2 dic 2018
1 dic 2018
Vicino Nimis batte il cuore di Cergneu-Pri Niemah bije srce Čarnjeje
Il comune di Nimis/Nieme condivide una caratteristica coi comuni di Attimis, Faedis, Torreano e Prepotto. Se nelle frazioni di pianura, accanto all’italiano, la popolazione parla prevalentemente il friulano, nelle frazioni verso la montagna, sebbene sempre più flebile e assieme al friulano, sopravvive ancora il dialetto del Torre, che i linguisti di tutto il mondo inquadrano nell’ambito del sistema della lingua slovena.
Sul territorio è ancora particolarmente vivo a Cergneu di Sopra/Čarnjeja, una frazione che raccoglie circa 300 dei più o meno 2700 abitanti del comune di Nimis. Tra i principali punti di ritrovo del paese ci sono le due osterie. È alla Trattoria al Torrente che Katia Orlando, di 48 anni, insieme a sua sorella Mara, di 46 anni, e a Diana Mattiuzza, di 49 anni, parla un po’ della vita della comunità. «L’osteria al Torrente – spiega Katia – era uno dei punti di riferimento della comunità già quando era gestita dai nostri nonni. Mia sorella Mara ha rilevato la gestione un po’ perché le piace fare da mangiare e un po’ per tenere su il paese e, quando possiamo, i miei fratelli e io le diamo una mano.
Anche a Cergneu una volta c’erano diverse osterie; oggi, oltre alla nostra, dove dal venerdì alla domenica è possibile mangiare e dove alleviamo anche trote, ne è rimasta anche un’altra, tra l’altro gestita da nostri cugini». Giovani compresi, i paesani spesso si ritrovano lì, anche per bere lapierçolade, il vino bianco con la pesca, un po’ la bevanda «nazionale » di Cergneu.
Katia, che lavora per la Cigierre, ogni giorno si sposta verso la pianura friulana per dirigere un locale. Ha gestito ristoranti in tutta Italia e per un periodo anche in Austria ma, negli anni, ha sentito il bisogno di rientrare: «Da giovane vuoi andare fuori, fare conoscenze; a una certa età si sente il bisogno di tornare». Nei decenni passati nella zona lo spopolamento è stato forte, ma ora, a Cergneu di Sopra, la situazione sembra stabilizzata. Fatto curioso, piuttosto, qui sono spesso le donne a portare a vivere a Cergneu di Sopra i propri compagni. «In paese però – aggiunge Diana – i bambini al momento non sono molti: basti pensare che quest’anno alla comunione ce n’erano tre».
Dal punto di vista delle attività produttive, qui sono attive alcune segherie, che lavorano perlopiù legname proveniente da Austria e Slovenia, nonché alcune aziende agricole.
Come in diverse altre realtà di provincia, nel paese i servizi scarseggiano. La latteria ha cessato l’attività dopo il terremoto, non ci sono più i due mulini, né negozi di generi alimentari o la rivendita del pane. «La corriera sale in paese ogni giorno in periodo scolastico – spiega Mara – altrimenti il lunedì e il venerdì, nei giorni di mercato a Nimis e Tarcento ». Il parroco, don Bruno D’Andrea di Attimis, o il diacono per lui, salgono a dire messa ogni domenica. Una volta a settimana sale in paese anche il medico, che presta servizio in una stanza adibita a ambulatorio nel centro sociale del paese. Proprio nell’area del centro sociale, che dispone di una cucina e vicino a cui si trova anche un campo sportivo, ogni anno si svolge la Sagra di San Giacomo e del cjastron. Altri ritrovi importanti, nella vita della comunità, sono il ritrovo sul monte Cisilin – nell’anniversario di quando, 36 anni fa, sulla cima del monte è stata innalzata una croce – nonché il risveglio del pust, il 5 gennaio, che segna l’inizio del Carnevale.
La comunità di Cergneu di Sopra è, comunque, piuttosto vivace. In paese sono attivi l’associazioneCernedum, che tra l’altro a giugno organizza la festa al castello di Cergneu di Sotto, l’associazione di pescatori Vallenera nonché una squadra di calcio amatoriale. Insomma, grandi o piccole, in paese iniziative che rendano possibile stare insieme non mancano mai.
A Cergneu di Sopra/Čarnjeja è ancora possibile incontrare abitanti che, accanto al friulano e all’italiano, parlano il locale dialetto sloveno. La parlata, insomma, è ancora viva tra gli abitanti, soprattutto tra gli anziani e meno tra i giovani.
In linea d’aria il paese si trova a pochi chilometri dalla Slovenia, ma l’assenza di collegamenti diretti col retroterra in cui sono parlati gli altri dialetti sloveni e con la Slovenia apre il paese a maggiori contatti con la pianura friulana. «Per il paese – spiega Katia Orlando – può capitare di sentire qualcuno parlare po našen, più spesso gli anziani. Io lo capisco ma non lo parlo. Se viene qualcuno dalle zone interne della Slovenia, magari gli abitanti fanno fatica a capire qualche parola, ma se viene qualcuno dalle zone limitrofe della Slavia, in genere si riesce a capire tutto». Cergneu di Sopra rappresenta l’unica frazione del comune di Nimis in cui il locale dialetto sloveno è ancora abbastanza vitale, eppure da parte del Comune, al momento, l’interesse rispetto alla valorizzazione della parlata è limitato. All’inizio del paese, sebbene nella frazione sia ufficialmente tutelato anche il dialetto sloveno, il cartello riporta il toponimo solo in italiano e friulano. Anche giù a Nimis, nelle scuole del paese, la cultura di Cergneu è pressoché assente, né è insegnato lo sloveno.
Ma la cultura della Slavia Veneta, in qualche modo, è presente tra la gente del posto. «Una volta a Cergneu – spiega Katia – avevamo tanti suonatori: di fisarmonica, di chitarra, di bidofono. Io avevo iniziato a andare a scuola di musica già da bambina, a periodi alterni. Due anni fa la passione della fisarmonica è tornata e ora sto imparando da un ragazzo di Monteaperta, che mi insegna a suonare la fisarmonica slovena, visto che lui frequenta abbastanza la zona di San Pietro. Anche lì si parla un dialetto sloveno, anche se diverso. Si tratta di una cultura che mi attira, senza un motivo preciso. Quando parlano in dialetto sloveno, sto lì a sentire. Non capisco tutto, ma mi piace». (Luciano Lister)
29 nov 2018
28 nov 2018
Le nostre valli nel Cammino celeste - Slovenske kraje povezuje Nebeška pot
Il numero di pellegrini e camminatori, che percorrono il Cammino celeste o Iter Aquileiense, è in crescita costante. Il percorso, che unisce fede, natura e cultura, è nato nel 2006 dall’iniziativa di un gruppo di fedeli di Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Carinzia. I suoi itinerari riuniscono pellegrini di diversa etnia e cittadinanza proprio a Lussari/ Svete Višarje, dove già da secoli le genti di lingua slovena, tedesca, friulana e italiana si rivolgono a Maria. Il Cammino celeste si compone di tre percorsi: italiano con partenza a Aquileia, sloveno, con partenza da Brezje, e austriaco, con partenza da Maria Saal.
Passando per la provincia di Udine, il Cammino italiano tocca, in pratica, tutte le zone in cui sono ancora parlati i locali dialetti sloveni. Tra queste anche la Val Cornappo, dove una delle tappe si ferma al Rifugio A.N.A. di Monteaperta/Viškorša, in località Špik.
La struttura fa riferimento al Gruppo Alpini di Monteaperta. Ivano Carloni, che da 22 anni ne è il capogruppo, spiega come quest’estate nella struttura si siano fermate circa 200 persone. «Facciamo riferimento al periodo di apertura del Rifugio, in genere dall’1 giugno al 30 settembre. In questo lasso di tempo, anche tutto il Cammino celeste è percorribile, visto che non c’è neve. Quest’anno al Rifugio era presente tutti i giorni un ragazzo e, viste le condizioni meteorologiche favorevoli, la struttura è rimasta aperta fino al 15 ottobre. Per il prossimo anno, è ancora tutto da definire». Negli anni passati il Rifugio era aperto e gestito sabato e domenica, altrimenti era aperto su richiesta, per un numero superiore a due persone. Per una ventina d’anni, a curare la gestione è stato lo stesso Ivano Carloni.
Diverse le provenienze di pellegrini e camminatori: «Molti provengono dal Veneto e da Pordenone, ma abbiamo anche friulani, sloveni, austriaci, addirittura russi. I gruppi più grossi, sulla quindicina di persone, arrivano dal Veneto; altrimenti parliamo di gruppi di due-tre persone».
«Finora i gestori si sono occupati di cena, pernottamento e colazione – spiega Carloni –; il rifugio è grande, perché offre quaranta posti letto con doccia. Oltre a servire il Cammino celeste, serve anche escursionisti e amanti della montagna. L’afflusso di persone è cresciuto negli anni, specie nell’ultimo e le prospettive sono buone, visto che di recente il Cammino celeste ha trovato un po’ di visibilità sulle reti televisive nazionali ». In riferimento al numero reale di passaggi per la Val Cornappo lungo il Cammino, va considerato che diversi pellegrini aggirano il Gran Monte. «I passaggi per il Cammino celeste sono sull’ordine dei 600, perché in tanti aggirano il Gran Monte, specie nelle giornate di maltempo».
A ogni modo, Carloni non nasconde la necessità di alcuni accorgimenti per migliorare il servizio agli ospiti. «Quando si parla di fare funzionare il rifugio, va considerato che è raggiungibile solo a piedi, con alcuni oneri elevati, ad esempio il trasporto dei materiali pesanti in elicottero. Per ogni giorno di gestione, inoltre, vanno portati a piedi 15-20 kg di materiali deteriorabili. Si tratta di tre-quattro ore di cammino da Monteaperta o di un’ora e un quarto da Tanamea, lungo un’altra via. Per questo speravamo in una teleferica, non realizzata». Potendo trovare degli interessati, la struttura potrebbe anche dare lavoro a più persone: «C’è tutto: l’acquacalda con la legna, le docce… Se ci fosse un interessato, il Gruppo Alpini sarebbe disposto a dare il rifugio in gestione, ad esempio a una famiglia, che vi restasse per quattro mesi. Se qualcuno salisse tre volte a settimana per portare il materiale o se funzionasse una teleferica, sarebbe l’ideale», ritiene il capogruppo.
Secondo Carloni, per un pieno sviluppo dell’attrattività del Cammino celeste sarebbe, però, necessario risolvere anche alcune criticità, anzitutto la cartellonistica carente, nonché la scarsità di infrastrutture e posti letto in alcune tappe: «Il rifugio può ospitare fino a 40 persone, ma non credo che verso Pulfero, Masarolis, Prossenicco o Montemaggiore la capacità ricettiva sia molto elevata. Servirebbe un aumento dei posti letto e dei servizi a fondovalle».
V Furlaniji Julijski krajini poznamo razne romarske kraje, s katerimi iz zgodovinskih in drugih razlogov čutimo posebno povezavo; Slovenci v videnski pokrajini imamo pa tudi pot, ki v enem svojem delu idealno združuje vsa območja, kjer dandanes še govorimo slovensko – to je Nebeška pot.
Nebeška pot, oziroma Iter Aquileiense, je romarska pot, ki je nastala leta 2006 na pobudo raznih romarjev iz Furlanije Julijske krajine, Slovenije in Koroške. Je mednarodna pot, saj združuje romarje različnih narodnosti prav na Višarjah, kjer Marijo že stoletja častijo Slovenci, Nemci, Furlani in Italijani. Nebeško pot sestavljajo tri poti: italijanska, slovenska in avstrijska. Vsaka izvira iz enega kraja, ki je zelo pomemben v verski zgodovini posamezne dežele. Italijanska romarska pot izvira iz Ogleja v Italiji (kjer so prvič oznanili evangelij in od koder so misijonarji odšli oznanjat krščansko sporočilo v srce Evrope); slovenska z Brezij v Sloveniji (na Brezjah se nahaja najpomembnejše slovensko Marijino svetišče); avstrijska pa od Gospe Svete na avstrijskem Koroškem (kjer se nahaja čudovita cerkev iz 8. stoletja, ki je izredno pomembna tako v koroški zgodovini kot v kulturni in verski identiteti Srednje Evrope). Vse tri poti vodijo romarje najprej do Žabnic in nato na Svete Višarje.
Slovenska romarska pot poteka z Brezij čez Jesenice, Kranjsko Goro, Rateče, Belo Peč in Trbiž; avstrijska poteka od Gospe Svete (Maria Saal) preko Celovca, Otoka (Maria Wörth), Marije na Zilji (Maria Gail), Podkloštra (Arnoldstein), Kokove in Trbiža. Italijanska pot pa je za Slovence v videnski pokrajini, kot smo že povedali, še posebej zanimiva. Poteka od Barbane in Ogleja preko Aiella, Krmina, Stare gore, Mažeruol, Brezij, Špik, Ravance, Dunje, Ovčje vasi vse do Svetih Višarij. V videnskem delu tako idealno združuje vsa področja, kjer je uradno priznana slovenska manjšina – od Idarske do Kanalske doline.
Še posebej zanimiva bi lahko tudi postala perspektivno, saj združuje gorske vasi, ki že posamezno izražajo turistični potencial. Kaj bi lahko te vasi zmogle vse skupaj, če bi se pomislilo na neko skupno razvojno strategijo. V mnogih izmed tistih vasi so domača društva že razvila razpršene storitve za navadne turiste, če pomislimo na pešpoti. Pretok romarjev naNebeški poti pa stalno narašča, kakor ugotavljajo po vseh povezanih vaseh. Tamkajšnji domačini večkrat mislijo, da naj bi nadaljnji razvoj Nebeške poti oviralo najprej dejstvo, da je nekje slabo označena in nato dejstvo, da v nekaterih etapah ni veliko možnosti za prenočitev. Resda se pretok romarjev odvija skoraj samo takrat, ko je Nebeška pot v celoti prehodna, oziroma le od junija do septembra – vendar s potrebno razvojno vizijo, povezano na specifiko vsakega kraja, bi lahko gospodarsko oživeli razne stavbe, ki le čakajo na vrednotenje, tudi v ostalih mesecih. Naj pomislimo na staro mlekarno ali na center za romarje v Porčinju ter na center Lipa v Subidu – ki se nahajajo nedaleč od Nebeške poti – ali na možnost nastajanja nove gostinske dejavnosti v Mažeruolah. S skupnim celoletnim načrtovanjem in razvojno vizijo bi lahko spodbudili nastajanje novih možnosti in storitev gorskemu območju in prebivalstvu v prid. (Luciano Lister)
27 nov 2018
Ukinitev podpore časopisom, nujno poslansko vprašanje senatorke Tatjane Rojc
Iz vrst DS sta se oglasila tudi poslanca Debora Serracchiani in Ettore Rosato, ki poudarjata, da gre za izredno hud napad na pravice jezikovnih manjšin in svobodo tiska, Gibanju 5 zvezd pa očitata ciničnost in nestrpnost. Poslanca DS še ocenjujeta, da je res absurdno in protidemokratično, da hoče G5Z zapreti časopise slovenske in drugih jezikovnih manjšin. Zato pozivata kolege v parlamentu, naj zavrnejo predlog Varrice.
Izredno kritičen do “nerazumljivega in neopravičljivega napada na manjšinske tiskane medije” je tudi deželni svetnik in deželni tajnik Slovenske skupnosti Igor Gabrovec, ki ocenjuje, da je potreben “jasen in nedvoumen odgovor s strani celotne naše narodne skupnosti in prav tako najvišjih institucij Republike Slovenije.”
Izredno kritičen do “nerazumljivega in neopravičljivega napada na manjšinske tiskane medije” je tudi deželni svetnik in deželni tajnik Slovenske skupnosti Igor Gabrovec, ki ocenjuje, da je potreben “jasen in nedvoumen odgovor s strani celotne naše narodne skupnosti in prav tako najvišjih institucij Republike Slovenije.”
Gabrovec je mnenja, da bo že obisk v Rimu slovenskega zunanjega ministra Mira Cerarja, ki je napovedan za naslednji teden, “odlična priložnost, da slovenska država izrazi svoje ogorčenje in protest”. “Klestenje finančnih sredstev, ki so namenjena ohranjanju medijske pluralnosti, in povezovalne vloge medijev zaščitenih narodno-jezikovnih skupnosti je hkrati napad na pluralnost informacije, na svobodo tiska in posledično na osnovne stebre vsake strpne, odprte in demokratične družbe. Takih groženj, kakršne ta čas beležimo s strani Gibanja petih zvezdic, nismo doslej slišali niti iz ust lokalne nacionalistične desnice,” poudarja slovenski deželni svetnik SSk, ki tudi spominja, da je pristojni deželni odbornik Pierpaolo Roberti že večkrat zagotovil, da si bo deželna vlada prizadevala, da pobuda G5Z, ki je v Rimu vladni partner Salvinijeve Lige, ostane na ravni grožnje. “Pričakovati je, da se od tovrstnega nastopanja ogradijo tudi najvišji predstavniki Lige v senatu in poslanski zbornici,” zaključuje Gabrovec.
Da je treba manjšine, začenši s slovensko, nujno zaščititi, je medtem za agencijo Adn Kronos povedal predsednik FJK Massimiliano Fedriga, ki se torej ne strinja s predlogom, da bi slovenskim medijem krčili (ali celo izničili) državno podporo.
http://novimatajur.it/attualita/ukinitev-podpore-casopisom-nujno-poslansko-vprasanje-senatorke-tatjane-rojc.html
Da je treba manjšine, začenši s slovensko, nujno zaščititi, je medtem za agencijo Adn Kronos povedal predsednik FJK Massimiliano Fedriga, ki se torej ne strinja s predlogom, da bi slovenskim medijem krčili (ali celo izničili) državno podporo.
http://novimatajur.it/attualita/ukinitev-podpore-casopisom-nujno-poslansko-vprasanje-senatorke-tatjane-rojc.html
Minoranze: Rojc (Pd), M5S vuole abolire sloveni in Italia
“Faccio appello al Capo dello Stato: la minoranza linguistica slovena sta per essere imbavagliata e ammutolita, privata definitivamente dei suoi giornali che da oltre 70 anni raccontano la vita della nostra comunità.” Il grido di allarme “accorato” e “amareggiato” viene dalla senatrice del Pd ed esponente della minoranza linguistica slovena Tatjana Rojc, che tra le migliaia di emendamenti alla legge di stabilità si è imbattuta in quello del deputato del M5s Adriano Varrica, che per conto del suo gruppo ha proposto un articolo aggiuntivo, il 59 bis, che propone “l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria”. Nel testo dell’emendamento, come riporta Rojc, “è prevista l’abrogazione di tutti i finanziamenti pubblici ai giornali della minoranza slovena e anche di altre minoranze”.
Si tratta – ha aggiunto Rojc – di
un mortale colpo alla libertà di espressione per una delle minoranze
storiche dell’Italia. Solo il fascismo era arrivato a questo punto”. Il
M5S, con un attacco senza precedenti nella storia repubblicana, vuole
decretare l’abolizione della minoranza linguistica slovena che
attraverso la libera stampa mantiene la propria identità. Mi appello al
presidente Mattarella che, non più tardi due giorni fa a Merano, ha
riaffermato che: “la libertà di stampa e la tutela delle minoranze
linguistiche sono due valori importanti sanciti dalla Costituzione” e
che “il rapporto tra tutela delle minoranze e la libertà di stampa è un
elemento importante della nostra Repubblica. Non è soltanto un diritto
fondamentale, ma è anche un interesse generale della Repubblica
l’esigenza di tutelare le minoranze, le culture, le identità e insieme
la libertà di stampa che richiede anche sostegni dello Stato”.
“Se i grillini e la maggioranza
gialloverde intendono con un colpo di spugna eliminare le minoranze del
nostro paese – ha concluso Rojc – hanno fatto male i loro conti. Le idee
e la nostra identità non saranno certo cancellate da loro. Non ho dubbi
che su questo la minoranza è pronta ad opporsi compatta con tutte le
proprie forze, politiche e culturali”.
http://novimatajur.it/attualita/minoranze-rojc-pd-m5s-vuole-abolire-sloveni-in-italia.html
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