21 feb 2018

Dagli intenti alla collaborazione

Proseguono i preparativi in vista della nascita del cluster transfrontaliero tra la Valle dell’Isonzo e la zona della provincia di Udine al confine con la Slovenia. Lunedì, 19 febbraio, il sindaco di Taipana/Tipana, Alan Cecutti, e alcuni rappresentanti di altri comuni della fascia confinaria della provincia di Udine hanno incontrato il sindaco di Caporetto, Robert Kavčič, il consigliere in materia di economia in seno all’amministrazione comunale, Tomaž Skočir, e la direttrice del Posoški razvojni center (Centro per lo sviluppo della Valle dell’Isonzo), Almira Pirih.
I partecipanti hanno esaminato e chiarito il contenuto proposto in una lettera d’intenti che sarà esaminata e integrata da ogni comune aderente. Se tutto andrà secondo le previsioni, tra un mese la lettera d’intenti sarà sottoscritta dai sindaci dei comuni che avranno espresso la propria disponibilità a collaborare e promuovere iniziative comuni per tutelare e rappresentare gli interessi delle valli a ridosso dell’ex confine e delle vicine. Il tutto mirando al bene di tutti gli abitanti della zona transfrontaliera.
L’iniziativa si propone di nascere per rafforzare la collaborazione transfrontaliera, interregionale e locale, per sviluppare strategie comuni e per stimolare una rinascita economico-socio-culturale e per migliorare l’internazionalizzazione del territorio.
Al momento si prevede l’adesione di 4 comuni sul lato sloveno dell’ex confine e di 15 su quello italiano.

MLIEKO

Žene so pocedile mlieko
tou no skliedo šoroko,
so posnele smetano
anu su zmetle maslo tou pinje.

LATTE

Le donne satacciavano il latte
in una contenitore largo,
scremavano il latte
e lo sbattevano nella zangola.


Di Chris93 - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4730560

Resia, dati altalenanti per il prossimo anno scolastico

Risultati altalenanti quelli relativi alle preiscrizioni al plesso scolastico della Val Resia, che comprende scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, per il prossimo anno scolastico 2018/2019. In base ai dati fornitici dall’Istituto Comprensivo di Trasaghis, nell’ambito del quale operano le scuole resiane, il numero degli alunni della scuola d’infanzia dovrebbe rimanere invariato. Alla scadenza del 6 febbraio infatti i bambini iscritti risultano 18. La scuola primaria registra invece un calo vistoso. Attualmente infatti gli alunni iscritti per l’anno scolastico 2018/2019 sono in totale solamente 14, ben sette in meno rispetto all’anno in corso. A fronte del passaggio degli alunni più grandi al livello scolastico superiore infatti, solo uno risulta iscritto alla prima classe primaria. Migliora invece la situazione alla scuola secondaria di primo grado: 12 iscritti (8 alla prima classe) rispetto ai 7 attuali. Si torna così ai numeri dell’anno scolastico 2016/2017.

Carlo Podrecca: «Trattar bene gli Slavi che abbiamo in casa»

Carlo Podrecca (Cividale 1839-Roma 1916), avvocato cividalese con radici slovene, garibaldino, convinto sostenitore dell’unità d’Italia, che rappresenta l’altra faccia del Risorgimento italiano, quella del riscatto dei popoli oppressi, della fratellanza tra genti di diversa cultura, della necessità di conoscere le lingue dei popoli vicini.
Ma prima di dare la parola all’avvocato cividalese, riportiamo una riflessione nella quale mons. Ivan Trinko, che quei decenni li ha vissuti come studente e giovane prete, sintetizza lo stato d’animo della gente messa al centro dell’attenzione della politica e della stampa per il semplice fatto di parlare una lingua diversa dall’italiano. «La povera gente, sulla quale gli spiriti maligni tentavano di ammassare nubi tonanti e lampeggianti — scrive Trinko —, la gente povera e semplice non si è neanche resa conto che da un giorno all’altro divenne così importante e pericolosa per lo stato; non si sognava neanche di quanto veniva accusata in modo sconsiderato; non aveva la minima percezione che al mondo esistesse qualcosa che si chiamasse panslavismo, idea nazionale, mira politica e quanto ancora scrivevano a vanvera i giornali italiani! La gente era diventata una sorta di vittima, sulla cui testa gli avversari volevano scaricare quanto non potevano fare altrove, nel significato del proverbio che dice: se non puoi frustare il cavallo, colpisci la sella innocente!» (Beneška Slovenia. Hajdimo v Rezijo!, Celje 1980, p. 8).
Nei confronti di questo pugno (in proporzione al resto del Regno d’Italia) di sloveni abbarbicati da oltre un millennio alle proprie montagne, dunque, venne sferrata dalla stampa nazionale una campagna di aggressione senza precedenti per il semplice fatto di essere per lingua e cultura sloveni e non italiani. Questa differenza rappresentava una colpa gravissima, una macchia deturpante, uno scandalo per il nuovo Regno che, alla pari degli altri stati europei, mirava a racchiudere nei propri confini una nazione con una sola lingua, una sola cultura, una sola religione…
Di questa campagna ne sa qualcosa l’avvocato Carlo Podrecca che solo all’annuncio della stampa del suo primo libro «Slavia Italiana» (Cividale 1884, ristampa anastatica San Pietro al Natisone — Trieste 1978) fu fatto bersaglio di aspri attacchi da parte della stampa italiana. Ne scrive lui stesso citando il «Fanfulla» del 26 luglio 1884: «Nel suo articolo di fondo intitolato: Un microbo (!), parlando in anticipazione di questa operetta da lui intitolata la giovine Slavia (!), non esita ad asserire: “Sono quattro o cinque migliaia di contadini disseminati nell’alto Friuli, che parlano lo slavo come io parlerei l’ottentotto, cioè, un gergo barbaro di una lingua barbara”» (Slavia Italiana, cit., pp. 125-126).
Ma Podrecca non si dà per vinto, anzi, «quando opere e giornali, per altri titoli autorevoli, concordano nello stesso sprezzo ed ignoranza sui nostri Slavi (ritenuti sinonimi di schiavi) e sul loro idioma, io mi convinco sempre più che la mia illustrazione sarà utile a qualche cosa» (p. 126).
E quando, dopo la pubblicazione, la sua «Slavia Italiana» fu fatta oggetto di aspre critiche (ma anche di sentiti elogi) in Italia e all’estero, Podrecca reagì con un opuscolo dal titolo «Slavia Italiana. Polemica» (Cividale 1885) rintuzzando con stringenti argomentazioni le critiche. Questo non bastò e due anni più tardi diede alle stampe «Slavia Italiana. Istituti amministrativi e giudiziari» (Cividale 1887) fondando su nuove ricerche storiche le sue tesi sugli sloveni del Friuli e sulla necessità di valorizzare la loro lingua e il loro ruolo-ponte tra il mondo latino e quello slavo. Davvero profetiche le intuizioni di Podrecca, ma non isolate. Esponenti della cultura italiana e del Risorgimento sentirono la necessità di andare alla scoperta del mondo slavo allora in grande fermento politico e culturale come constata lo stesso Podrecca: «In tutta la la grande Slavia, da Arkangel a Novi-Bazar, da Astrakan a Lubiana, ferve un lavorio indefesso, efficace, forse decisivo, di studi e di propagande per l’espansione dell’elemento slavo, in ogni parte, e non esclusa per certo l’Italia […] Gridiamo dunque alto: che è tempo di svegliarsi una volta, e di opporre studi a studi, e ricerche a ricerche, e illustrazioni a illustrazioni, e finalmente sforzi di espansione — pacifici fino al possibile s’intende — a sforzi di espansione. A questa conclusione dovevamo arrivare, studiando Slavi che vivono entro i confini politici d’Italia. Ché se domani vedremo da altri migliori approfondita la questione dallo stesso punto di vista italiano, ci terremo, per la qualsiasi nostra iniziativa, soddisfatti come d’un alto dovere, propriamente patriottico, osato e compiuto» (p. 124).
Podrecca, dunque, invita il mondo culturale e politico italiano ad interessarsi e studiare quegli «slavi» che sono entrati a far parte del Regno d’Italia nell’intento di allargare la propria influenza in tutto il mondo slavo dal momento che «non v’ha nessuna soluzione di continuità geografica od etnologica fra la Slavia italiana e le altre propaggini slave» (p. 124). La finalità di quest’azione è l’amicizia con la grande Slavia.
«Ora il modo migliore per il vagheggiato scopo si è quello di trattar bene, e secondo lo domanda la loro razza, gli Slavi che abbiamo in casa. Il gran principe russo Vladimiro Monomaco nel suo testamento politico ammoniva così i figli: “Dalla maniera colla quale gli stranieri od ospiti vengono trattati in un paese, dipende il bene o il male che ne diranno dopo coi loro compatriotti”. […] A predisporre quindi la desiderata amicizia, sarà opportuno pel nostro giovine Regno di coltivare nel suo seno, e dove ha pronta la materia prima, un semenzaio di lingua e di studi slavi da cui si possano, se non altro, togliere pei cresciuti bisogni i rappresentanti degli interessi nazionali presso tanti popoli a base slava» (p. 136-137).
Carlo Podrecca era chiamato dai suoi concittadini cividalesi «l’avocat dai scl‰s» perché il suo studio era il punto di riferimento per gli sloveni del Natisone che dovevano risolvere qualche lite o avevano guai con la giustizia. Ma è diventato ancor più «l’avocat dai scl‰s» per le sue ricerche storiche, le sue pubblicazioni, le sue proposte per valorizzare la presenza della comunità slovena del Friuli a favore dell’Italia, la sua strenua difesa di questa popolazione. In questo suo impegno Carlo Podrecca rappresenta l’altra faccia del Risorgimento italiano, quella del riscatto dei popoli oppressi, della fratellanza tra genti di diversa cultura e lingua, della necessità di conoscere le lingue dei popoli vicini.
Nella sua «Slavia Italiana» fa concrete proposte per il il progresso economico e sociale degli sloveni del Natisone nel campo della giustizia («Alla Pretura di Cividale, cui confluisce lo Slavo, egli non trova un interprete fisso e se lo vuole, bisogna che lo paghi del suo»), dell’amministrazione locale («date le odierne leggi amministrative ed i conseguenti sempre maggiori incarichi e spese, si abbia il coraggio di ridurre il numero dei Comuni (!), ma si studi contemporaneamente, anche all’infuori della legge comunale, di fare qualcosa per l’ente frazione, tuttora così vitale»), della viabilità che necessita del completamento in particolare con le frazioni montane e di una «tramvia che dal Ponte S. Quirino allacci il Distretto slavo colla ventura ferrata di Cividale», che sarà inaugurata nel 1886. Podrecca propone, inoltre, di affidare la custodia dei confini ad un battaglione fatto «di figli slavi e friulani del circondario di Cividale» e per non dimenticare la storia gloriosa, la chiesa di San Quirino dovrebbe diventare il Panteon della regione, nel quale collocare «sur una parete interna di questa Chiesa i busti dello Stellini e del Querin e sull’altra un quadro raffigurante il Sindico Clemente Galanda, che presta giuramento di fedeltà nelle mani del doge Cornelio, il quale lo ricambia con la famosa pergamena» (pp. 138-141).
http://www.dom.it/carlo-podrecca-trattar-bene-gli-slavi-che-abbiamo-in-casa/

20 feb 2018

Arrotini per fare impresa

Sabato, 27 gennaio, al Museo dell’Arrotino di Stolvizza/Solbica, si è svolta la prima lezione del «Laboratorio di affilatura tradizionale, con nozioni storico culturali, materiali e tecniche del mestiere/Nawüčimo se brüsit, spoznejo kej od naše štorje, kulture anu od isaga dëla», organizzato dal Comitato Associativo Monumento all’Arrotino in collaborazione con il Museo della Gente della Val Resia/Muzeo od tih rozajanskih judi e l’Istituto per la cultura slovena-Isk.
Quest’ultimo è, ricordiamo, ente capofila del progetto regionale di promozione turistica «Mi smo tu», di cui beneficiano anche i due musei della Val Resia. Il C.A.M.A. è, invece l’associazione impegnata nella valorizzazione del mestiere più tradizionale della Val Resia, l’arrotino.
La prima lezione teorica del laboratorio, che ha visto la partecipazione di 16 iscritti (il più lontano da Schio in provincia di Vicenza) e che è riuscita a coinvolgere anche alcuni giovani della vallata senza una stabile occupazione, è stata dedicata alla storia della Val Resia e alla figura dell’arrotino. Relatore in questo primo appuntamento del corso è stato Sandro Quaglia, autore del catalogo del museo e conservatore museale al Museo della Gente della Val Resia e al Museo dell’Arrotino. Per immergersi a pieno nella storia di questo mestiere e sperimentare le prime attrezzature sono seguite delle prove pratiche curate dal presidente dell’associazione C.A.M.A., Domenico Lettig.
Nella stessa giornata si è svolta anche la visita al Museo della Gente della Val Resia, con un approfondimento sul tema dei racconti. Sempre al museo è stato proposto, tra l’altro, un laboratorio didattico con le erbe officinali della vallata, curato da Cecilia Loits dell’azienda agricola «Le Erbe di Lina».
La prossima lezione teorica si terrà sabato, 17 febbraio, al Museo dell’Arrotino. Seguiranno altri incontri formativi, in cui sarà insegnato ad arrotare anche con le moderne tecnologie. L’auspicio è di concludere, fra un anno, con l’avvio di un’impresa artigiana. Chi fosse interessato può ancora contattare il Museo dell’Arrotino scrivendo un’e-mail all’indirizzo info@arrotinivalresia.i
continua in sloveno http://www.dom.it/tecaj-za-brusace-na-solbici_arrotini-per-fare-impresa/

19 feb 2018

“Tra la propria gente”: la traduzione del racconto autobiografico di Viljem Černo sulle pagine del Novi Matajur

Dal 12 gennaio, quando è stato presentato ufficialmente a Bardo/Lusevera, sta riscuotendo grande interesse tra i lettori il libro ‘Na izpostavljenem mestu’, dedicato alla memoria di Viljem Černo, scomparso lo scorso luglio. La pubblicazione, edita dalla Zadruga Novi Matajur in collaborazione con l’Unione culturale economica slovena (SKGZ) e curata da Igor Tuta, è stata già presentata anche a Trieste e Lubiana. Seguiranno altre presentazioni stasera a Gorizia, venerdì 23 febbraio a Kobarid, e successivamente anche a Sežana e S. Pietro al Natisone.
Per favorire la conoscenza del professore, intellettuale e difensore dei diritti degli sloveni in Italia, del suo operato, ma anche degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia della Slavia Friulana e della comunità slovena delle Valli del Torre e del Natisone nel secondo dopoguerra anche tra i lettori italiani, dal prossimo numero del nostro settimanale, in uscita il 21 febbraio, proponiamo la traduzione in italiano della prima parte della pubblicazione, il racconto autobiografico di Viljem Černo, intitolato ‘Med svojimi ljudmi’ (Tra la propria gente).

Brezje/Montemaggiore di Taipana in Alta Val Torre/Terska dolina

La frazione di Montemaggiore (Brezje in sloveno) si trova nel comune di Taipana, in provincia di Udine.
Il paesino è collocato ai piedi della Punta di Montemaggiore - Gran Monte (m 1613) ad un'altitudine di m 790. Attualmente vi risiedono circa 15 abitanti ma fino alla metà del secolo scorso era popolato da oltre 300 persone, in gran parte contadini e allevatori. Questi ultimi, all'inizio di ogni inverno, si spostavano con le mandrie e le famiglie nel villaggio più riparato di Sdregnobardo, dove avevano delle abitazioni e delle stalle che oggi sono in totale abbandono. Alla fine della seconda guerra mondiale gran parte della popolazione fu costretta ad emigrare in Francia, Svizzera, Canada e perfino in Brasile. Il terremoto del 1976 dette il colpo finale a questo paesino che venne allora quasi completamente abbandonato nonostante la ricostruzione avvenuta negli anni '80. Gran parte delle case sono infatti utilizzate prevalentemente soltanto nel periodo estivo.





foto di Mateja Markočič

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