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11 mar 2017

Conferenza sul tema «La mia lingua – Le mie lingue»

GORIZIA - GORICA

 In occasione della giornata internazionale della lingua madre, la Biblioteca nazionale slovena e degli studi-Nšk e L’istituto sloveno di ricerche-Slori hanno organizzato una conferenza sul tema «Moj jezik – Moji jeziki» («La mia lingua – Le mie lingue», ndt). Al Trgovski dom, davanti a circa 40 persone, a parlare con Matejka Grgič è stato Marko Stabej, professore di lingua slovena alla Facoltà di filosofia e direttore del Center za slovenščino kot drugi/tuji jezik (Centro per lo sloveno come lingua seconda/straniera, ndt) dell’Università di Ljubljana. Le opinioni hanno fornito ai presenti un quadro ben differenziato di concetti come lingua madre; prima e seconda lingua; dialetto; introduzione di una seconda lingua nelle lezioni di un percorso scolastico superiore; lingua letteraria e lingua d’uso; lingua delle emozioni e lingua tecnica… Esiste solo uno sloveno o solo un italiano? L’affermazione che in Slovenia sia lingua madre di tutti proprio lo sloveno, è scontata? Scandalizzarsi perché qualcuno non conosce un qualche dialetto avviene a buon diritto? Anzitutto rispetto all’università: se desideriamo avere un livello d’istruzione soddisfacente, le lingue straniere sono necessarie, perché la Slovenia non è un’isola come l’Islanda. Posizioni estreme nuocciono. Vale anche il contrario: il mondo delle canzoni e della pubblicità ha già varcato il confine dell’accettabile, il che giustifica opinioni radicali su quanto sia a rischio la lingua slovena. Di certo non è possibile difendere lo sloveno con decreti e regolamenti, senza di loro, però, sarebbe ancora peggio. Che la regolazione di questi fenomeni avvenga per approcci pedagogici e con una vera discussione pubblica, non con la raccolta di posizioni personali, che diventino «opinione pubblica». Gli innumerevoli errori nello sloveno scritto, diventati fenomeno generale nei messaggi SMS, minacciano la lingua? Nello stile di scrittura on line i giovani si divertono e capita che l’inglese diventi più attrattivo perché si rendano conto della loro non conoscenza della propria lingua madre e si vergognino a mostrarla. Nei social network molti si esprimono in dialetto – tuttavia in quale?! Attraverso questo mimetismo tutto è possibile e giustificato; in qualunque modo si scriva, la scusa sta nella «schietta parlata in dialetto». L’ospite ha risposto alle numerose domande, opinioni e esperienze portate dai partecipanti. Nella nostra zona le giovani generazioni si legano sempre più al concetto (e alla prassi) della lingua slovena d’oltreconfine, il che li allontana dall’esperienza generale delle zone centrali della Slovenia. Se equipariamo l’uso della lingua con l’identità nazionale, le questioni si fanno ancora più complesse. Si diffondono ambienti – in Fvg li creiamo anche noi –, in cui numerose comunità utilizzano la lingua slovena, ma il loro utilizzo della lingua non coincide con l’identità etnica. A livello sociale sono utili alla convivenza e al superamento di tensioni storiche, ma non possiamo aspettarci che si sentano partecipi di un qualche risveglio etnico. Di certo, i più recenti fenomeni di ennesima negazione dei dialetti delle Valli del Natisone e di Resia quali parti costituenti della parlata slovena sono cliché già da tempo respinti dagli esperti. In alcune zone i parlanti sloveno si sentono addirittura disturbati dall’essere definiti parte della nazione slovena, ma in questo caso siamo nell’ambito della politica e non della linguistica… È molto utile che nella pratica quotidiana si faccia uso di uno sloveno parlato che non sia letterario.
In tal modo ci si adegua a coloro che sanno di meno, così che non si sentano estraniati e che in loro non si sviluppi un’avversione per l’«elitismo». Al contempo è adeguata la convinzione che ogni nuova soluzione linguistica non possa, col travaso (nella nostra zona) dell’italiano nel parlato, passare per ricchezza dialettale. Alla domanda se sia possibile trasmettere l’amore per la lingua madre, il relatore si è trovato un po’ in imbarazzo. Probabilmente in un ambiente con un’altra lingua maggioritaria – rispetto a quelli dell’area slovena centrale – gli educatori della nostra zona sono diventati abbastanza esperti, ovvero conoscono punti di partenza e metodologie. Si è fatto anche cenno che, a livello di spazio e tempo, i fenomeni legati all’uso dello sloveno e al suo livello cambiano. In Argentina esistono particolari esperienze di successo delle scuole di lingua slovena del sabato; quando i giovani del posto vengono in visita in Slovenia, si meravigliano (in positivo) di come per le strade la gente parli sloveno senza un qualunque imbarazzo. All’inverso nella Slovenia centrale tuttora (e forse sempre più) ci si meraviglia della conoscenza della lingua slovena nel venire a sapere che i parlanti giungano da oltre il confine.In generale (almeno al cronista) è rimasta un’impressione di troppa cedevole relativizzazione di tutte le sfumature accettabili dello sloveno, che spesso non lo sono più. Come conseguenza, i nostri concittadini di maggioranza ci fanno notare come questa non sia quella lingua parlata dai loro «amici sloveni», i quali a loro volta, con espressioni del tipo «Paširaj balu, da ju cbnem u portu» spesso non parlano uno sloveno immacolato.
A. R. (Primorski dnevnik, 26. 2. 2017
dal Slovit del 28 febbraio 2017

2 commenti:

  1. Conferenza sul tema «La mia lingua – Le mie lingue»

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  2. Cara Olga, dal momento che il mondo non può parlare la stessa lingua parliamone delle altre.
    Ciao e buon fine settimana cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

    RispondiElimina


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