7 mar 2018

A Prato una pieve che è santuario

Quest’anno, in cui l’Arcidiocesi di Udine ha voluto affidare, con un anno mariano di preghiera, l’avvio delle collaborazioni pastorali e le nuove foranie all’intercessione della Vergine, a Resia ricorrono i 300 anni dall’ultima consacrazione della chiesa plebanale di Prato/Ravanca, celebrata il 24 giugno 1718 da mons. Daniele Dolfin, vescovo coadiutore di Aquileia ed abate commendatario a Moggio.
In questa ricorrenza la Parrocchia di Santa Maria Assunta in Resia, a soddisfazione di un nutrito gruppo di resiani, ha promosso una raccolta di firme in favore del riconoscimento della pieve di Resia come santuario diocesano. Da secoli, infatti, la pieve di Resia è conosciuta come santuario dedicato alla Vergine. Il segno di questa gloriosa storia rivive nella pregiatissima statua della Vergine Maria scolpita da Giacomo Martini nel 1535 per essere la Madonna del santuario di Resia. Rivive nella collocazione, tipica di ogni santuario mariano, della statua della Vergine sull’altare maggiore (basti pensare ai grandi santuari d’Italia, Austria e Slovenia), segno del riconoscimento della pieve come santuario de facto, se non de jure. Rivive, con più evidenza, negli svariati pellegrini che dal circondario giungevano per invocare la Vergine. Rivive negli innumerevoli ex voto, nei monili e negli ori donati alla Vergine. Rivive nella storia, fatta di date, ricorrenze, celebrazioni, processioni le quali non sono altro che la riprova del fatto che la pieve da sempre è stata riconosciuta come santuario. Rivive, infine, nella continua devozione dei resiani alla Vergine e nella perenne convinzione che Ella si sia scelta una prediletta dimora ai piedi del Canin, dove vuole essere invocata, pregata e benedetta, affinchè ci metta tutti sotto il suo manto per condurci a Cristo Gesù e con lui al Padre nello Spirito Santo.
Per i 300 anni della pieve il Consiglio pastorale interparrocchiale di Resia e, come già detto, un nutrito gruppo di fedeli resiani, si stanno preparando a chiedere all’arcivescovo di riconoscere ufficialmente la pieve di Resia come santuario diocesano. Sarebbe il coronamento di una storia gloriosa di fede, di cultura, ma anche di lustro ed onore per Resia e tutti i resiani residenti e non che trovano nella pieve-santuario di Resia il segno distintivo della loro identità religiosa, culturale e linguistica. (Sandro Quaglia) 

Spazi per gli sloveni a San Pietro

Giovedì, 22 febbraio, al Centro culturale sloveno-Slovenski kulturni dom di San Pietro al Natisone/Špietar si è svolto un incontro per verificare le possibilità di utilizzo, da parte delle organizzazioni confederative della minoranza slovena, la Confederazione delle organizzazioni slovene-Sso e l’Unione culturale-economica slovena-Skgz, degli spazi al piano inferiore nell’ex sede della Comunità montana Torre, Natisone, Collio, dove ha (temporaneamente) sede l’Uti del Natisone, .
Secondo un passato progetto iniziale, tali spazi erano stati destinati a un museo etnografico. Prima della riforma delle autonomie locali la Comunità montana Torre, Natisone, Collio aveva stipulato un accordo, affidando alle due organizzazioni gli spazi di cui sopra, per una loro conversione a fini culturali. Dopo la riforma la proprietà di tutto lo stabile è passata all’Uti del Natisone, che attende ancora, da parte delle due organizzazioni Sso e Skgz, proposte in merito alla destinazione degli spazi. Stiamo parlando di una grande sala a pareti mobili, che a seconda delle necessità permettono di creare spazi più grandi o più piccoli. Per sistemare la struttura sono state investite, negli anni, diverse centinaia di migliaia di euro provenienti dalla legge di tutela della minoranza linguistica slovena.
All’incontro svoltosi al Centro culturale sloveno hanno partecipato il presidente dell’Istituto per la cultura slovena-Isk, Giorgio Banchig, assieme alla vicepresidente, Viviana Gruden, al membro del consiglio di amministrazione Riccardo Ruttar e alla direttrice, Marina Cernetig; il presidente della Confederazione delle organizzazioni slovene, Walter Bandelj, con la vicepresidente per la provincia di Udine, Anna Wedam, e il presidente dell’Unione culturale-economica slovena, Rudi Pavšič, con la vicepresidente per la provincia di Udine, Luigia Negro.
Tenendo presente che non lontano dai locali dell’ex Comunità montana (nello stesso Centro culturale sloveno) è attivo il museo multimediale Smo, nell’ambito dell’incontro è stata espressa la proposta che in quegli spazi siano allestite una raccolta etnografica e mostre temporanee sulla cultura locale, che in qualche modo implementino i contenuti del museo Smo. Negli spazi della Comunità montana sarebbero, così, ospitati e catalogati antichi strumenti legati alle professioni tradizionali, altrimenti dimenticati. I presenti all’incontro hanno mostrato entusiasmo anche per la proposta di mettere gli spazi a disposizione di quanti si occupano della locale cultura slovena e delle attività artigianali tradizionali.
Gli spazi sono pubblici e sarebbero anche a disposizione di quegli enti e circoli locali che rispettano e sostengono lo sviluppo della locale comunità slovena.
La questione è, ora, quale soggetto si farà carico degli spazi e con quali non trascurabili mezzi li mantenga, visto che si tratta di diversi metri quadrati. I presenti all’incontro si sono trovati concordi circa la necessità di incontrare, nei prossimi giorni, il presidente dell’Uti del Natisone, Stefano Balloch, e di esaminare approfonditamente con lui la questione.
continua in sloveno

6 mar 2018

Tatjana Rojc sarà la rappresentante slovena in Senato - Tatjana Rojc bo slovenska predstavnica v senatu


foto dal Dom
Nonostante il risultato negativo del Pd nelle elezioni 2018,anche in questo mandato gli Sloveni in Italia avranno il proprio rappresentante a Roma.La candidata indipendente del Pd Tatjana Rojc è stata eletta al Senato,Tommaso Cerno (di genitori di Bardo/Lusevera) è  stato eletto nel collegio uninominale di Milano1. Al posto di Cerno entra in Senato Tatjana Rojc , candidata indipendente del Pd .La Rojc sostituirà l'uscente senatrice  triestina Tamara Blažina ,così la minoranza slovena non resterà senza una rappresentante.

Tatjana Rojc  triestina è scrittrice,traduttrice e saggista.

Kljub slabemu rezultatu Demokratske stranke bomo Slovenci v Italiji, anche in questo mandato tudi v naslednji mandatni dobi imeli svojo predstavnico v Rimu. Neodvisna kandidatka na listi Demokratske stranke Tatjana Rojc je bila izvoljena v senat, saj se Tommasu Cernu, ki je na listi pred njo, je zmagal v svojem enomandatnem okrožju v Milanu. Senatorsko mesto, ki bo v naši deželi v proporčnem delu pripadlo Demokratski stranki, bo torej prepustil drugouvrščeni Rojčevi.

http://novimatajur.it/attualita/tatjana-rojc-bo-slovenska-predstavnica-v-senatu.html

Buon lavoro e tanti auguri senatrice  Tatjana Rojc - Čestitam senatorka Tatjana Rojc in vam želim uspešno delo !

3 mar 2018

Primavera imminente

Tra il gelo resistente del tenace Inverno e la forza determinata della rinascita della Natura...
 da https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/161e88f33cbf6edc

... noi decidiamo di anticipare con gran zelo la Primavera imminente proponendo Esperienze nel 'mondo di mezzo' delle Prealpi, dove non è più inverno ma non è ancora arrivata del tutto la nuova stagione.

Lungo le mura di pietra di antichi 
lavatoi,  sui cammini che portano al 

mare, tra i boschi del Monte Stella e i terrazzamenti di Porzus, i primi segni del risveglio della Natura si fanno vedere e noi siamo pronti per andare alla loro scoperta, insaporendo la ricerca con pizzichi di storia, di tradizioni popolari, di leggende e di omaggi al mondo del femminile! 

2 mar 2018

Platischis - Cascata della Čukola

La trama e l'intreccio del dott.Stefano Morandini

Il documentario ha per soggetto le Valli del Torre e del Cornappo, poste a ridosso del confine con la Slovenia e l'area romanza; in queste zone si parla, ma ancor più si parlava, un antico dialetto sloveno, Tersko Narecje; che per tutto il secolo scorso è rimasto a margine delle ricerche linguistiche ed etnografiche, riservate alle due aree contermini: la Val Resia e la Val Natisone. L'audiovisivo è il risultato di quattro anni di ricerca sul campo, durante i quali attraverso lo strumento dell'intervista, la registrazione di rituali tradizionali ed il recupero di materiale in pellicola, è stato possibile seguire le dinamiche identitarie, in bilico tra antico senso di appartenenza e nuovo senso dell'accoglienza verso gli immigrati, che hanno ripreso a popolare queste zone. Il documentario segue la ricerca dell'antropologo Stefano Morandini che ha tra i suoi fini quello di mettere in evidenza gli elementi di patrimonializzazione dell'identità soprattutto dopo la caduta del confine con la Slovenia, che per gli abitanti di queste Valli ha rappresentato uno dei momenti più importanti, in cui finalmente si riconosceva l'appartenenza al comune substrato etnico-linguistico.

1 mar 2018

Riapertura delle grotte di Villanova/Zavarh

Il 4 marzo 2018 riaprono le grotte di Villanova/Zavarh che rimarranno aperte fino a novembre.In marzo ed aprile ogni domenica e festivi osserveranno il seguente orario:dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 18.00(l'ultima partenza alle 17.30).Domenica 4 marzo aprirà anche l'Ufficio Iat Grotte di Villanova .Il 2017 ha registrato un record di visite.All'Ufficio Iat potrete trovare informazioni e depliants di tutta la regione.

Col termine generico di grotte di Villanova vengono indicate le principali grotte che si aprono nell'area di Villanova delle Grotte(frazione di Lusevera, in provincia di Udine). In una piccola area delle Prealpi Giulie compresa fra il massiccio dei Monti La Bernadia e la catena del Gran Monte sono state scoperte numerose cavità fra cui le maggiori sono la Grotta Doviza, la Grotta Nuova di Villanova, la Grotta Egidio Feruglio e l'Abisso Vigant. Le prime tre cavità si aprono nel territorio del comune diLusevera, la quarta in quello di Nimis. Altre grotte si aprono nel territorio di Taipana (Monteaperta, ...).
Le grotte dell'area di Villanova sono state esplorate da intere generazioni di speleologi a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Attualmente sono stati esplorati e rilevati oltre quindici chilometri di gallerie.
La grotta Dovica o Tazajama (dietro la grotta trad.letterale)si apre nei pressi di Villanova delle Grotte (Lusevera, Udine) con tre ingressi posti sul versante destro della valle Ta pot Cletia. La lunghezza delle gallerie esplorate finora è superiore a tre chilometri. La grotta, particolarmente complessa, si sviluppa su più livelli. I rami principali sono percorsi da alcuni ruscelli che si uniscono nel Salone delle Confluenze. Le prime esplorazioni della grotta Doviza risalgono alla seconda metà del XIX secolo (1876), ma l'esplorazione ed il rilievo topografico più completi risalgono al primo decennio del '900 ad opera di Giovanni Battista De Gasperi. All'epoca delle prime esplorazioni erano noti solamente due ingressi, definiti come Superiore ed Inferiore. La pianta topografica e la descrizione della cavità vennero pubblicate nel 1916 sulla monografia Grotte e Voragini del Friuli nell'ambito della rivista Mondo Sotterraneo del Circolo Speleologico ed Idrologico Friulano. Nella seconda metà del '900 ulteriori contributi al rilievo topografico della grotta vennero da speleologi di diverse associazioni friulane ed isontine. La scoperta del terzo ingresso della cavità è avvenuta nel 2007.
La grotta Nuova di Villanova si trova esattamente in corrispondenza dell'abitato di Villanova delle Grotte (Lusevera). La Grotta Nuova è particolarmente interessante poiché si tratta di una delle maggiori cavità di contatto conosciute: si sviluppa infatti al contatto fra una bancata di flysch ed una di conglomerato calcareo. Le gallerie principali sono caratterizzate da una tipica sezione trapezoidale, col soffitto in conglomerato, pareti in flysch e fondo coperto da sedimenti.(wikipedia)
LA STORIA
Verso la metà di maggio del 1925 Pietro Negro di Zavarh ,nel passare accanto ad una casa presso la chiesa parrocchiale,si accorse che da una fascina addossata ad una parete rocciosa usciva una strana condensa simile a fumo.Incuriosito si avvicinò alla fascina credendo che si trattasse ad un inizio d'incendio.Invece era tutt'altro: si trattava di vapore acqueo che usciva da un fessura della parete rocciosa.
Allora si ricordò dei racconti degli anziani su misteriose grotte che si trovavano sotto al paese,ma nessuno era riuscito a trovarle.Racconti di una meravigliosa sala ricca di cristalli ed altre meraviglie,che attraversava il paese,forse collegandosi con la vicina grotta Doviza,nota anche col nome di Zaiama.
Una frana o altro forse aveva ostruito  questa galleria,per cui ogni ricerca era stata vana fino allora.
La fessura fu allargata per quanto bastava a far passare una persona,quindi con lampada e piccola picozza insieme ad un altro paesano,Negro esplorò la voragine.
Trovarono un biglietto sul quale c'era scritto:"13-14 aprile1911 G.B.De Gasperi e M. Rodaro del circolo speleologico qui ebbero quartiere durante il rilievo dei canali inferiori.9-10 settembre gli stessi passarono le ore di riposo in questo luogo .29  dicembre finito il rilievo di tutta la grotta.Saluti ai posteri".
Quel messaggio era stato lasciato dallo studioso G.B.De Gasperi che aveva fatto un rilievo della grotta per 2500 m,ponendola al primo posto tra le grotte italiane conosciute.
Il paese in seguito a queste esplorazioni assunse il nome di Villanova delle Grotte.(dalla guida di Villanova delle Grotte) 

La leggenda del" polentar"
 - Leggende, scoperte e nuove ricerche.
I vecchi di questo paese asseriscono che anticamente nella grotta di Villanova esisteva una vasta galleria tutta ornata di limpidi cristalli che, passando in prossimità della chiesa e della Borgata Dolina proseguiva verso il Monte Bernadia. 
È storia antica, tramandataci dai nostri avi, che una volta nella casa Scudir del Borgo Dolina una famiglia di poveri contadini stava allestendo la cena. 
Quando la padrona ebbe finito di cuocere la polenta disse in dialetto:
chi oce poblisati polentar? (chi vuol pulire il mattarello'?)
Daite mene, daite mene! (date a me, date a me!)
rispose una voce cupa proveniente dall'ignoto.
I presenti furono presi da tale spavento che, precipitosamente abbandonarono cena e casa senza farvi ritorno sino a due giorni dopo, cioè quando vennero a sapere che tre forestieri erano stati a visitare la grotta penetrando fin sotto la Borgata Dolina.
Da notare che in un angolo della casa esisteva un foro in cui si versavano le lavature della cucina. (web)



ultimo post

auguri