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19 ott 2017

Gli slavi della Val Natisone

monte Matajur
da https://it.wikipedia.org/wiki/Valli_del_Natisone
Religiositá e folklore ladino e slavo nell'alto Friuli. Primi due capitoli della tesi di laurea di Mons. Angelo Cracina

PREMESSA

Per un'opportuna ed approfondita conoscenza della spiritualitá, connessa ai problemi pastorali degli Slavi delle Valli del Natisone, é opportuno premettere qualche cenno riguardante gli elementi storici ed etnici che li caratterizzano, prima di addentrarci nella parte viva del nostro argomento. 

Perció il nostro discorso, al riguardo, si soffermerá sui seguenti quattro punti: 1 - Il Territorio. 2 - La Popolazione. 3 - Le Vicende politiche e religiose dalle origini ai nostri giorni. 4 - Il mio proposito. 

1 - Il Territorio.

Suo Nome ed Ubicazione. Quando i Friulani parlano della Val Natisone, d'ordinario non intendono riferirsi solo ai versanti montagnosi tra cui scorre il fiume Natisone, ma anche alle valli contermini bagnate dai suoi affluenti: l'Alberone, il Cosizza, e l'Erbezzo. Di fatto, per loro, sia quando parlano o quando scrivono, le due espressioni: Val Natisone e Valli dei Natisone, hanno lo stesso significato. 

A questo senso ci si atterrá anche nel presente lavoro. Dagli scrittori sloveni, Val Natisone é denominata Beneška Slovenja o semplicemente Benečija, intendendo, peró, alle volte, tutto il territorio abitato da Slavi nella Provincia d'Udine, cosí il Rutar, il Feigel-Nanut ed altri. Per gli Italiani, questa particolare zona, va sotto il nome di: Val o Valli dei Natisone o Slavia Italiana, come per Carlo Podrecca; e recentemente, per Giuseppe Marchetti, va sotto il nome di Slavia Friulana (1). 

(1) V. Cotterli O.: Le Valli del Natisone e le citate opere di Carlo Podrecca. di Simon Rutar, di Feigel-Nanut e di Giuseppe Marchetti nella bibliografia (Storia e Spiritualitá). Gli abitanti del luogo denominano se stessi Nedižuc, se vivono abitualmente in Val Natisone e Val Alberone; Rečanj, se in Val Cosizza ed Erbezzo. Accenno anche a due soprannomi che si danno vicendevolmente le due parti. 

Per i Rečanj, i Nadižuc sono "Lesnikari": mangiatori di noccioline; per questi ultimi, i Rečanj, sono "Žabari": mangiatori di ranocchi (2). 

(2) E' un vezzo popolare comune quello di attribuire dei nomignoli. Esso é tuttora vivo anche qui a Buia del Friuli, come ci riferisce il noto pubblicista P. Menis. Gli abitanti della frazione di S. Stefano sono, infatti, detti: "ámbui", prugnoli, dai frazionisti di Madonna di Buia; questi ultimi dai Buiesi sono detti: "cuargnui". corgnoli. C. Podrecca nella sua Slavia Italiana (Le "Vicinie" p. 30), scrive di aver riscontrato quest'uso, ai suoi tempi, anche nel Pordenonese. Quivi due frazioni si davano l'una l'altra l'epiteto di: "romans", latini, e "sclavons", slavi. Questa zona é composta di quattro vallate di cui la piú lunga e la piú ampia é quella percorsa dal fiume Natisone, situata a Nord-Est di Cividale, al confine con la Jugoslavia. In tutto 170 km.q. di superficie e 9645 abitanti (2bis). 

(2 bis) v. "Dom", dicembre 1972, e nota n. 9 a pag. 162 del testo. Da Cividale alle Valli del Natisone si accede per tre strade principali: la Cividale-Castelmonte ad oriente; la Cividale-Purgessimo a mezzogiorno; e la Cividale-S. Quirino ad occidente. La prima é relativamente recente; le altre due ricalcano due strade romane dette: Appia Antica e Appia Nuova

Secondo il Quarina (Cfr. LODOVICO QUARINA: Le Vie Romane del Friuli, Udine, Tarantola-Tavoschi, 1970, p. 16) era detta "Appia" la strada che da Cividale proseguiva per Carraria e Purgessimo, lungo la sponda sinistra del Natisone, verso la Valle del Natisone. In seguito da Cividale, biforcandosi e proseguendo, si diramó anche lungo la sponda destra del fiume, sempre verso Nord e fu chiamata Appia Nuova. 

Queste due importanti vie furono cosí denominate dai console romano Appio Claudio Pulcro (143 a.C.) che le percorse tra i primi, quando le conquiste romane puntarono oltre le Alpi Orientali. 

Le due Appie convergono al ponte S. Quirino, formando un'unica via che da lí, per la Valle del Natisone, Caporetto, Plezzo e Tarvisio, giungeva a Virunum nel Norico: ora Mariasaal in Carinzia. 

Il Quarina asserisce che dal Ponte S. Quirino si staccava un'altra strada romana che da Algida (Azzida), scendeva nella conca di S. Leonardo, saliva a Clodig e, scavalcato il Colovrat, entrava nella Valle dell'Isonzo. 

Ponte S. Quirino, modesto villaggio agricolo, ma geograficamente in una posizione strategica, ha una certa importanza commerciale e turistica, senza contare poi che unisce il Comune di S. Pietro al Natisone con quello di Cividale. O. Marinelli gli attribuisce anche una particolare importanza storica, perché costruito dai Romani, e sociologica, perché rappresenta il punto d'incontro e di buon vicinato, tra Ladini e Slavi (3). 

(3) Cfr. MARINELLI O., Guida delle Prealpi Giulie, pp. 159-160. Da notare la seguente sua affermazione: "Il confine linguistico tra Slavi e Ladini coincide con la linea di falda dei monti". Cenni geologici, litologici e climatologici. La zona é montuosa, or lievemente or subitamente digradante in piccoli spazi pianeggianti. Le cime piú alte sono: il monte Matajur: m. 1.643; il Mia: m. 1.244; il S. Martino: m. 983; e il Hum: m. 917. Le piú basse altitudini si riscontrano a Merso di Sotto: 153 s.m.; e al ponte di S. Quirino: a 145 s.m. 

Il terreno appartiene, nella quasi totalitá, all'eocene. Nelle parti piú interne ed elevate, affiorano zone appartenenti al cretaceo. Esse si trovano in formazioni potenti di calcari ed in masse talvolta isolate ed intercalate (calcari grigi), sotto forma di banchi compatti, anche bracciosi, a marne scagliose e brune. 

Si riscontrano altresí, rocce calcaree magnesiche ben stratificate, con frequenza di piccoli depositi di scisti bituminosi (i cosiddetti "bogheads") che sembrano dovuti all'accumularsi di talli e di alghe nel mare triassico. Tali banchi bituminosi sono evidenti nelle formazioni eoceniche tra Montefosca, Erbezzo e Tribil di Sopra. 

Nell'eocene inferiore, a fasce prevalentemente calcaree, si trovano calcari a grana compatta, conosciuti sotto il nome di "pietre piasentine" (Cave di pietra di Azzida, Tarpezzo, Clastra ed Osgneto), le quali forniscono ottimo materiale da costruzione. 

Questi tipi di calcare sono alternati con marne o calcari marnosi, compatti e grossolani (cave di S. Leonardo e di Vernasso), sfruttati per cementi e calci idrauliche. 

Il cretaceo, poi, affiora specialmente nella parte piú alta della zona ed é abbastanza ricco di manifestazioni carsiche e di grotte. Fra queste ultime, le piú note sono quelle di Antro, la Veljkajama e la Častita Jama, meno note lo Starčedat, lo Starikot e la Spelonca di Osgneto nella conca di S. Leonardo. La distinzione tra cretaceo ed eocene ha il suo riflesso nelle culture agricole, perché, dove appare l'eocene, il terreno si ammanta di ottima vegetazione. Questo fenomeno é ben visibile nella zona di Losaz, sotto il Matajur, nel Drenchiotto e alle falde del Colovrat: la cui altitudine é di m. 1.243, ed é in territorio sloveno. 

Da segnalare anche un deposito argilloso a sedimenti, con conchiglie lacustri, a Cemur, nella parte inferiore della vallata dell'Erbezzo, la quale, in epoche remotissime, doveva formare un lago (4). 

(4) Se ne fa un cenno in Atti del Comprensorio di Bonifica Montana - Valli del Natisone, 14/3 - 1960, p. 7. Piú diffusamente ne parla O. MARINELLI, o.c., pp. 140-160. Il clima é abbastanza temperato; le oscillazioni della temperatura non sono molto forti: minime: -13; massime: +36. Le precipitazioni atmosferiche sono elevate: in media 2.000 mm. di pioggia l'anno; le massime sono in primavera e in autunno. Ció influisce molto sull'economia agraria che é basata sulla coltivazione delle piante da frutto: meli, peri, peschi, castagni, susini, alle volte ostacolate, nella fioritura, da questa situazione meteorologica. 

La neve, eccettuati i rilievi piú elevati, non é abbondante e rimane poco tempo sul terreno; invece forte é la ventilazione, ma é mitigata dalla tortuositá delle valli. 

Questo fenomeno abbassa presto la temperatura d'inverno ed apporta dolce frescura d'estate. 

Vi si coltiva, discretamente, la vite che dá un vino non delle migliori qualitá: clinton, americano o uva fragola, e un bianco: il famoso cividino che sta scomparendo. 

Anche i cereali vi hanno un discreto posto: primo fra essi il mais per fare la polenta; poi il frumento, l'orzo, i fagioli e le patate. Sta scomparendo la semina del gransaraceno, detto heida; scomparsa quasi la pastorizia e fortemente diminuito l'allevamento del bestiame. La zona é discretamente fornita di rete stradale; é povera di prodotti alimentari; é mancante di industrie: una fornace di calce, una di laterizi, una cava di marna, tutto qui per ora (5). 

(5) Al riguardo possiamo aggiungere quanto appresso. C. PODRECCA in Slavia Italiana a pag. 93 parla di filoni di mercurio trovati a Cisgne (S. Leonardo) e a Stupizza, e di pepite d'oro sul Matajur. Il periodico Novi Matajur del 15-30 aprile 1976 a pag. 4 informa che a Oculis (Naukula) presso S. Pietro al Natisone si stanno facendo sondaggi per cercare petrolio. Recentemente ad Azzida, la Ditta Danieli di Buttrio ha aperto una fabbrica di pezzi meccanici di ricambio. Se questa zona non é ancora completamente abbandonata, lo si deve alla forte resistenza fisica dei suoi abitanti e al tenace amore alla loro terra natia. 

24 lug 2012

In ricordo di Cracina e Vertovec

V spomin Cracine in Vertovca
Alla ricerca dell’identità

V iskanju identitete je tema lietošnjega srečanja v sklopu Kaplijce zgodovine in kulture, ki bo v saboto 28. luja ob 20.30 v Čedadu v palači Craigher-Gabrici, sada Costantini (ulica IX agosto). O monsinjorju Angelu Cracini ob 20. oblietnici smarti bojo guorili odgovorni urednik Doma, teolog mons. Marino Qualizza, navuod Renato Cracina, ki je novinar, in generalni vikar videnske nadškofije, mons. Guido Genero. Moderator bo Franco Fornasaro. Natuo bo koncert in se bojo kulternega dieluca Marina Vertovca ob 10. oblietnici smarti smisnili z razstavo Guida Tavagnacco in Lucille Micheli. Pobudo parpravljajo družina Giovanni Costantini, KD Ivan Trinko, Ute, Eraple, zveza Slovenci po svetu in Somsi pod pokroviteljstvam čedajskega kamuna.
Sabato 28 luglio alle ore 20.30 a Palazzo Craigher-Gabrici ora Costantini (via IX Agosto, 17) si terrà l’incontro “Alla ricerca dell’identità”. La serata organizzata nell’ambito della rassegna culturale Gocce di storia e cultura verrà fatta in onore di mons. Angelo Cracina, sacerdote, ricercatore e scrittore. Interverranno mons. Marino Qualizza, docente di teologia dogmatica e direttore del quindicinale Dom e mons Guido Genero, vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine, medererà l’incontro il dott. Franco Fornasaro.
In questa occasione si esibiranno il duo formato da Marta Vigna (arpa) e Stefano Fornasaro (flauto) e il duo Elisa Iovele (soprano) e Stefania Rucli (pianoforte). Verrà inaugurata anche la mostra d’arte con le opere di Guido Tavagnacco e Lucilla Micheli. La serata è in omaggio a Marino Vertovec (1939-2002), uomo di cultura e dialogo.
http://www.dom.it/v-spomin-cracine-m-vertovcaemalla-ricerca-dellidentitem/


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