VOTAMI

classifiche

avviso

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso . Per le informazioni sulla Privacy leggere la Google Policies Privacy

Se continui nella navigazione accetti il loro uso. OK | Per +INFO

10 lug 2016

Storia religiosa della Slavia Friulana

Bardo-Lusevera
tratto da (Archivio della curia arcivescovile di Udine — Acau, Faustino Nazzi, Storia religiosa della Slavia Friulana http://fauna31.wordpress.com, p.
Capitolo IV

Lusevera ♣ 

Nel 1860, il capp. cur. di Lusevera don Marco Placereani dà inizio alle pratiche per parrocchia. La giunta di Lusevera nel 1869 riferisce all'arciv. Andrea Casasola friulano di Buia una critica "benevola" alla curia del pievano di Tarcento Giacomo Nait di Terzo di Tolmezzo: "La Curia Arcivescovile di Udine è composta di tanti asini imbecilli e mostri non atti né capaci a far nulla se non si è in persona a dettare loro un decreto, capaci soltanto di esigere indebite somme per dispense di Matrimonio, per empire la pancia e che poco gli vorrebbe di denunciarli". Il fatto sarebbe avvenuto durante il pranzo a Villanova. F.to Micottis e Sinicco33. La critica è davvero radicale, ma se si pensa alla personalità del Casasola ed ai suoi collaboratori, nella congiuntura difficilissima dell'aggregazione del Friuli all'Italia e delle angherie dei nazionalisti che giunsero ad assalire il palazzo patriarcale fino a costringere l'arcivescovo a rifugiarsi in soffitta, possiamo capire l'aggressività di questo parroco. La mancanza di ogni capacità di leggere i segni dei tempi ha esasperato i rapporti al di là di ogni sopportazione. L'intransigenza assoluta nel rivendicare il diritto del papa ad uno Stato Pontificio, ritenuto ad essentiam quasi un dogma per la missione universale della chiesa, contribuì a giustificare un'opposizione intransigente contro ogni possibile concordia tra Stato e Chiesa. Polemizzò contro questo impasse don Giovanni Vogrig da Clastra con una lotta ventennale34. Nel 1873 il viario di Lusevera don Pietro Comelli chiede la festa del Cuore di Maria per l'ultima domenica di carnevale "per contrapporre un gran bene spirituale in specie nei quattro ultimi giorni di carnevale in cui si commettono tante iniquità nel mondo odierno"35. Può darsi che sia vero che la gioventù fosse scapestrata, ma si nota ormai un risvolto non innocuo dell'educazione seminarile sul nuovo clero, sempre più chiuso in uno schema che, diventando "serio", determina una morbosità non di rado patologica per questo aspetto della vita. Ne pagherà il conto l'Ac. Nel 1885 il pievano di Tarcento don Leonardo Sbuelz spedisce all'arcivescovo un'ampia Relazione sulla cappellania curata o curazia di Lusevera: 1- Lusevera, fam. n. 82, ab. 471 (media 5,7 per fam.); 2- Micottis fam. n. 30, ab. 204 (6,8); 3- Musi fam. 32, ab. 182 (5,6); 4- Vedronza fam. 17, ab. 104 (6,1). Totale fam. n. 161, ab. 961 (5,9). 1- Sedilis fam. n. 87, ab. 478 (5,4); 2- Cesariis fam. n. 54, ab. 320 (5,9); 3- Vedronza Bassa fam. n. 15, ab. 85 (5,6). Totale: fam. n. 156, ab. 883 (5,6). Totale complessivo Ville Slave: fam. n. 317, ab. 1.844 (5,8). Le lotte continuano da oltre 30 anni! Storia: 1- Prima del 1738 non c'era né chiesa né curazia, né sacerdote per tutti; si doveva andare a Tarcento. Con decreto patriarcale del 28 aprile 1738 venne eretta in sacramentale la chiesa di San Giorgio di Lusevera, con cappellano proprio. 2- Nel 1847 venne firmato, a seguito di regolari comizi, il capitolato per il mantenimento del curato e del cooperatore e per la gestione dell'unica chiesa di Lusevera da parte di tutti. Riconferma nel 1860 per il cooperatore. 3- Nel 1866 si avanza ipotesi di chiesa e canonica a Pradielis per acquietare i dissidi fra destra e sinistra del Torre. Ma no! funzioni, paghe, residenze ecc. I frazionisti di Pradielis concorrono per l'ampliamento della chiesa di Lusevera e questi ultimi non fanno altrettanto per la chiesa e canonica di Pradielis. 4- Nel 1873 la chiesa di Pradielis è sacramentale e un cooperatore di Lusevera risiede in Pradielis. Pradielis mantiene il suo cappellano e non concorre al mantenimento del curato di Lusevera don Pietro Comelli che è costretto a lasciare per andare altrove. La curia toglie il cooperatore a Pradielis e ne manda uno solo a Lusevera per tutti fino al 1875. 5- Nel 1876 la curia nega un cooperatore ed un vicario curato. 6- Una commissione curiale propone nel 1877 un cooperatore a Pradielis pagato lire 750 dai Pradielesi ed un curato a Lusevera per lire 1.200 di cui 200 da integrarsi da Pradielis. Lusevera però non accetta per tener fede agli atti precedenti. 7- Nel 1879 questione del santese o sacrestano di Lusevera che vuole essere pagato per intero anche da Pradielis. La diatriba perduta da Pradielis spinse costoro a disertare del tutto Lusevera. 8- Nel 1884 interviene il regio Prefetto e nel 1885 decideva tra l'altro di conservare la curazia e lo stipendio al curato di lire 1.200; per le funzioni decida l'autorità religiosa. Lusevera però vuole un appoggio da Pradielis per diventare parrocchia. Tutto all'aria. "Fino al 1738, epoca in cui Lusevera chiese ed ottenne un cappellano proprio si manifestò in quegli alpigiani l'idea di svincolarsi un po' alla volta dall'antica Pieve di Tarcento"; lo provano i sempre più ampi privilegi ottenuti, fino al decreto del 1872 con cui si concede tutto e per delega "semel in anno" anche l'assistenza ai matrimoni. Pradielis "non sarà mai disposto a sopportare il giogo e la dipendenza immediata di Lusevera". Il vicario sostituto Cossio da Tarcento nel 1875 proponeva di lasciare libera la popolazione di dividersi attorno le due chiese, senza dipendenza. Tarcento avocava a sé i matrimoni con ordine del vescovo del 1876. Il pievano Sbuelz propone la soppressione della curazia di Lusevera e la proposta di due curazie dipendenti direttamente da Tarcento36. Abbiamo letto più volte una simile sintesi cronologica delle vicende della curazia slava di Lusevera, ma ripercorrere le singole fasi ci permette di capire che se è possibile dipendere da un "estraneo", insopportabile diventa la dipendenza fra simili, grandi o piccoli che sia; ilprincipio della dipendenza non è l'amore all'unità, ma soggezione e suggestione del potere, del più grande. Fra uguali non si dà subordinazione. È un vezzo slavo? No, è un dato universale: meglio schiavi che umili e magari caritatevoli: l'elemosina è virtù superiore. La religione come la politica divide; unisce solo la forza. L'unità della chiesa è uniformità, cioè subordinazione dell'inferiore al superiore fino all'infallibile. L'unità multiforme invece, di origine greca e di pratica aquileiese è stata intossicata con l'"eresia". In questo senso il cristianesimo deve essere ancora predicato. Nel 1886 curato di Lusevera è don Giuseppe Driulini da Fraelacco e vi rimarrà fino al 1893. Nel 1887 i frazionisti chiedono un cappellano per le assenze del curato nelle domeniche in cui celebra nelle frazioni. Lo si vorrebbe impiegare nella scuola elementare, dove lo stipendio di maestro è di lire 650 annue37. Ma ancora nel 1890 il cappellano non è concesso. Nel 1891 il Riparto di Lusevera paga l'affranco su kg 12,50 di burro al pievano di Tarcento pari a lire 500 come nuova vicaria38. L'anno dopo, su suggerimento di persone devote, il vicario ha fatto venire l'immagine della Madonna di Pompei ed ora chiede il permesso di poterla benedire. Ma no, l'incombenza è prerogativa del pievano. Al che protesta: "A che obbligare il parroco di Tarcento a recarsi in questa bella giornata quassù e per dare una giornata intera?" Tutti i cappellani lo possono fare, "tanto e più del famoso abate conte Romano di costà... Ma io sono un asino, come tutto il clero della Diocesi. Lo ha detto Berengo e basta"39. Per i veneziani i friulani sono sempre stati un po' "barbari" come per il resto d'Italia e perciò da trattarsi con affabilità e simpatica curiosità. Le espressioni esasperate sono il momento più vero dei rapporti effettivi, mentre per l'ordinario prevale l'educazione o dissimulazione. Nel 1891 il vicario curato chiede al vescovo di celebrare la domenica la festa della Madonna della Neve in Musi, dove solo in quella occasione si celebra per tutto l'anno. "Considerato che se venisse concessa la traslazione, potrebbero approfittare della santa Messa ed ascoltare la parola di Dio, oltre gli abitanti di Musi, anche i pastori e le pastorelle di Lusevera e Micottis, di Pradielis, di Cesariis che in numero di circa 300 dimorano nel canale di Musi tutta l'estate, dei quali la massima parte, attesa la distanza di tre, di quattro e di cinque ore di cammino non possono la festa adempiere al precetto ecclesiastico". Musi è il villaggio più povero e abbandonato del comune40. La vita bucolica dal punto di vista estetico può assurgere ad arte, ma la permanenza sui monti per tutta l'estate di quei pastorelli/e confusi con gli animali da pascolo è una condizione di vita tipica del nomadismo pastorale preagrario. Gli uomini validi all'estero, i ragazzi sui monti, le donne nei lavori agricoli, a casa vecchi ed impediti. La vita religiosa in questo contesto era un lusso che non ci si poteva permettere. Abitavano in malghe, casere, capanni? Doveva essere una pastorizia familiare, collettiva solo per la lavorazione del latte nella malga Chisaliza, dove i pastori erigeranno una cappella senza permesso e che sarà benedetta nel 1931, nonostante il parere contrario del vicario di Pradielis don Primo Del Bianco41. E che mangiavano? Certo bevevano latte e di tanto in tanto da valle salivano le madri a rifornire l'indispensabile a quell'umanità indistinguibile dal gregge che assisteva. È bastato appena un secolo per cancellare dalla memoria di tutti un costume immutato nei secoli. Nel 1892 la popolazione di Lusevera elegge a proprio vicario don Giuseppe Driulini, approvato dal vescovo, per iniziativa del sig. Pietro Del Medico rappresentante delle famiglie e sotto la presidenza di don Giovanni Kautz di Tricesimo capp. di Ciseriis delegato del pievano di Tarcento; concorreva da solo essendo già cappellano curato sul posto. Lusevera affranca al pievano il burro per la somma capitale di lire 375; si pagava il burro in base al concordato del 9 settembre 173742. Nel 1893 don Giuseppe Driulini rinuncia alla vicaria. "Dopo un settennio di immediatocontatto con Lusevera e le annesse borgate della Vicaria, attentis adiunctis, il ser Giuseppe Driulini ne ha quanto basta sia per l'anima quanto per il corpo". Pochi giorni dopo rinnova la supplica "affine di liberarmi da questo mio letto di Procuste". Chiede un posto cappellanomaestro "nell'Alta di Udine, non però inter slavos... Il mio cappellano di Pradielis è un angelo di prete, che col suo zelo ardente, colla saggezza e colla condotta edificantissima farà molto bene, se Dio gli conserva la salute che non è tanto robusta". Il vescovo gli risponde "chi sta bene non si muove".


Alla fine se ne va davvero a Castions43. Sappiamo di aggiungere commenti banali, ma un momento di riflessione può essere premio alla fatica ingrata di raccogliere tanti afflati di spirito di altrettanti preti che sono passati attraverso le stesse vicende e sofferto le stesse delusioni. Se hai qualcosa di serio da proporre stai pure sicuro che ne pagherai il fio; neppure i superiori troveranno alcun motivo per ringraziarti. Fare del bene, sacrificarsi è una mania ed i beneficati saranno i primi a irriderti. -Chi è colpa del suo "mal" pianga se stesso-. Secondo dati riferiti dal capo paese Pietro Del Medico la vicaria di Lusevera nel 1901 conta 2.000 ab. ed in base a tale cifra si avanza richiesta di parrocchia tramite i delegati Giovanni Bobbera e Giacomo Cher. Confrontando questo dato demografico con quello di una decina d'anni prima: ab. 2.130 (il solo Riparto di Lusevera 1.480 ab.: la divisione in due Riparti è determinato dal corso del Torre), si nota per la prima volta una riduzione di 130 unità44. Prese queste cifre nella loro presunta esattezza significa che la montagna incomincia a cedere demograficamente dopo aver subito l'impatto di un'espansione incontrollata Nel 1901 è in discussione il trasferimento della sede municipale a Vedronza. Don Lorenzo Toso, vic. di Lusevera, si oppone; inde irae del sindaco45. Forse anche per questo contrasto il vicario accusa mal di cuore e l'anno dopo si ritira. Lusevera ha il diritto di presentazione del nuovo titolare a votazione dei capifamiglia. Cruder don Giobatta, capp. di Prossenicco, nato a Sammardenchia nel 1863, vorrebbe concorrere ed il pievano don Leonardo Sbuelz si dice favorevole, pur con qualche riserva. "A me pare che il Cruder per robustezza e per età sarebbe adatto per quel posto faticoso, benché di carattere ostinato, prerogativa degli Slavi"46. Non c'è popolo che non sia cocciuto nella salvaguardia dei propri diritti, tanto per togliere quel vezzo razzistico, presente nei pievani friulani in ogni tempo. Nel 1902 i frazionisti di Lusevera, in un memoriale all'arcivescovo, insinuano che il pievano di Tarcento ha sempre sobillato nascostamente i Pradielesi contro Lusevera. Anche ora pone condizioni inaccettabili per la richiesta di parrocchia. Su questa puntualizzazione l'arcivescovo suggerisce di elevare a parrocchia la vicaria di Lusevera col consenso di tutte le frazioni47. Il vicario Giobatta Cruder, fatta l'ennesima sintesi storica della vicaria, conclude dicendo che l'origine di tutte le tensioni sta nell'erezione delle chiese di Pradielis e di Cesariis. Dopo un periodo di relativa tranquillità, in cui i cappellani cooperatori venivano pagati dal vicario di Lusevera, cui le frazioni passavano l'emolumento stabilito, venne il decreto dell'arciv. G.M. Berengo che privò Lusevera della sua effettiva supremazia e tolse al vicario ogni possibile ingerenza nel Riparto destro48. È un'analisi vera nei fatti, falsa nelle premesse. Quelle frazioni crescevano di abitanti, di mezzi disponibili e di esigenze spirituali e sociali. Nel 1904 Cesariis affranca la sua dipendenza economica dalla vicaria di Lusevera, mentre ciò non intende fare Pradielis in quanto la paga al vicario è in ragione del servizio e non della giurisdizione, per cui cessa col cessare del servizio senza affranco49. Forse avevano ragione perché l'origine del prelievo del pievano era una partecipazione al quartese del capitolo diUdine di carattere dominicale, mentre quello del vicario di Lusevera era solo sacramentale. A proposito del capo paese Pietro Del Medico, il pievano ha qualcosa di osservare: "Il quale, menando il can per l'aia, sa imporsi ipocritamente non già per i scopi di procurare il bene spirituale di quelle popolazioni, ma per fini affatto diversi tendenti a procacciarsi nomea d'infausta supremazia in fatto di amministrazione comunale"50. Quello che ieri era il signore proprietario, con ampia giustificazione, oggi è il politico locale capo paese che tratta la "democrazia" incipiente con protagonismo personale, tendente a monopolizzare la libertà altrui. Costoro troveranno nell'ideologia prevalente del momento il loro supporto culturale: nazionalismo, socialismo, fascismo, gladiorismo ecc. Dal 1906 al 1911 il vicario è don Giobatta Della Pietra, dal 1911 al 1916 don Giuseppe Bertoli, dal 1917 al 1926 don Pietro Rossi junior. Nel 1919 don Pietro Rossi junior l'omonimo don Pietro Rossi senior di Pradielis e don Giacomo Mansutti di Cesariis sono in una perenne contrasto e deve intervenire mons. Luigi Quagnassi vic. gen. per metterli d'accordo51.
https://fauna31.files.wordpress.com/2011/02/ville-e-vicariati-slavi04.pdf

1 commento:


Il tuo commento è l'anima del blog,
Grazie della tua visita e torna ogni tanto da queste parti , un tuo saluto sarà sempre gradito. *Olgica *