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Il Belgio, il cuore dell’Europa, ha rappresentato, da sempre, una meta ambita per gli emigranti italiani. Infatti, abbiamo documenti che risalgono al Rinascimento, che testimoniano la presenza di alcuni banchieri italiani in questo piccolo stato. L’emigrazione in Belgio continuò ed iniziò ad incrementarsi dopo la fine della prima guerra mondiale, quando il Belgio iniziò a richiedere della manodopera per le miniere della Regione della Vallonia, in seguito ai troppi morti durante la guerra. Diversi furono i giovani italiani che diventarono minatori in Belgio, provenienti, per la maggior parte dal Veneto e dal Friuli-Venezia Giulia.
Tra il 1946 e il 1960 arrivano in Belgio quasi mezzo milioni di italiani
L’emigrazione verso il Belgio del secondo dopoguerra rappresentò uno sbocco occupazionale per migliaia di italiani. Le miniere del Belgio insieme alle miniere francesi attrassero difatti migliaia di italiani. Il carbone del Belgio, in quegli anni di contingentamento delle risorse energetiche, era fondamentale per la ricostruzione post bellica. Accanto alla possibilità di avere un'occupazione, restavano però taciute le condizioni di vita dei minatori e la bassa remunerazione del loro lavoro.
L’emigrazione più massiccia avvenne nel 1946, in seguito ad un accordo bilaterale tra il nostro Paese e il Belgio. Questo accordo, siglato il 23 giugno 1946, stabiliva un trasferimento di 50.000 operai, provenienti da tutta Italia, di un’età inferiore ai 35 anni, i quali ottenevano un contratto, generalmente di un anno; l’Italia, in seguito a questo trasferimento, avrebbe avuto, da parte del Belgio, il trasferimento di 200 kg di carbone quotidianamente. La notizia, di questa opportunità di lavoro, venne accolta molto favorevolmente da tanti giovani italiani, che uscivano stremati da una guerra che era costata decisamente troppo al nostro Paese e che lasciava dietro di sé tanta povertà e tanta fame. Tra il 1946 e il 1960 arrivarono in Belgio quasi mezzo milioni di italiani. Si tratta del più grande fenomeno migratorio che il Belgio abbia mai conosciuto.
La selezione dei lavoratori in italia
I lavoratori, venivano selezionati in tutta Italia, poiché le richieste venivano fatte dal Ministero del Lavoro, a seconda dei bisogni che provenivano dal Belgio. I candidati dovevano superare anche una serie di visite mediche, che dimostravano l’idoneità a svolgere quel genere di lavoro, la prima nella loro città, la seconda all’Ufficio Provinciale del Lavoro della propria Provincia. Dopo aver superato questa selezione, i giovani dovevano andare a Milano, al Centro per l’Emigrazione, e se venivano giudicati idonei anche qui, potevano partire direttamente, in treno, diretti per il Belgio. La maggior parte dei giovani, emigrati in questo periodo, erano di origine meridionale, in particolare provenienti dalla Sicilia. Nella regione della Vallonia, vive ancora oggi una consistente comunità di origine meridionale e siciliana.