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16 mar 2017

«Puntiamo su progetti europei e collaborazione»

L'INTERVENTO

Il presidente dell’Istituto per la cultura slovena-Isk di San Pietro al Natisone, Giorgio Banchig, all’incontro con il presidente della Camera, Laura Boldrini.

«Puntiamo su progetti europei e collaborazione» Il presidente dell’Istituto per la cultura slovena-Isk di San Pietro al Natisone, Giorgio Banchig, all’incontro con il presidente della Camera, Laura Boldrini. Un saluto dalla comunità slovena della provincia di Udine sparsa lungo i cento chilometri della fascia confinaria dai confini con l’Austria al Collio goriziano, ma anche nei centri della pianura friulana, dove è emigrata nel secondo dopoguerra. Una comunità che ha vissuto il confine in modo traumatico a partire dall’annessione all’Italia – 150 anni fa al termine della terza guerra d’indipendenza quando il Giornale di Udine ha scritto che «Questi Slavi bisogna eliminarli» – fino alla Guerra fredda e alla Cortina di ferro, che hanno dato origine alle organizzazioni segrete particolarmente impegnate nell’impedire il riconoscimento dell’esistenza stessa della minoranza slovena e dei suoi diritti linguistici; nel contempo si sono spalancate le porte dell’emigrazione – dovuta all’assenza di interventi strutturali in campo economico e alle servitù militari – che dal dopoguerra ad oggi ha provocato la diminuzione della popolazione di oltre il 70 per cento; nel comune di Drenchia di oltre il 90 per cento. Ma l’esodo continua e gli ultimi dati offrono cifre ancora più drammatiche. Una comunità che però non si è rassegnata. Ha raccolto le forze e, nel solco della tradizione del clero sloveno e di illuminati uomini del mondo culturale e politico, si è opposta all’assimilazione forzata e programmata dalle istituzioni, in primis la scuola, dell’Italia democratica. Ha fondato circoli culturali, giornali, cori; si è inserita nel mondo politico e insieme agli sloveni delle province di Trieste e Gorizia ha iniziato a chiedere al Parlamento italiano il pieno riconoscimento della sua esistenza e la tutela della lingua e della cultura slovena. Ma da allora sono dovuti passare oltre trent’anni prima che nel 2001 gli sloveni della provincia di Udine fossero compresi in una legge di tutela organica che ha riconosciuto non solo i loro diritti linguistici, ma anche quello di avviare uno sviluppo economico che ponesse fine all’emorragia demografica. Il risultato più concreto e soddisfacente della legge è stata la statalizzazione della scuola bilingue (italiano – sloveno) di San Pietro al Natisone. Aperta con 5 bambini nel 1984 come scuola privata, nonostante l’opposizione dell’apparato scolastico statale e parte di quello politico, si è sviluppata nei seguenti decenni diventando una scuola d’eccellenza, un fiore all’occhiello non solo della minoranza slovena. Oggi è frequentata da oltre 280 alunni dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di primo grado. Manca nell’ordinamento scolastico della nostra comunità il completamento del ciclo scolastico con la scuola secondaria di secondo grado, che viene richiesta da un crescente numero di studenti e famiglie. Manca anche l’estensione della scuola bilingue nei comuni della fascia confinaria e l’istituzione di una scuola trilingue (italiano, sloveno tedesco) nella Val Canale, al confine con Slovenia e Austria. Un sempre crescente numero di famiglie, sostenute dalle amministrazioni comunali, chiede per i propri figli l’istruzione bi- o trilingue. Ma una carente normativa, la sovrapposizione o l’incrocio di competenze e la mancanza di una seria volontà politica lasciano inevasa tale sacrosanta richiesta. Nel variegato impegno volto alla tutela e allo sviluppo del nostro patrimonio, nel 2006 è stato fondato l’Istituto per la cultura slovena, al quale aderiscono le associazioni slovene di tutta la provincia impegnate sul fronte dell’editoria, della cultura, della valorizzazione del patrimonio linguistico, architettonico, religioso, folcloristico, musicale. Nei suoi dieci anni di attività ha realizzato numerose iniziative tra le quali va ricordato il progetto europeo strategico Jezik/Lingua di cui è stato capofila, avvalendosi della collaborazione di tutte le componenti territoriali della minoranza e delle istituzioni della comunità italiana in Slovenia. Frutto duraturo di questo progetto è lo Smo – Slovensko multimedialno okno, un innovativo museo multimediale di paesaggi e narrazioni dalle Alpi all’Adriatico che, grazie ad avanzate tecnologie, offre al visitatore una immagine a più dimensioni del patrimonio culturale della nostra comunità. Intento del nostro Istituto e di tutte le organizzazioni slovene è quello di promuovere la crescita economica anche attraverso un’offerta turistica che valorizzi il patrimonio linguistico e culturale del territorio. In questo contesto rientra un altro progetto europeo transfrontaliero – lo ZborZbirk che ha messo in rete e valorizzato le collezioni della cultura materiale create dagli abitanti di paesi posti sui due versanti del confine. Con il sostegno della regione FVG abbiamo ideato e stiamo realizzando un ambizioso progetto per valorizzare e promuovere questo patrimonio, inserendolo nei flussi turistici transfrontalieri. Ed è proprio nei progetti europei e nella spontanea collaborazione con le realtà culturali, amministrative, turistiche ed economiche della Valle dell’Isonzo che abbiamo individuato una delle reali prospettive di sviluppo del nostro territorio nel rispetto della tradizione linguistica e nell’attuazione del nostro ruolo di ponte tra le culture in quest’angolo d’Europa. (Giorgio Banchig)
da Slovit del 28 febbraio 2017

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