18 feb 2017

Cuore, tradizione e comunità: il carnevale di Drežnica


Benvenuti a Drežnica
Non eravamo mai stati a Drežnica, un minuscolo paesino ai piedi del monte Krn. Cosa ci ha spinti fino a lì? L’anno scorso il governo della Repubblica di Slovenia ha proclamato il carnevale di Drežnica (Drežniški pust) come vivo capolavoro del patrimonio culturale nazionale. Il team di slovely.eu, da sempre a caccia di particolarità etnografico-culturali, non ha potuto esimersi dall’andare a conoscere dal vivo questa tradizione così antica e molto sentita dagli abitanti di Drežnica.

Il carnevale, come è sempre stato e sempre sarà

Per vedere le maschere del Drežniški pust non c’è altro modo: bisogna salire a Drežnica. La “fantovščina” di Drežnica, il gruppo di ragazzi che organizzano le manifestazioni carnevalesche, infatti, ha deciso di non partecipare ai vari cortei che si svolgono nei maggiori centri della Slovenia, nonostante i numerosi inviti ricevuti. Il motivo? Il carnevale è nato nella notte dei tempi come evento in seno alla comunità, con riti propiziatori ma anche con canti e balli intesi come momento di gioia e di condivisione tra gli abitanti del paese. La “fantovščina” di Drežnica ha deciso quindi di conservare intatta questa tradizione, dedicandosi anima e corpo ai propri compaesani, restando in paese nei giorni dei festeggiamenti carnevaleschi, proprio come si faceva una volta, secondo il motto: “Pust, kr je zmiri biw an zmiri bw!” (“il carnevale, com’è sempre stato e sempre sarà”).
Drežniški pust

Il calore della festa vera

Arrivati a Drežnica, ci accoglie un cartello con una maschera alquanto intimorente: un divieto di sosta dettato dal Carnevale in persona! Intimiditi, raggiungiamo a piedi la piazzetta del paese, dove alcuni personaggi con maschere di legno e corna, coperti con pelli di pecora (ma a braccia nude!) e campanacci legati intorno alla vita rincorrono i bambini per gettargli addosso cenere, contenuta in una calza. I bambini sembrano più divertiti che intimoriti e anche noi, dopo un po’, ci lasciamo coinvolgere dall’atmosfera di allegria scherzosa che regna nel centro del paese. Paese che ci accoglie come se fossimo da sempre vissuti lì: porte delle case spalancate, canti, abbracci, sorrisi, grappa e vino della casa, dolci di carnevale ci vengono offerti come se fossimo della 
E ci si sente davvero come parte di un’unica famiglia, senza confini culturali o linguistici: abbiamo visto le maschere coinvolgere nella festa e negli scherzi anche italiani e altri stranieri che non sapevano una parola di sloveno, ma la comunicazione filava liscia comunque! Ad accoglierci come vecchi amici, con calore e simpatia sinceri, è anche Tadej Koren, uno dei promotori del Drežniški pust, che ci racconta: “Non si sa esattamente a quando risale la tradizione del nostro carnevale, di certo è antichissima. È una festa che unisce tutto il paese in un clima di gioia e allegria.”

Antichi riti giunti fino a noi
hudič

Il Drežniški pust è uno dei rari eventi carnevaleschi in Slovenia che ha mantenuto praticamente intatti tutti gli antichi riti originari legati a questa festività. L’organizzazione degli eventi e il travestimento sono appannaggio esclusivo dei ragazzi celibi del paese, riuniti nella “fantovščina” (sorta di confraternita dei ragazzi). I riti iniziano già a fine dicembre, con l’accoglimento nella “fantovščina” dei nuovi membri, ragazzi che hanno appena compiuto 18 anni. Seguono varie riunioni durante le quali vengono suddivisi i ruoli delle maschere, ruoli che seguono rigorosamente la tradizione, tramandata oralmente di generazione in generazione. I ragazzi preparano le maschere (“abličje” in dialetto locale) da soli e in gran segreto: nessuno deve sapere chi si celerà dietro quelle maschere, né le ragazze né la famiglia. Il venerdì grasso si svolge l’ultima riunione prima di carnevale, alla fine della quale i ragazzi raggiungono il centro del paese, spengono tutte le luci, intonano il loro inno “Bleda luna” (“luna pallida”) e infine sfilano attraverso il paese facendo gran chiasso per annunciare l’avvento del carnevale.
L’evento culminante è il sabato grasso, quando sin dal mattino le maschere fanno il giro del paese, visitando ogni casa, augurando ogni bene e cantando e ballando con i padroni di casa. Al pomeriggio il gruppo delle maschere si divide in due: “ta lepi” (“i belli”) e “ta grdi” (“i brutti”). I primi continuano il loro giro per il paese, mentre i “brutti” si fermano nella piazzetta, dove si dilettano in scherzi e scenette comiche, tra cui l’ormai tradizionale operazione chirurgica del “ta debeli” (“il grasso”). Il Drežniški pust si conclude il martedì grasso, con il processo al Carnevale, colpevole di tutti gli eventi negativi accaduti durante l’anno, e la sua esecuzione. La veglia funebre del Carnevale si svolge in osteria e dura fino quasi a mezzanotte, quando il Carnevale viene portato in corteo funebre fuori dal paese. Il rogo del Carnevale rappresenta la conclusione del Drežniški pust: la fine di un ciclo, ma anche l’inizio del nuovo, nutrito di speranze e di buoni auspici.

Le figure del Drežniški pust
ta lepi

Come già accennato, le figure del Drežniški pust si dividono in due gruppi: “ta lepi” e “ta grdi”. I “belli”, sono capitanati da “tist kr uez” (“colui che guida”), ruolo solitamente affidato a un ragazzo che sta per sposarsi e che quindi dovrà presto abbandonare la fantovščina, vestito in un elegante abito da festa con in testa un cappello a forma di cono decorato con nastri multicolore. I nastri (detti “čuške”) decorano anche i copricapo dei “ta lepi”, che rappresentano delle coppie vestite a festa.
Ci sono poi “ta stara dva” (“i due vecchi”), i genitori di tutti i carnevali, e il “guedc”, il “suonatore”, ruolo molto impegnativo, in quanto deve accompagnare con la fisarmonica i canti e i balli dei “ta lepi” durante tutto il loro girovagare per il paese. Altre figure sono “ta debel” (“il grasso”), vestito di sacchi pieni di paglia che simbolizzano l’abbondanza, “rezijan” (“resiano”), vestito di stracci che gira il paese riparando oggetti e lustrando le scarpe, “hudič” (il diavolo), timore di tutti i bambini, “peteliner” (“l’uomo del gallo”), che porta con sé con un galletto in gabbia, simbolo di fertilità (nonché premio della lotteria che si tiene il martedì grasso) e “policaj”, il “poliziotto” addetto all’ordine durante le feste di carnevale.
ta debeli
peteliner
La figura più caratteristica e più antica sono i “ta grdi”, con le loro maschere demoniache intagliate nel legno, le lunghe corna di montone, il gilè in pelle di pecora (a sfidare il freddo!), i pantaloni cuciti con brandelli di tessuto e i campanacci legati intorno alla vita. Sempre muniti di una calza piena di cenere, rincorrono i bambini, che sin da piccoli vengono coinvolti nei festeggiamenti carnevaleschi e non vedono l’ora di indossare anche loro, un giorno, la maschera dei “ta grdi”.
Rezijan
ta grdi

Un evento da non perdere

Per chi vuole riscoprire le radici autentiche del carnevale e sentirsi parte di una grande festa popolare vissuta con il cuore non può mancare al Drežniški pust. I ragazzi della fantovščina portano avanti con orgoglio e dedizione una tradizione che non è solo una festa, ma anche un’espressione culturale non intaccata dalla moderna globalizzazione e commercializzazione. “Invitiamo tutti a venire a conoscere il nostro carnevale e vivere da vicino quest’evento da noi così sentito,” ci dice Tadej. “L’isolamento geografico del nostro paese ci ha permesso di conservare le antiche tradizioni e un modo di vivere il carnevale che nell’ambiente urbano è andato perso. Venite a Drežnica, festeggiate con noi, sentitevi giovani!
Un invito che siamo ben contenti di aver accettato e che ci ha permesso di immergerci nella spensierata allegria di un carnevale autentico.

2 commenti:

  1. Cuore, tradizione e comunità: il carnevale di Drežnica

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  2. IL carnevale impazza un po' dappertutto ma penso che dalle tue parti sia molto più pazzo che altrove. Buon divertimento. In un paese vicino a Montpellier (Cournonterral) esiste una cosa simile che negli anni scorsi stava andando troppo oltre e quindi il comune è dovuto intevenire per limitare gli eccessi. Buona domenica.

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