoraggiante ed entusiasmante, fondandola su obiettivi realistici, che tengano conto delle effettive esigenze di comunicazione, dei bisogni formativi delle famiglie, di una visione ad ampio raggio di promozione della cultura, della pace tra i popoli e dell’economia (si pensi alle potenzialità del turismo locale, a titolo di esempio). Ciò utilizzando le risorse esistenti, ma anche con il coraggio di qualche ragionevole, intelligente, illuminato e mirato investimento».
Un tentativo in questo senso Pertoldi l’aveva già fatto. «Buone pratiche in atto (gli scambi culturali tra scuole e studenti), il loro ampliamento attraverso – ad esempio – scambi di docenti, un utilizzo flessibile di graduatorie degli aspiranti all’insegnamento, la valorizzazione delle esperienze istituzionali esistenti (le scuole bilingui con la loro organizzazione e i loro curricoli), la curiosità e la gioia della reciproca conoscenza e collaborazione, rivolte a creare qualcosa di nuovo – fa sapere – sono state alla base della progettazione che l’Istituto comprensivo di Tarcento ha elaborato nell’anno scolastico 2013/14, unitamente alla Scuola bilingue di S. Pietro: questo per dar vita ad una sperimentazione di percorsi bilingui in italiano e sloveno basata sulle possibilità fornite dai Piani di dimensionamento provinciali e regionali, sulle strutture aperte dei curricoli d’Istituto, sull’analisi del contesto territoriale/linguistico/socio-culturale/economico dei Comuni con minoranze linguistiche afferenti l’Istituto, sull’individuazione di nuove modalità di intervento didattico, sul riconoscimento delle risorse professionali esistenti e la richiesta – ovviamente – di risorse aggiuntive».
Secondo la dirigente di Tarcento, proprio «sul punto delle risorse concrete disponibili si è purtroppo perso il tracciato della sperimentazione». Ma il discorso va ripreso. «Scuole, Comuni, Regione, Stato e Comunità Europea possono oggi aprire la strada perché piccoli cuori pulsanti d’Europa ravvivino l’intero tessuto sovranazionale: l’economia ha bisogno di cultura, di idee, di valori, di esperienze consolidate, di flessibili quadri concettuali e normativi di riferimento», conclude Pertoldi.
Nastajanje dvojezičnih in večjezičnih šol na našem območju je pravi izziv in investicija. To je glavno sporočilo posega, ki ga je ravnateljica Večstopenjskega zavoda Čenta Annamaria Pertoldi pripravila za Posvet o želji po dvo- in trijezičnem šolstvu v videnski pokrajini, ki se je 4. novembra odvijal v Naborjetu. Pertoldijeva se posveta ni mogla udeležiti.
Bližina ljudstev, jezikov in mej predstavlja priložnost za naše območje in prednost za samo Evropo. Sanje, da bi na obmejnem predelu videnske pokrajine ustanovili dvojezične šole, bi lahko uresničili na podlagi 6. odstavka 12. člena državnega zaščitnega zakona za slovensko manjšino.
V šolskem letu 2013/2014 je Večstopenjski zavod Čenta v sodelovanju s špietarsko dvojezično šolo pripravil načrt, da bi v okviru samega čentarskega zavoda stekel novi model dvojezičnega pouka , vendar postopek se je takrat iz raznih razlogov ustavil.

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