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09 set 2015

Don Arturo Blasutto

17 settembre 21 anni dalla morte di don Arturo Blasutto
Don Arturo Blasutto  si è distinto per aver valorizzato la lingua  e  la cultura slovena .
Chiesetta della Ss.Trinità - Monteaperta/Viškorša
LA VIA CRUCIS di don Arturo Blasutto ( 1913- 1994)

"Naj vam bo lahna zemlja vaše Viškuorše" l'augurio di don Renzo Calligaro,parroco di Bardo-Lusevera ,al termine della lunga liturgia funebre è andato al di là della tradizionale formalità ed è stato sentito come richiesta di perdono e come preghiera perchè questo sacerdote umiliato e dimenticato dagli uomini riceva la ricompensa per la sua fedeltà a Cristo,alla sua gente e ai principi che dovrebbero animare ogni cristiano.
Gran parte della vita sacerdotale di don Arturo,infatti,è stata una via crucis di incomprensioni,solitudine,diffamazioni che lo hanno costretto appena 42enne a ritirarsi in silenzio nel paese natale,in seno alla propria famiglia,che da allora lo ha assistito e curato.

Don Arturo Blasutto era figlio di Anna De Bellis e di Giovanni che di mestiere faceva il muratore.Frequentate le scuole elementari, entrò in seminario e dopo il liceo e gli studi di teologia venne ordinato sacerdote il 19 luglio 1936 dall'arcivescovo mons.Giuseppe Nogara nel duomo di Udine.Celebrò la prima messa il 26 luglio a Monteaperta e fu mandato  come vicario ad Oseacco in sostituizione di don Valentino Birtig  nominato cappellano  a Mersino .Don Arturo seguì la prassi pastorale e continuò ad insegnare il catechismo e a predicare in dialetto resiano.
Scoppiò la seconda guerra mondiale,dal settembre 1944 in Val Resia c'era una formazione partigiana che faceva azioni contro la linea ferroviaria della Val Canale.Si dice che  offrì il suo aiuto e svolse la sua azione pastorale anche in mezzo ai partigiani ,perchè diceva che erano tutti figli di Dio.La fama e le calunnie che lo ritenevano collaborazionista dei partigiani del IX Corpus ebbero il sopravvento.Sopra la sua testa venne messa una taglia,fu ricercato ma,avvertito dalla sua gente,all'inizio del '45 lasciò Oseacco e si rifugiò presso i sacerdoti amici delle Valli del Natisone e poi a Monteaperta.
Finita la guerra nell'aprile del '46 ,fu nominato vicario a Liessa (Grimacco).Don Arturo  coerente con l'insegnamento della Chiesa riprese a predicare nel dialetto sloveno,ma fu preso di mira per le sue prediche in sloveno.In quei tempi c'era una campagna anticlericale ed antislovena contro i sacerdoti della Benecia.
Visti i continui attacchi,l'arcivescovo Nogara intervenne con una difesa  scritta :
"Nei giorni passati nella stampa nazionale e locale sono state lanciate accuse circa i sentimenti  e l'atteggiamento dei sacerdoti delle valli del Natisone quasi fossero avversi dell'Italia e favoreggiatori del comunismo.Tali accuse sono ingiuriose ed insane ,basta una sola considerazione per dimostrarlo.Tutti,anche quegli stessi giornali che li criticano,esaltano l'altissimo senso d'italianità di quelle popolazioni.Ora come potrebbe avvenire ciò se i sacerdoti fossero antiitaliani,dato che i fedeli lassù sono attaccatissimi alle loro chiese e ai loro sacerdoti?"
Don Arturo fu particolarmente preso di mira anche dalle accuse che provenivano da Resia,ma lui continuò la sua azione pastorale in collaborazione con gli altri sacerdoti sloveni della zona.
Nel 1950 ,su suggerimento dell'Arcivescovo Nogara ,insieme agli altri parroci sloveni firmò una lettera  inviata al Prefetto di Udine nella quale si ribadiva che "la popolazione di queste valli ha note di origine e una parlata dialettale slovena che fu sempre di pacifico uso",dichiarano che"siamo sempre stati i primi a dare ogni nostra attività perchè anche i problemi di queste valli abbiano soluzione anche nell'ambito nazionale italiano" e si augurano che "la vita di queste popolazioni e la nostra ,possa in base alla Costituzione ,svolgersi in piena libertà e nella più leale adesione alla Patria italiana,con rispetto della nostra parlata e della naturali esigenze sue e di vita religiosa e civile".
Questa lettera non bastò,calunnie ed accuse continuarono soprattutto contro don Arturo.I suoi superiori affidarono l'incarico di svolgere un'indagine sul suo operato a un sacerdote locale,ma non fu trovata nessuna conferma alle accuse mossegli.
Nonostante ciò nel 1955 don Arturo fu rimosso dal suo incarico.
Ancora oggi sono molti a chiedersi il perchè di questa decisione dell'autorità diocesana.Ci sono due possibili chiavi di lettura che possono essere fuse in una sola.
Alcuni avanzano l'idea che a causare il provvedimento fu un'interpretazione affrettata e distorta di una sua presa di posizione nei confronti di una persona responsabile dell'Azione cattolica;altri sostengono che la rimozione è da mettere in relazione con la vicenda di don Boldarino,il vicario di Cosizza che fu allontanato per i suoi collegamenti con gruppi nazionalisti della zona:si è voluto così intervenire sugli estremi di due posizioni come se i loro principi e finalità potessero essere messe sullo stesso piano.Quanto le accuse fossero infondate e strumentali lo rivela la testimonianza di un sacerdote delle valli che,in un memoriale inviato all'arcivescovo Zaffonato nel 1957 dai sacerdoti della zona,affermava che il brigadiere dei carabinieri di Clodig aveva dichiarato:
"Se don Blasutto di Liessa parlasse italiano,non avrebbe nessuna accusa".
Una tipica vicenda da "Gladio nostrano"
Il 25 novembre 1955 don Arturo si ritirò a casa sua.Rifiutò un sussidio inviatogli dall'arcivescovo:voleva giustizia,non elemosina.
In famiglia e in alcuni amici trovò conforto ed assistenza.Celebrava la messa nella chiesa parrocchiale senza il suono delle campane.Qualche tempo dopo gli fu negato di celebrare in chiesa.
Non si abbattè;continuò nel silenzio e nella preghiera la sua via crucis.
Negli ultimi anni della sua vita si adoperò perchè fosse ripresa l'antica tradizione del bacio delle croci presso la chiesa della Santissima Trinità di Monteaperta.Invitò i sacerdoti e le comunità della zona e delle valli dell'Isonzo con le loro croci.
E' un'iniziativa che ha preceduto in qualche modo l'incontro dei tre popoli che si svolge a turno nelle diocesi di Udine,Lubiana e Klagenfurt.
In una lettera scriveva che :
" la mia gente guarda alla chiesa della Ss.Trinità come i Magi alla stella cometa che li ha condotti al Presepio".
Il 26 luglio 1986 celebrò con gioia il suo 50° anniversario della sua prima messa attorniato da parenti e da due sacerdoti nativi di Monteaperta on Luigi e don Celeste Blasutto.
il bacio delle croci
Monteaperta

M.D.J. da Dom 1994

fonte:http://www.lintver.it/storia-personaggi-arturoblasutto.html
immagine di Pierinut da http://it.wikipedia.org/wiki/Monteaperta#mediaviewer/File:Chiesa_Monteaperta.JPG
licenza Creative Commons

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