18 set 2018

Via Crucis dedicata agli sloveni della Benečija

Don Arturo Blasutto (1913- 17 settembre 1994)
dal libro “Via Crucis dedicata agli sloveni della Benečija/Križev pot posvečen Beneškim Slovencem”
foto da http://www.lintver.it/
Gran parte della vita sacerdotale di don Arturo Blasutto è stata una Via Crucis di incomprensioni,solitudine,diffamazioni che lo hanno costretto appena quarantenne ,a ritirarsi in silenzio nel paese natale Monteaperta (Taipana) in seno alla popria famiglia che da allora lo ha assistito e curato.
Don Arturo nacque nel 1913 .Dopo aver frequentato le scuole elementari entrò nel seminario diocesano e compiuti gli studi liceali e teologici ,fu consacrato sacerdote nel 1936. Svolse il suo primo servizio come cappellano a Oseacco (Resia),dove nonostante la proibizione fascista,seguì l’antica tradizione di usare il dialetto locale nella prassi pastorale.In Val Resia fu sorpreso dallo scoppio della seconda guerra mondiale  che fece sentire  la sua drammatica presenza con l’inizio della lotta partigiana.
Dal settembre 1944 in zona operava una formazione di combattenti le cui azioni erano dirette soprattutto a sabotare il tratto ferroviario Chiusaforte-Pontebba .Le testimonianze raccontano che don Arturo offrì il suo aiuto umanitario e svolse la sua azione pastorale in mezzo ai partigiani perchè sosteneva ,tutti sono figli di Dio.Questo suo impegno non gli impediva di accogliere e offrire quel poco che possedeva anche a chi combatteva sul fronte opposto.Ma le insinuazioni,che lo dicevano titino e collaborazionista dei partigianidel IX Corpus ,ebbero il sopravvento .Sulla testa di don Arturo i nazifascisati posero una taglia di 500mila lire.Fu ricercato con ogni mezzo ma,messo in guardia e protetto dalla sua gente,per salvare la vita decise di lasciare Oseacco e di rifugiarsi prima presso amici sacerdoti nelle Valli del Natisone poi in seno della famiglia a Monteaperta.
Finita la guerra don Arturo ebbe la nomina di vicario a Liessa (Grimacco),dove come in tutta la slavia friulana ,la pace raggiunta ,la fine della dittatura,la conquista della libertà e della democrazia non avevano sconfitto l’opposizione all’uso dello sloveno nella prassi pastorale…continua
dal libro” Eloì,eloì lemà sabahtàni?”

1 commento:

  1. Cara Olga, quante cose che per niente conoscevo!!!
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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