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26 lug 2016

Matej Bor

Matej Bor (vero nome: Vladimir Pavšič), 1913-1993

Prima della seconda guerra mondiale fu professore, giornalista e critico teatrale in Slovenia. Nell'autunno del 1941 durante la visita ai combattenti della Resistenza appartenenti alla compagnia Grosupeljska četa, potè conoscere per la prima volta da vicino l'impresa partigiana, come rivela la reazione diretta alla lettura delle sue poesie della insurrezione. Durante la guerra fu autore di poesie patriottiche ed elegiache, e delle scenette teatrali che il Teatro popolare sloveno (Slovensko narodno gledališče) organizzava nel territorio liberato. Con la ballata"L'incontro" si conclude il ciclo delle sue poesie "L'amore nel vortice", pubblicate subito dopo la fine della guerra, scritte nell'occasione della esumazione dei resti di sua moglie Nina-Erna Jamarjeva, caduta da partigiana. Matej Bor ravviva la giovane donna e le parla, per staccarsi dall'impensabile terrore e dalla assurdità di una morte violenta.

Srečanje

Nek jesenski večer
v mračni obkrški hosti
zmotili čudni gosti
so tvoj mir.

Vzeli smo izpod mahu,
kar ni posrkala vase
zemlja te dolge čase,
odkar si tu,

vzeli, kar v zimskih nočeh
lisice so pozabile,
ko so skoz metež nosile
te v lačnih zobeh.

Položil na vresje sen
tvojo razbito lobanjo,
dolgo strmel sem vanjo
ves tih in nem.

Kje je jasnina oči,
kje sta ustni opojni?
Vame v grozoviti spokojni
dvoje votlin reži.

Kje si? Ne, to nisi ti,
Ti si se skrila vame,
tu te smrt ne zajame,
tu so še tvoje oči.

Tu je ponosni tvoj stas,
k meni gibko se privija,
kadar burja zavija
v nočni čas,

kadar sam s sabo sprt
v ulice slepe zablodim,
s tabo kot v davnih dneh hodim,
nate oprt.

Laž zre iz teh votlin,
nič ne bom gledal vanje,
zemlja, vzemi lobanje,
meni pusti spomin.

Ljuba, pridi nocoj,
vabi te mesečina,
vabi te sila spomina,
vabi te ljubi tvoj.

L'incontro

In una sera d'autunno
nel carso scuro desolato
ospiti strani hanno turbato
la tua tranquillità.

Abbiamo scavato sotto gli insetti
là dove la terra, da quando giaci
non ha frammentato solo gli stracci
da quando riposi qua

Abbiamo preso i resti delle notti d'inverno
che le volpi si dimenticavano,
mentre nel caos ti portavano
tra i denti affamati.

Ho posato sull'erica
il tuo teschio rotto,
Il mio sguardo non fu interrotto
nel silenzio stavo muto.

Dov'è quella limpidezza degli occhi,
dove è la bocca inebriante?
Nel silenzio terrificante
due vuoti ringhiano su di me.

Dove sei tu? No, questo non sei tu,
Tu in me ti sei nascosta,
là dove la morte non ti si accosta,
là i tuoi occhi stanno.

Ora la tua figura fiera,
agilmente a me si affida,
mentre la bora grida
in quest'ora notturna,

quando in me, mi chiudo
e giro per le strade senza svolta,
con te passeggiando com'una volta,
e verso di te mi apro.

Quello che mi fissa dai vuoti è falso,
oltre di loro niente si troverà,
porta via il teschio, o terra,
e lasciami il ricordo.

Amorosa, vieni stanotte,
t'invita la luna con la sua gloria,
t'invita la forza della memoria,
t'invita il tuo amoroso.

http://www.cnj.it/CULTURA/sloveni.htm

fonte foto da

By Unknown - This image is available from the Digital Library of Slovenia under the reference number L26YK3HKThis tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing for more information.Deutsch | English | Español | Italiano | Македонски | Português | Slovenščina | +/−, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17297334

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