14 set 2015

Riconoscimento all'Azienda Zore di Alessia Berra




Ha solo 36 anni, Alessia Berra. Esile, occhi chiari, capelli corti. Ma è forte, determinata. E non potrebbe essere altrimenti. Dal 2006 ha scelto di trasformare il suo sogno in realtà e ci è riuscita. Con sacrificio e tanta volontà. A darle l’energia per arrivare al traguardo sono stati l’amore e il forte attaccamento alla sua terra, Tipana/Taipana. Non un posto qualunque, quello dove ha deciso di avviare la sua attività agricola, ma un luogo che porta il nome di una stella, quella più luminosa, il sole. Ed è l’astro, unito alla meda, cioè il covone di fieno, il simbolo della sua attività imprenditoriale.
Alessia lavora a «Zore», che significa alba: là dove i raggi di luce di ogni nuovo giorno arrivano prima che altrove, a Taipana. E Zore è il nome dell’azienda di cui è titolare. Creata dal nulla, vicino alla ex-casermetta a presidio dell’area confinaria, la realtà frutto dell’affezione di Alessia per la sua terra e per gli animali oggi è una grande struttura: conta la stalla, i recinti annessi dove alleva 115 capre, il laboratorio per la trasformazione del latte, uno spaccio per la vendita diretta. Per arrivarci bisogna raggiungere Tipana/Taipana e poi proseguire per Plestišča/Platischis. Ma i clienti non mancano: lo scorso anno il 60% della produzione è stata smerciata sul posto, senza bisogno di spazi promozionali su internet.
Parte dei latticini Alessia li vende a ristoranti o negozi selezionati di Čenta/Tarcento, Čedad/Cividale e Viden/Udine, o nei mercati di qualità, tra cui quello ormai frequentatissimo di Špietar/San Pietro al Natisone organizzato nel periodo natalizio.
Di poche parole, Alessia Berra: una donna concreta, che guarda ai fatti. Sveglia alle 5 e mezza, mungitura alle 6.30, poi si passa alla pulizia della stalla e alla lavorazione del latte delle capre. La razza, la «camosciata delle Alpi», immune alla Caev, un particolare tipo di encefalite, è resistente e produce molto latte: 8-9 quintali all’anno per capo.
Le 115 amiche di Alessia arrivano dalla Lombardia e a «Zore» vivono più che bene. Nei mesi freddi restano in stalla mentre in estate, da giugno a ottobre, pascolano all’aria aperta.
L’azienda di Alessia, terreni in parte di proprietà, in parte in affitto o in comodato, si estende per 25 ettari, tutti recintati.
«Il lavoro è duro – dice, con sguardo serio –; si munge la mattina e anche la sera, per 10 mesi all’anno, tutti i giorni». Ed è fiera, Berra, perché a darle una mano, in stalla, ci sono solo donne, e del posto: Silvana Debellis e la giovane Diana Vazzaz. Nel suo spaccio caciotte, formaggio un po’ più stagionato, yogurt, formaggio cremoso da spalmare, latte, ricotta. D’inverno anche salsiccia, salame e salumi tutti rigorosamente e solo di carne caprina.
Da giugno di quest’anno le delizie ricercatissime di Zore si potranno acquistare anche a Njivica/Vedronza di Bardo/Lusevera. Il Comune della Terska dolina/Alta Val del Torre, infatti, ha affidato i locali della ex-latteria del borgo ad Alessia che, così, avrà modo di vendere i suoi prodotti anche a valle.
L’immobile, che sorge sulla statale che porta a Učeja/Uccea e in Slovenia, era stato ristrutturato in passato dal Comune, non senza difficoltà, proprio con finalità di spaccio e proprio per un’azienda agricola del posto che si occupava di allevamento di capre.


Paola Treppo
 tratto da http://www.dom.it/prodotti-di-zore-nello-spaccio-nellex-latteria-di-vedronza/

SLAVIA: Cirillo e Metodio, come i Rolling Stones

icona di Cirillo e Metodio
da https://it.wikipedia.org/wiki/Cirillo_e_Metodio
di Matteo Zola
Cirillo e Metodio sono come i Rolling Stones, dinosauri del rock biblico, mostri della dottrina, sempre in tour tra una città e l’altra, cantandole ai missionari cattolici e facendo proseliti ovunque. La loro missione lascerà un segno profondissimo nella cultura slava e possiamo dire che senza di loro gli slavi oggi non sarebbero come sono.
Start me up, le origini
Costantino, meglio noto con il nome monastico di Cirillo, e suo fratello Metodio nacquero all’inizio del IX secolo a Tessalonica da famiglia di estrazione militare, forse di origine slava. Di certo Tessalonica era allora una città dalla forte presenza slava. Una presenza che si attesta dal VIII secolo quando gli slavi migrarono fino in Grecia durante la loro lunga diaspora nel continente europeo. Le cronache bizantine dell’epoca ricordano l’arrivo degli slavi come un “maremoto” che spinse la popolazione greca alla fuga verso sud: a quell’epoca risale la fondazione di Monemvasia (la cui coltivazione di vino, poi detto “malvasia”, conquisterà l’Europa), cittadina destinata ad accogliere i profughi greci della Macedonia terrorizzati dai nuovi barbari. Ma una forma di convivenza si rivelò presto possibile e i greci continuarono a gestire la vita pubblica di città ormai ampiamente “slavizzate”. Tra queste Tessalonica, dove il bilinguismo greco e slavo era all’ordine del giorno.
Gimme shelter, la Grande Moravia
Cirillo, che compì i suoi studi monastici a Costantinopoli, fu allievo di Fozio il quale, divenuto poi patriarca, affidò a lui e al fratello Metodio il delicato compito della conversione degli slavi. A Costantinopoli si era ormai capito che le sorti dell’impero dipendevano da quello: farsi amici quei barbari e portarli nella propria sfera di influenza. All’epoca i bizantini credevano che la lingua slava fosse una sola, e non avevano tutti i torti visto che diramazioni sviluppatesi dallo slavo comune non erano ancora nettamente differenziate. Ma Cirillo, per sicurezza, studiò anche il cazaro e il bulgaro, lingue turche utili nei Balcani orientali e nelle pianure della Pannonia.
Andarono così, tra un passaggio in calesse e l’altro, cercando riparo nei fienili come nei monasteri, fin nel cuore delle terre slave giungendo infine in Moravia, regione dell’attuale Repubblica Ceca che all’epoca era il centro del primo regno slavo, quello della Grande Moravia. Un regno strano, messo insieme da un faccendiere franco di nome Samo, “primo re degli slavi”.In Moravia si aveva una gran paura dei franchi, il cui impero confinava con le terre morave, e re Svatopulk era impegnato a respingere i tentativi di penetrazione culturale del clero tedesco impegnato in missioni di conversione che preparavano la strada alla sottomissione del regno o, in caso di opposizione, alla sua distruzione.
Gli slavi sapevano qual era la sorte dei pagani: essere assoggettati e convertiti a forza oppure venire passati a fil di spada con tanto di benedizione papale. Era successo ai sassoni, sterminati da Carlo Magno, e loro sapevano di essere i prossimi. Come fare per mantenere la propria indipendenza? Convertirsi al Cristianesimo era necessario, ma quello dell’impero bizantino li avrebbe messi al riparo dalle mire tedesche salvaguardando la loro libertà. Fu così che si rivolsero a Costantinopoli che mandò loro Cirillo e Metodio i quali diedero agli slavi strumenti culturali con cui opporsi alla penetrazione tedesca: primo su tutti, la scrittura.
I can’t get no satisfaction. Il glagolitico, primo alfabeto slavo
Una volta giunti in Moravia i fratelli Cirillo e Metodio cominciarono a formare discepoli ma per farlo dovettero anzitutto elaborare una forma di scrittura con cui “tradurre” le Scritture in lingua slava. Il glagolitico fu il primo alfabeto slavo (da “glagol”, verbo). La derivazione delle quaranta lettere che lo compongono è tutt’ora un mistero. Il glagolitico non somiglia ad alcun alfabeto noto anche se alcuni studiosi ci vedono qualche vaga somiglianza con l’ebraico (che Cirillo, ovviamente, conosceva). Utilizzato in Moravia, e poi anche in Bulgaria e Macedonia,l’alfabeto glagolitico venne soppiantato dal più semplice cirillico che, a dispetto del nome, non fu inventato da Cirillo ma dal suo discepolo Clemente. L’opera di Clemente e Naum completò quella di Cirillo e Metodio mettendola a frutto. Non a caso i due sono venerati come santi nei paesi slavi: i santi della scrittura. Il glagolitico sopravvisse fino al XV secolo in alcuni monasteri della Macedonia e a Praga dove l’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo IV, fondò un monastero per accogliervi benedettini croati che ancora conservavano l’uso dell’antico alfabeto.
Simpathy for the devil, in difesa della lingua slava
L’opera di Cirillo e Metodio fu fondamentale per lo sviluppo delle culture slave. La possibilità di leggere i testi nella propria lingua consentì agli slavi di sviluppare, nel tempo, una cultura e una coscienza nazionale. Un alfabeto e una scrittura comune cementificarono il sentimento di prossimità degli slavi anche quando le distanze tra i nascenti gruppi nazionali andavano ormai approfondendosi. Era quella lingua il “paleoslavo”, o “slavo liturgico”, da non confondersi con il “protoslavo” o “slavo comune” di cui abbiamo già parlato. Se il latino fu la “lingua madre” delle lingue romanze, il paleoslavo fu piuttosto un “fratello maggiore”, terreno comune da cui tutte le lingue slave trarranno una base linguistica e grammaticale.
Ma all’epoca furono molti i vescovi cattolici a opporsi a Cirillo e al suo alfabeto. Secondo loro la Bibbia andava letta solo nelle lingue “sacre”, latino, greco ed ebraico, quelle che comparivano nell’iscrizione della Croce. Molti secoli prima di Lutero, Cirillo difese il diritto degli slavi a leggere la Bibbia nel proprio idioma e per questo temette l’accusa di eresia. Dalla Moravia, passando per la Pannonia all’epoca ancora slava, i due fratelli andarono a Roma e qui ottennero il nulla osta del papa che “consacrò i libri slavoni” innalzando la lingua slava a lingua liturgica. Una volta a Roma, Cirillo morì lasciando al fratello il compito di terminare l’opera di evangelizzazione. Metodio accettò allora la carica di legato pontificio presso gli slavi.
Paint it black, la vittoria germanica
Malgrado la benedizione di Roma l’opera di Metodio andò incontro al completo fallimento. L’affermazione del potere germanico in Europa andava di pari passo con la “germanizzazione” della Chiesa, e i vescovi tedeschi divennero sempre più influenti. Non solo, questi vedevano nelle terre slave un proprio “terreno di caccia”, una possibilità per guadagnarsi nuove terre. La Grande Moravia venne assoggettata e spartita tra principi tedeschi. Metodio venne incarcerato. Quando la Santa Sede lo venne a sapere fece pressione per la sua liberazione e, una volta ottenuta, lo mandò dai serbi e dai bulgari. In Moravia, Boemia e Pannonia l’opera di Cirillo e Metodio fu sistematicamente distrutta impedendo la liturgia in lingua slava, veicolo di pericolosi particolarismi.

Corsi di musica

Si comunica che anche quest’anno prenderanno avvio i corsi di musica (pianoforte, chitarra, fisarmonica diatonica, basso elettrico) organizzati dalla Glasbena Matica/Scuola di Musica di Lusevera. I corsi prenderanno avvio dal giorno mercoledì 16/09/2015 e si terranno presso il Museo Etnografico di Lusevera. Per prenotare due lezioni di prova gratuite ed avere informazioni sui costi del corso telefonare alla segreteria della scuola al numero 0432-727332, da lunedì al giovedì 14.00-18.00 e il venerdì 9-13.
https://www.facebook.com/planetbardo?fref=nf

12 set 2015

A PIEDI NUDI

Ritrovo alle ore 17.00 presso il Piazzale della Stazione Ferroviaria di Gorizia; 17.30 partenza del corteo ed arrivo al Parco della Rimembranza

È arri­vato il momento di deci­dere da che parte stare.
È vero che non ci sono solu­zioni sem­plici e che ogni cosa in que­sto mondo è sem­pre più com­plessa.
Ma per affron­tare i cam­bia­menti epo­cali della sto­ria è neces­sa­rio avere una posi­zione, sapere quali sono le prio­rità per poter pren­dere delle scelte.
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.
Di chi ha biso­gno di met­tere il pro­prio corpo in peri­colo per poter spe­rare di vivere o di soprav­vi­vere.
E’ dif­fi­cile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.
Ma la migra­zione asso­luta richiede esat­ta­mente que­sto: spo­gliarsi com­ple­ta­mente della pro­pria iden­tità per poter spe­rare di tro­varne un’altra. Abban­do­nare tutto, met­tere il pro­prio corpo e quello dei tuoi figli den­tro ad una barca, ad un tir, ad un tun­nel e spe­rare che arrivi inte­gro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai biso­gno.
Sono que­sti gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.
Le loro ragioni pos­sono essere coperte da decine di infa­mie, paure, minacce, ma è inci­vile e disu­mano non ascoltarle.
La Mar­cia degli Uomini Scalzi parte da que­ste ragioni e ini­zia un lungo cam­mino di civiltà.
E’ l’inizio di un per­corso di cam­bia­mento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo glo­bale di capire che non è in alcun modo accet­ta­bile fer­mare e respin­gere chi è vit­tima di ingiu­sti­zie mili­tari, reli­giose o eco­no­mi­che che siano. Non è pen­sa­bile fer­mare chi scappa dalle ingiu­sti­zie, al con­tra­rio aiu­tarli signi­fica lot­tare con­tro quelle ingiustizie.
Dare asilo a chi scappa dalle guerre, signi­fica ripu­diare la guerra e costruire la pace.
Dare rifu­gio a chi scappa dalle discri­mi­na­zioni reli­giose, etni­che o di genere, signi­fica lot­tare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare acco­glienza a chi fugge dalla povertà, signi­fica non accet­tare le sem­pre cre­scenti disu­gua­glianze eco­no­mi­che e pro­muo­vere una mag­giore redi­stri­bu­zione delle ricchezze.
Venerdì 11 settembre lanciamo da Gorizia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.
In centinaia cammineremo scalzi dal Piazzale della Stazione Ferroviaria fino al Parco della Rimembranza
Ma invi­tiamo tutti ad orga­niz­zarne in altre città d’Italia e d’Europa.
Per chie­dere con forza i primi tre neces­sari cam­bia­menti delle poli­ti­che migra­to­rie euro­pee e globali:
Cer­tezza di cor­ri­doi uma­ni­tari sicuri per vit­time di guerre, cata­strofi e dittature
Acco­glienza degna e rispet­tosa per tutti
Chiu­sura e sman­tel­la­mento di tutti i luo­ghi di con­cen­tra­zione e deten­zione dei migranti
Creare un vero sistema unico di asilo in Europa supe­rando il rego­la­mento di Dublino
Per­ché la sto­ria appar­tenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro cam­mi­nare insieme.

da https://www.facebook.com/events/1492684917712377/


http://forumgorizia.blogspot.it/2015/09/a-piedi-nudi-per-essere-solidali.html

Dossier Caritas sull'immigrazione nei Balcani e nel Mediterraneo

Dossier Caritas, immigrazione Mediterraneo e Balcani
Nel 2015 è la Grecia, con 205mila arrivi, ad aver sopportato il peso più grande degli sbarchi, l’Italia con 100mila, rimane il secondo paese. Il settore Immigrazione ed Europa di Caritas Italiana ha preparato un dossier di approfondimento sulla situazione esistente nel Mediterraneo e nei Balcani

A seguito delle ultime vicende di cronaca caratterizzanti i giorni scorsi, gli uffici Immigrazione ed Europa di Caritas Italiana hanno preparato un dossier di approfondimento sulla situazione esistente nel Mediterraneo e nei Balcani che è disponibile anche online sul sito di Caritas Italiana. Molte delle informazioni sono state rilevate direttamente sul campo dagli operatori espatriati di Caritas Italiana e dagli operatori delle Caritas Europee coinvolte. I dati e le altre notizie sono di fonti varie: Osservatorio Balcani e Caucaso, UNHCR, OIM, Agenzia Frontex, Repubblica.it, Corriere.it, La Stampa.it.
Il Dossier, a margine allegato, vuole contribuire alla conoscenza di un fenomeno dai tratti molto complessi che negli ultimi mesi ha assunto una dimensione globale. Le immagini delle traversate lungo il Mediterraneo e attraverso i confini terrestri dell'Europa appaiono come un monito agli stati affinché la sofferenza di milioni di persone che fuggono dalle guerre sia una responsabilità di tutti. La morte di migliaia di persone è l'emblema del fallimento di un Europa che per tanto tempo si è definita solidale, ma che all'improvviso si scopre chiusa e divisa davanti all'incessante richiesta dei profughi." Molti sono stati i gesti di solidarietà portati avanti da alcuni governi e da tanti cittadini che hanno restituito dignità a chi in questo momento è più fragile. La parola accoglienza sembra non fare più paura soprattutto dopo le parole del Santo Padre che ha invitato ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d'Europa ad ospitare una famiglia.
Sono numeri preoccupanti quelli forniti dall'OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni) relativi agli arrivi attraverso il Mediterraneo: nei primi otto mesi del 2015, sono 351mila i migranti che hanno intrapreso la via del mare per cercare una vita diversa (gli arrivi nello stesso periodo del 2014 erano stati 219mila). E' drammatico il dato relativo alle vittime: 2.643 persone sono morte da gennaio. L'OIM stima in 235.000 i migranti arrivati in Grecia e in 115mila quelli approdati in Italia. Agosto è stato il secondo mese con più morti dell'anno, 638, superato solo dal mese di aprile quando erano stati 1.265. Le nazionalità più comuni tra i migranti che attraversano il Mediterraneo sono eritrea, nigeriana, somala, sudanese e siriana. Gli eritrei dominano tra gli arrivi in Italia. Nonostante negli ultimi mesi gran parte del dibattito pubblico italiano sia stato dedicato ai temi dell'immigrazione e alle accuse all'Europa di mancanza di solidarietà, in pochi hanno notato come l'Italia non sia il paese maggiormente coinvolto nelle tratte dell'immigrazione: in Italia, nel 2015, sono arrivati poco più di 100mila migranti, uno ogni 600 abitanti. Nello stesso periodo, in Grecia, ne sono arrivati 205mila: cioè uno ogni 53 abitanti. È la Grecia, quindi, ad aver sopportato il peso più grande degli sbarchi e con un gran distacco rispetto all'Italia, che rimane comunque il secondo paese
Quest'anno, nella sola settimana fra il 10 e il 16 agosto, sono sbarcati in Grecia 20mila migranti, un quarto di tutte le persone sbarcate nel paese nell'intero 2014. Nei primi otto mesi, i 150mila migranti hanno portato al collasso lo scarno sistema di accoglienza presente sulle isole greche, la principale destinazione dei migranti che arrivano in questo paese. In base alle informazioni disponibili, l'evoluzione più probabile della situazione sembra dunque essere:
- rimarrà sempre molto alto il numero di profughi che utilizzano la rotta balcanica. Non è al momento ipotizzabile una riduzione del numero di persone che attraversano questa rotta, anzi la possibilità più reale è l'aumento del numero dei profughi;
- la rotta balcanica resterà molto utilizzata ancora per molto tempo, sicuramente ancora per molte settimane e mesi. Questo comporterà un aggravamento delle condizioni dei profughi perché l'inverno si avvicina, così l'aumento delle piogge e l'abbassamento delle temperature renderanno il viaggio e le soste sempre più difficili e pericolose;
- l'emergenza collegata all'accoglienza nei luoghi di confine e delle stazioni di autobus/treni continuerà come tale, dal momento che non si vedono significativi interventi statali in tempi rapidi a risolvere la questione. Al momento sembra che l'interesse prevalente dei governi coinvolti (greco, macedone, serbo) non sia quello di provvedere a investire denaro e tempo per una sistemazione adeguata dei profughi, ma quello di far passare quanto più velocemente i profughi lungo il territorio statale fino al confine successivo;
- c'è il rischio di un aumento di fenomeni di intolleranza verso i migranti, perché gruppi di estremisti e alcuni partiti politici stanno iniziando a fomentare nei cittadini la paura verso queste persone, per la gran parte di religione musulmana.

11 set 2015

Per la scuola trilingue a Ugovizza/Želja po trijezični šoli v Ukvah


Istituire l’insegnamento trilingue italiano-sloveno-tedesco è di vitale importanza per tutelare la ricchezza etnico-linguistica della Valcanale e aprire ai giovani nuovi orizzonti culturali, anche in chiave professionale e occupazionale. È stato questo il punto principale emerso dall’incontro tra il sindaco di Malborghetto-Valbruna, Boris Preschern, e il presidente della Confederazione delle organizzazioni slovene-SSO, Walter Bandelj, tenutosi in municipio a Malborghetto mercoledì 9 settembre. Bandelj, accompagnato dal presidente provinciale della SSO per la provincia di Udine, Riccardo Ruttar, e dai membri del direttivo regionale provenienti dalla Valcanale, Anna Wedam e Luciano Lister, ha ringraziato il sindaco per l’incontro, che si inserisce nella serie di contatti con tutti i primi cittadini dei 32 Comuni nel quale è riconosciuta la presenza della comunità slovena e ha posto alcuni temi che stanno particolarmente a cuore alla sua confederazione, tra quali emergono per la Valcanale l’insegnamento della lingua slovena nelle scuole della valle e la costituzione delle Unioni territoriali intercomunali. Preschern, da parte sua, ha subito focalizzato l’attenzione sul tema scolastico. «Attualmente i nostri giovani qui in valle non riescono a imparare bene né lo sloveno, né il tedesco, tanto che ho iscritto mio figlio alla scuola bilingue tedesco-sloveno in Carinzia – ha detto –. Le poche ore settimanali delle due lingue nella nostra scuola non sono sufficienti e anche per quelle è difficile trovare i finanziamenti. È inammissibile, tanto più che vediamo i fondi per la minoranza slovena utilizzati per altre cose, magari per dipingere le facciate delle case». Wedam e Lister hanno sottolineato che la richiesta di scuola trilingue gode di un forte sostegno tra la popolazione locale. Alcuni anni fa i consigli comunali di Malborghetto-Valbruna e Tarvisio avevano deliberato la richiesta di insegnamento trilingue, ma dalle autorità preposte non sono giunte risposte. Preschern ha, pertanto, chiesto alla SSO il sostegno all’istituzione della scuola plurilingue a Ugovizza e collaborazione, magari con la costituzione di un gruppo di un apposito gruppo di lavoro, per seguire le necessarie procedure burocratiche. Bandelj ha risposto positivamente e Ruttar ha evidenziato come, accanto alla scuola, per la tutela dell’identità slovena sia importante l’impegno dell’associazione culturale locale «Don Mario Cernet». Il prossimo 24 ottobre questa associazione inaugurerà la propria sede a Valbruna alla presenza di autorità dall’Italia, dalla Slovenia e dall’Austria. Bandelj ha colto l’occasione dell’incontro per invitarvi il sindaco. Preschern ha assicurato la sua presenza.

Uvedba pouka v treh jezikih, italijanščine, nemščine in slovenščine, je življenjskega pomena za zaščito narodnega in jezikovnega bogastva v Kanalski dolini. Obenem bi tudi omogočilo mladim širša kulturna obzorja za strokovne in delovne možnosti.

Scarpets :calzature carniche,della Benecia e Friuli

dal web

Gli scarpets o friulane sono delle calzature molto antiche che un tempo erano usate in Carnia.I primi documenti scritti risalgono al 1800,ma hanno origini più antiche.Venivano fatte in casa per tutta la famiglia con avanzi di stoffa e copertoni di bicicletta per la suola.Inizialmente li usavano per la festa di velluto nero,poi divennero di uso quotidiano.Per modellarli usavano design tramandato dalle nonne.Li usava anche mia mamma per andare a Nimis o Tarcento:partiva con i scarpets e giunta in pianura metteva le scarpe col tacco.
Da un po' di tempo alcune ditte la ditte fruilane le hanno riproposte .



creazione moderna
di CenCeTac
fb
fonte https://www.facebook.com/CenCeTak-340703159406350/timeline/

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