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17 feb 2017

Lo sfacelo demografico della Slavia - V 5 lietih adan cieu kamun manj


5Prebivalstvo5obcine5primerjaveGuardo la tabella che sto proponendo ai lettori e vi leggo l’impietosa immagine di uno sfacelo demografico senza precedenti; roba da pulizia etnica, sapientemente perpetrata in modo apparentemente incruento. Rappresenta i numeri della storia dei 150 anni di «italianità» delle valli popolate da sloveni nei dieci comuni riconosciuti «sloveni» solo al sorgere del terzo millennio, quando sappiamo che, dal loro insediamento sullo stesso territorio, ne sono passati quasi 1.500. Non occorre neppure sparare percentuali; i numeri crudi parlano da soli e denunciano più che le sofferenze del periodo prerepubblicano, l’ecatombe seguita alla proclamazione della Repubblica che declama nei suoi principali articoli costituzionali come sue fondamenta: lavoro, dignità, uguaglianza e rispetto delle diversità – leggasi minoranze.
Quando 40 anni fa iniziai ad interessarmi alle dinamiche demografiche, sociali, economiche ed identitarie di casa mia, della mia gente, nutrivo qualche speranza di rinascita, di autoriscatto di antichi orgogli, di presa di coscienza e rivendicazione dei propri diritti, quelli costituzionali. Per non parlare di speranze e di pronostici – scarsi, a dire il vero – seguiti al riconoscimento ufficiale della nostra comunità come slovena con la legge 38/2001. Oggi, a 16 anni da allora, leggiamo nella tabella i risultati, nudi, crudi, non opinabili o interpretabili come una qualsiasi normale vicenda umana. E la domanda che ci si pone è: qual è il destino di una comunità come questa che subisce un’emorragia umana inarrestabile di queste dimensioni?
Fino al 1951, dopo due guerre mondiali – ricordiamo Kobarid/Caporetto, fascismo e guerre partigiane – i numeri indicano una certa persistenza: 16.195 ab. per le Nediške Doline/Valli del Natisone; 7.985 ab. per i comuni Rezija/Resia, Tipana/Taipana e Bardo/Lusevera. Considerando ciò che è successo dopo, si arrossano gli occhi e si serrano le mascelle. Per il pianto e per la rabbia. Rammarico e rabbia per chi ha a cuore i valori condivisi col gruppo sociale particolare a cui appartiene e che, come tale, si sente degno di rispetto e di tutela. E non si venga a dire che è il mondo che va così e che questo è il destino dei “montanari” su tutto l’arco alpino. Se, appunto, i numeri dicono qualcosa, c’è da chiedersi perché, anche dopo la L. 38.2001 lo sfacelo prosegua, anzi, peggiori. Le Valli, dal censimento del 2001 ad oggi, sul numero già ridotto a 6.326 residenti da un mezzo secolo di stenti, hanno dovuto registrare l’ulteriore assenza di ben 919 unità, il -14,2%. Quasi un punto percentuale per 16 anni consecutivi. E dire che sui 919 complessivi, 398 unità si sono perse negli ultimi cinque anni, dal censimento del 2011. Quindi il fenomeno invece di ridursi peggiora. Nel solo scorso anno, 2016, 79 residenti in meno. Un’inezia per chi fa il corvo, volando sui grandi numeri; una iattura per un gruppo sociale ridotto al lumicino, tutelato, a parole, da una legge dello Stato che afferma nell’articolo 6 della Costituzione: La repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Se a questi numeri aggiungiamo quelli dei Comuni di Resia, Lusevera e Taipana, la cui sorte non è stata certo migliore, le cifre si aggravano: dal 2001 la parabola demografica complessiva scende ad oggi di -1.420 residenti, vale a dire del 15,4% e dal 2011 di 563 unità per un -6,8%. Sembra niente, ma è come aver perso in tre lustri per dieci volte tutto il comune di Dreka / Drenchia, o se si vuole, in toto la popolazione attuale di Drenchia, Grimacco, Savogna e Stregna insieme (1.218 ab.) aggiungendovi 3 o 4 paesini di S. Leonardo per altri 212 abitanti.
Uno, un paio alla volta, se ne va la nostra gente, chi con la valigia, chi, col rimpianto, per l’ultimo viaggio.
Anno 2016, nei sette comuni delle Valli: nati 22, morti 83; negli altri Comuni 10 nati per 39 morti: totali 32 nati e 122 morti. Non c’è veramente nulla da interpretare. Lo scarto tra iscritti e cancellati nell’insieme di tutti i 10 comuni è solo di -14 unità: 209 iscritti e 223 cancellati. D’altronde, al di là di tutta l’enfatizzazione data al fenomeno dell’emigrazione – ho già avuto modo di dimostrarlo – va ribadito che essa, numericamente, non ha raggiunto le due cifre percentuali nel corso degli ultimi 30/40 anni e che il precipizio demografico della nostra zona è dovuto sostanzialmente al saldo naturale. Come evidenziato dalle nude cifre dello scorso anno: il 32 (nati) sta in 122 (morti) poco meno di quattro volte.
Purtroppo è la qualità degli «emigrati/cancellati» – che sono i giovani – e degli «immigrati/iscritti» – che giovani non sono – a fare la differenza. Mi viene in mente il ciclo vitale dei salmoni che ritornano al luogo dove sono nati e lì muoiono… solo che loro prima di morire depongono e fecondano le uova per una nuova generazione.
Non dispongo di dati recenti relativi alla cosiddetta piramide demografica… può essere vista solo come un coperchio, rovesciata su se stessa con alla base gli anziani e, decrescendo, al vertice gli eventuali giovani.
Alla data del censimento del 2011 nelle abitazioni delle Valli vivevano 2.717 famiglie disperse in 150 insediamenti sparsi su 170 kmq di territorio, e già questo è un grosso handicap; ma, tra gli altri, un dato che fa riflettere è che ben 1.071 cosiddette famiglie erano costituite da un solo componente: vedovo/a, celibe/nubile, insomma single. Rimedi? Difficile ipotizzare qualcosa di positivo per il futuro anche in considerazione delle nuvole nere che pendono sui nostri municipi con le Uti prossime venture. D’altronde a leggere la stampa locale qualche preoccupazione ulteriore è abbondantemente giustificata. (Riccardo Ruttar)
Demografski podatki na koncu lanskega lieta kažejo, de se slovenske vasi le naprej praznijo. V 5 lietih je manj ljudi za adan cieu kamun, piše na parvi stani petnajstdevnika Dom. Četudi se je v Dreki in v Bardu zgodiu čudež, de je lani število ljudi zrastlo, je Benečija v vse buj katastrofalnem demografskem stanju. V lanskim lietu so vsi ostali kamuni šli na manj, vse kupe za 104 ljudi. Od censimenta otuberja 2011 do konca 2016, se pravi v petih lietih, je v Nediških dolinah zmanjakalo 398 ljudi, kar je vič ku vsieh prebivaucu sauonskega kaumuna, ki ima 393 prebivaucu.  

3 commenti:

  1. Lo sfacelo demografico della Slavia - V 5 lietih adan cieu kamun manj

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  2. Cara Olga, che interessanti post ci stai proponendo!!! Non posso che dirti grazie!!!
    Ciao e buon fine settimana cara amica, con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  3. Quanta verità in questo tuo post. Le zone di campagna e montagna stanno andando allo sfacelo e le uniche cittadine che resistono sono quelle che si aprono allo sci, stagione che dura comunque tre-quattro mesi. Un amichevole abbraccio.

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