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26 gen 2017

GIORNATA DELLA MEMORIA (27 FEBBRAIO )

Chi salva una vita, salva il mondo intero(Talmud)

 

 
Nella tradizione mistica ebraica, 36 Giusti vivono su questo pianeta senza essere consapevoli della loro natura “speciale”. Nessuno li conosce, sono in un certo senso “nascosti” (nistarim), ma in ogni momento della storia ce ne saranno sempre 36 e la loro presenza assicura l’esistenza del mondo stesso.
Nella narrativa europea orientale il viandante forestiero che giunge in una comunità giusto in tempo per salvarla dalla catastrofe è molto probabilmente uno dei 36, ma è troppo umile per rendersene conto. Terminata la sua missione, torna nell’anonimato.
Nessuno sa chi siano quei 36, ma ogni ebreo dovrebbe cercare di conformare il più possibile il suo comportamento e il proprio stile di vita ad essi, dovrebbe cioè agire come se fosse uno di loro e tenere a mente il detto talmudico che “chi salva una vita salva il mondo intero”.

Gino Bartali

Era un devoto cattolico, molto legato all'Arcivescovo di Firenze Angelo Elia Dalla Costa.
Dopo l'occupazione tedesca in Italia nel settembre 1943, Bartali - che era un corriere della Resistenza - giocò un ruolo molto importante nel salvataggio degli ebrei da parte della Delegazione per l’assistenza agli immigrati (DELASEM), rete avviata dallo stesso Dalla Costa e dal rabbino Nathan Cassuto.
Il ciclista toscano fingeva di allenarsi per le grandi corse a tappe che sarebbero riprese dopo il conflitto, ma in realtà trasportava documenti falsi, nascosti nel sellino della bicicletta, per circa 800 ebrei nascosti in case e conventi tra Toscana e Umbria. Centinaia di km percorsi in bici avanti e indietro, da Firenze ad Assisi, per “consegnare” nuove identità alle famiglie ricercate con feroce determinazione dai fascisti della RSI e dai nazisti.
Quando veniva fermato e perquisito, chiedeva espressamente che la bicicletta non venisse toccata, dicendo che le diverse parti del mezzo erano state attentamente calibrate per ottenere la massima velocità.
Giorgio Goldenberg, piccolo ebreo fiumano, raccontò di essere stato nascosto con la famiglia in un appartamento di proprietà del campionissimo in via del Bandino a Firenze. "Sono vivo perché Bartali ci nascose in cantina", spiegò.
Ricercato dalla polizia fascista, Bartali sfollò a Città di Castello, dove rimase cinque mesi, nascosto da parenti e amici.
Con la sua azione Bartali ha contribuito al salvataggio di 800 persone fra il settembre 1943 e il giugno 1944. Giusto tra le Nazioni.




4 commenti:

  1. Caro Olga, questa bella notizia l'avevo sentita in TV e sono rimasto! di tutto questo, dopo di essere un campione è anche stato un campione di umanità.
    Ciao e buona giornata cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  2. Grazie della visita Tomaso!Buona serata ciaoooooo

    RispondiElimina


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