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14 nov 2013

Don Arturo Blasutto, quel centenario passato pressoché sotto silenzio

S.s Trinità Monteaperta

Temo che anche per mio zio, don Arturo Blasutto, possa valere il vecchio detto latino per cui “nessuno è profeta in patria”. A Monteaperta, suo paese di nascita e di morte, infatti, è passato pressoché sotto silenzio il centenario dalla sua nascita, nonostante gli fosse stata unanimemente assegnata l’etichetta di “prete storico della Slavia”.
Il 16 maggio scorso, in occasione del Bacio delle croci, tradizionale rito che dopo anni di oblio fu ripristinato proprio da don Arturo, il celebrante ne propose un breve ricordo. E nulla più. Tantomeno di lui si ricordarono alcuni media di matrice slovena, come peraltro avrebbe doverosamente meritato.
Arturo Blasutto
Allora, in qualità di familiare (ne porto nome e cognome), ma anche di erede spirituale, mi sia consentito di rivolgermi ai lettori del Novi Matajur (giornale che peraltro ne propose la figura nella cronaca del Bacio delle croci) per un breve ricordo di un sacerdote che visse la propria missione pastorale nel segno delle dignità per la gente della Slavia friulana.
Don Arturo Blasutto nacque a Monteaperta il 23 ottobre 1913. Entrò in seminario subito dopo le elementari e fu ordinato sacerdote il 19 luglio 1936. Un settimana dopo, il 26 luglio, celebrò la prima messa a Monteaperta. Successivamente fu mandato vicario a Oseacco di Resia, in sostituzione di don Valentino Birtig, nominato cappellano a Mersino, nelle Valli del Natisone. Don Arturo, seguendo la consolidata prassi pastorale, continuò a insegnare il catechismo e a predicare nel dialetto resiano.
A Oseacco fu sorpreso dallo scoppio della seconda guerra mondiale che in zona fece sentire la sua drammatica presenza con l’inizio della lotta di liberazione. Dal settembre 1944 in Val Resia operava una formazione del IX Korpus sloveno. Don Arturo offrì il suo aiuto umanitario e svolse la sua azione pastorale anche in mezzo a loro perché, diceva, tutti sono figli di Dio. Per questi suoi contatti con le formazioni partigiane fu posta sulla sua testa una taglia di 500 mila lire. Fu perseguitato e ricercato con ogni mezzo, ma, avvertito e protetto dalla sua gente, don Arturo, all’inizio del 1945 decise di lasciare Oseacco e di rifugiarsi nelle Valli del Natisone, in casa di amici sacerdoti e poi presso la famiglia a Monteaperta.
Finita la guerra e calmatesi le acque, don Arturo nell’aprile 1946 fu raggiunto dal decreto di nomina a vicario di Liessa, nel comune di Grimacco. Coerente con l’insegnamento della Chiesa, con i suoi principi e in accordo con i confratelli delle Valli riprese l’uso del dialetto sloveno nell’esercizio pastorale.
La violenta campagna anticlericale e antislovena del dopoguerra prese nuovamente di mira, tra gli altri sacerdoti, anche don Arturo Blasutto, che non si lasciò minimamente intimidire. Dopo avere incassato, nel 1950, la difesa dell’arcivescovo Nogara, il sacerdote, nel 1955, fu rimosso dal suo incarico, nonostante la confessione del comandante dei carabinieri di Clodig che aveva affermato: “Se don Arturo Blasutto parlasse in italiano non avrebbe nessuna accusa”.
Il 25 novembre 1955, don Arturo si ritirò a casa sua, a Monteaperta. Rifiutò un sussidio inviatogli dall’arcivescovo: voleva giustizia, non l’elemosina. In famiglia e in alcuni amici trovò conforto e assistenza, continuando nel silenzio e nella preghiera la sua via crucis.
Negli ultimi anni si adoperò perché fosse ripresa l’antica tradizione del Bacio delle Croci, al santuario della Santissima Trinità, operazione che gli riuscì, dopo un decennio di oblio, nel 1981, in contemporanea con il ripristino strutturale dell’edificio di culto dai danni del terremoto. Fu una grande festa, con l’arrivo a Monteaperta di tante croci, con sacerdoti e fedeli, dall’Alta valle dell’Isonzo una pattuglia capeggiata dal decano di Caporetto, Franz Rupnik, che seppe raccogliere l’eredità di don Arturo, un’eredità che si perse con la sua morte.
Don Arturo morì il 17 settembre 1993. Le esequie, a Monteaperta, furono presiedute dall’arcivescovo Battisti che ne tracciò il profilo umano e sacerdotale. “La sua figura – disse tra l’altro il prelato – fu segnata dalla sofferenza e dalla fedeltà. Seguendo la linea del suo maestro di seminario, monsignor Trinko, si impegnò a difendere e a promuovere la cultura e la lingua delle sue valli. Come e più di altri sacerdoti delle Valli dovette subire pesanti accuse. Soltanto molti anni dopo uscirà il messaggio di Papa Giovanni Paolo II “Se vuoi la pace rispetta le minoranze”. Solo Dio conosce quanto don Arturo soffrì nel suo cuore e il dramma vissuto nel segreto della sua coscienza”.
Il nipote Arturo Blasutto,
Monteaperta di Taipana




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