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12 ott 2017

Sette varietà uniche per il rilancio del castagno

Sono 7 i genotipi unici di piante di castagno individuati nelle valli del Natisone. Alberi e frutti che cioè, non sono stati (almeno finora) rilevati altrove. Questo il risultato “sorprendente” – così l’ha definito Michele Fabro dell’Ersa – della ricerca condotta dalla stessa agenzia regionale per lo sviluppo rurale in collaborazione con il dipartimento DISAFA dell’Università di Torino e presentata durante il convegno ‘La castanicoltura nelle valli del Natisone, sviluppi e prospettive’ tenutosi nella sala consiliare di Pulfero lo scorso 7 ottobre.
Nel corso della serata, organizzata dal comune di Pulfero con la collaborazione di Coldiretti e Associazione culturale e socio-assistenziale di Tarcetta, nell’ambito della seconda Festa del castagno gigante, oltre a Fabro sono intervenuti anche Andrea Maroè del servizio paesaggistico e biodiversità della Regione, Dario Ermacora, presidente regionale di Coldiretti, Mauro Pierigh, presidente dell’associazione Tarcetta, il sindaco di Pulfero Camillo Melissa, l’esperto locale Giovanni Coren e l’assessore regionale all’agricoltura Cristiano Shaurli. Moderatore il vicesindaco Mirko Clavora.
“Questa di oggi – ha affermato Shaurli – è una sorta di ultima chiamata per tutti: istituzioni, territorio e imprenditori del settore.” Ricerca, biodiversità e promozione delle peculiari produzioni locali devono diventare, secondo l’assessore regionale, “fattori economici su cui investire per il rilancio di questa zona.” Shaurli ha quindi auspicato che si proceda da subito con azioni concrete in grado di dare seguito ai lavori di ricerca, mettendo a frutto i fondi del Psr per la creazione di una filiera produttiva della castanicoltura e istituendo, al contempo, una rete di produttori locali.

Auspicio, quello di Shaurli, motivato dalle evidenze scientifiche emerse dalla ricerca dell’Ersa e dell’Università di Torino (la più attrezzata in Italia per lo studio della castanicoltura). Come ha illustrato Michele Fabro, l’analisi genetica realizzata nel 2017 su 38 piante della regione, la maggior parte delle quali nelle Valli del Natisone e, in particolare, intorno ai paesi di Spignon, Pegliano (Pulfero), San Leonardo e Raune (Stregna), ha individuato 16 varietà diverse di castagno, di cui – come detto in apertura – 7 che sono genotipi unici: Čjufa, Marujac, Bogatac, Curin, Ranac, Kobilcar-Zelenac, Ranac Rarski. In una prossima fase, ha detto Fabro, ci si propone di studiare la migliore vocazione possibile per i prodotti delle diverse piante. Se sia cioè preferibile destinarle al consumo diretto, alla produzione dolciaria o di farinacei, in modo da fornire precise indicazioni ai produttori.
La promozione del castagno come prodotto tipico delle valli del Natisone ha, da quest’anno, anche un ulteriore elemento di tutela e visibilità. Grazie alle novità legislative e al finanziamento della Regione, ha spiegato Maroè, i due castagni secolari di Pegliano (Pulfero) sono stati inseriti nel primo elenco che tutela gli alberi monumentali che, quindi, potranno essere gestiti (e tutelati nella loro integrità) con gli strumenti adeguati.
Anche Ermacora ha sottolineato come la biodiversità del castagno (ma anche di altri prodotti tipici quali le peculiari varietà di mele) siano da considerare come un’opportunità di rilancio per l’agricoltura delle valli del Natisone.
Necessario quindi, anche secondo il presidente di Coldiretti, procedere dall’analisi all’elaborazione di una strategia di intervento in grado di rilanciare il settore agricolo.

3 commenti:

  1. Sette varietà uniche per il rilancio del castagno

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  2. Cara Olga, sembra quasi incredibile che ci sia tanti tipi!!!
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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