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6 ago 2017

Che sarà di parrocchie e sloveno?



Annunciata più di un anno fa, la riforma territoriale e pastorale dell’Arcidiocesi di Udine, che prevede appena 9 foranie (attualmente sono 24) e il raggruppamento delle parrocchie in 56 «collaborazioni pastorali» dovrebbe venire attuata nel prossimo anno. Lo ha detto l’arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nell’omelia pronunciata lo scorso 11 luglio ai primi vespri dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato in cattedrale.
«Durante i mesi scorsi – ha detto l’arcivescovo di Udine – la bozza del progetto diocesano è stata esaminata in tanti incontri diocesani, foraniali e parrocchiali. Da questa ampia consultazione è emersa la consolante constatazione che molti sacerdoti e laici hanno accolto con convinta disponibilità la proposta fatta e sono pronti a mettersi in cammino e collaborare per la sua realizzazione. Sono state fatte anche tante osservazioni costruttive che in questo tempo stiamo raccogliendo e valorizzando perché da ogni parte può giungere un’illuminazione dello Spirito Santo. Confidiamo di giungere, nei prossimi mesi, alla stesura definitiva del progetto diocesano in tutte le sue parti e di avviarlo ufficialmente in tutta la diocesi già nel 2018».
Già nel settembre 2016 il gruppo redazionale del «Dom», l’associazione «Don Eugenio Blanchini» e l’associazione «Don Mario Cernet», con un documento, hanno proposto la costituzione di una forania per la Slavia friulana e di una per il Canal del Ferro-Valcanale e infine di destinare al servizio pastorale in loco sacerdoti che sappiano la lingua slovena.
Mons. Mazzocato nella sua omelia ha parlato di «tante osservazioni costruttive », ma da indiscrezioni pare proprio che l’impianto della riforma resti quello iniziale.
Nel concreto, ci sarebbe uno stravolgimento per quanto riguarda il territorio nel quale vive la comunità di lingua slovena.
L’attuale forania di San Pietro al Natisone perderebbe la propria autonomia e verrebbe trasformata in collaborazione pastorale nell’ambito della forania di Cividale, che ingloberebbe anche quella di Rosazzo e comprenderebbe, pertanto, un ampio territorio da Faedis a Pradamano, da Drenchia a San Giovanni al Natisone. La «collaborazione» di San Pietro comprenderebbe anche le tre parrocchie di Pulfero (Antro, Brischis ed Erbezzo), Savogna, Tercimonte, San Leonardo, Liessa, Drenchia, Stregna e Tribil Superiore. Prepotto sarebbe con Cividale, Torreano (con Masarolis) sarebbe con Faedis, dove ci sono anche Canebola e Valle.
Le Valli del Torre, ora suddivise tra Tarcento e Nimis, sarebbero nella forania di Tarcento, che si estenderebbe da Lusevera a Tricesimo, da Prossenicco a Reana del Rojale. Nella «collaborazione » di Nimis ci sarebbero tutti i paesi sloveni: Cergneu, Subit, Taipana, Monteaperta, Platischis, Prossenicco, Lusevera, Pradielis e Villanova delle Grotte.
Resia e la Valcanale finirebbero nella forania di Tolmezzo (o della montagna).
Resia sarebbe nella «collaborazione » di Moggio Udinese, mentre con Tarvisio, condividerebbero sacerdoti, iniziative e risorse Camporosso, Fusine, Cave del Predil, Ugovizza, Valbruna e Malborghetto.
Con un loro documento sulla riforma dell’Arcidiocesi di Udine, il gruppo redazionale del «Dom», l’associazione «Don Eugenio Blanchini» e l’associazione «Don Mario Cernet» hanno inteso contribuire al dibattito sulla riorganizzazione pastorale dell’arcidiocesi, dato che il passaggio è molto delicato per la sopravvivenza delle comunità di lingua slovena.
Il documento richiama quanto affermato dal Sinodo diocesano Udinese V in merito al pluralismo etnico-linguistico della Chiesa in Friuli e all’utilizzo delle sue lingue, al fine di essere fedeli allo stile di evangelizzazione della Chiesa nella sua storia. Nello stesso tempo si avanzano suggerimenti anzitutto rispetto agli accorpamenti tra foranie (una per la Slavia friulana da Lusevera a Prepotto e di una per il Canal del Ferro-Valcanale) e per Benecia, Resia e Valcanale si chiede la garanzia del rispetto e della valorizzazione dei fedeli sloveni, anche e soprattutto attraverso la presenza di sacerdoti che conoscano la loro lingua. Il documento ha registrato ampi consensi in Valcanale, nel Cividalese, nelle valli del Torre e del Natisone. Molto se ne è parlato negli incontri che, lo scorso autunno, hanno visto l’arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato incontrare in sette macrozone della diocesi di Udine i sacerdoti e i diaconi e i Consigli pastorali foraniali per presentare la bozza del nuovo progetto pastorale diocesano. Lo ha appoggiato anche la Confederazione delle organizzazioni slovene. (R. D.)

4 commenti:

  1. Cara Olga, credo che in tutti i territori dove ci sono più di una lingua prima causa di meno sacerdoti e poi pensano che le diocesi siano troppe.
    Risultato che i cattolici romani diminuiscono sempre di più, forse mi sbaglio ma io la penso così...
    Ciao e buon inizio della settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  2. è un pò complicato seguire il discorso per chi è estraneo ai luoghi, ma un saluto te lo lascio ugualmente con piacere

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  3. Grazie della visita e tanti saluti!

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