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20 mag 2017

LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DI MUSI/MUŽAC

Il borgo di Musi/Mužac, in Alta Val Torre/Terska dolina, è uno di quelli che maggiormente hanno subito gli effetti del terremoto del 1976. L’abitato è stato interamente ricostruito. Compresa la sua chiesa.
Dell’originario edificio sacro ci resta l’immagine di una bella chiesa con il campanile in pietra e il paese ai suoi piedi. La sua edificazione, come racconta Giacomo Baldissera in «Memorie storiche. La Pieve di Tarcento» del 1933, rientrava «in una nuova fase di sviluppo compresa tra il 1800 e il 1932».
«Col crescere della popolazione e del progresso economico e civile, si riprende anche lo sviluppo del sentimento religioso, dell’edilizia ecclesiastica, secondo le esigenze dei tempi moderni – scrive –. Sono ben 9 gli edifici nuovi, tra grandi e piccoli, che vennero innalzati in questo periodo. Senza dire poi delle riforme e degli ampliamenti apportati nelle altre chiese».
Come nuove opere figurano San Giuseppe di Collerumiz e la cappella del cimitero del capoluogo di Tarcento/ Čenta; la chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato a Cesariis/Podbardo, in Alta Val Torre, quella di Santa Maria Bambina di Bulfons che è una delle poche che si è mantenuta come in origine e a cui sono legati tanti ricordi della processione sulla passerella del fiume Torre, non più percorribile per motivi di sicurezza. Furono erette in quel periodo la cappella- chiesa della Beata Vergine di Useunt/Lofjana, a mezzo monte Bernadia, ancora meta di pellegrinaggi, e quella della Beata Vergine Addolorata nel cimitero di Loneriacco.
A Musi la chiesa è stata ricostruita ex novo e oggi un dipinto con una poesia raccontano dell’amore della comunità per il suo luogo di culto: «Chiesetta alpina di Musi. Sembra un dipinto di un paese finto. Un ciuffo magico, di casette a un campanile strette. Eppure è una realtà che ai piedi dei Musi sta. Infondo al paese appare improvvisa a farti sognare; 22 anni al paese sei mancata però oggi ti hanno ricostruita. Sembra incredibile ma qui ci siamo riusciti e siamo stati anche applauditi. Dalla montagna hanno preso i colori per creare i tuoi capolavori. In ogni stagione sai stupire, chi la montagna sa capire. Ma è certo d’inverno che sai ammaliare chiunque si fermi a osservare. Sotto la neve immacolata diventi bella, direi fatata. Sembri quasi irreale nel gelido paesaggio invernale. Ma il tuo magico splendore del freddo annulla il rigore e il pensiero corre già al geranio che fiorirà».
Paola Treppo 
dal dom del 15 maggio 2017

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