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29 dic 2013

Il papa e le minoranze/ Papež in manjšine



Alla 47ª Giornata mondiale per la pace, l’1 gennaio 2014, papa Francesco ha dato il tema «Fraternità, fondamento e via per la pace». Secondo il pontefice, la fraternità è una dote che ogni uomo e donna reca con sé in quanto essere umano, figlio di uno stesso Padre. Davanti ai drammi che colpiscono la famiglia dei popoli – povertà, fame, sottosviluppo, conflitti, migrazioni, inquinamenti, disuguaglianza, ingiustizia, criminalità organizzata, fondamentalismi –, la fraternità è fondamento e via per la pace. La fraternità, dono e impegno che viene da Dio Padre, sollecita all’impegno di essere solidali contro le diseguaglianze e la povertà che indeboliscono il vivere sociale, a prendersi cura di ogni persona, specie del più piccolo ed indifeso, ad amarla come se stessi, con il cuore stesso di Gesù Cristo. In un mondo che accresce la propria interdipendenza, non può mancare il bene della fraternità, che vince il diffondersi di quella globalizzazione dell’indifferenza, alla quale Papa Francesco ha più volte accennato. La globalizzazione dell’indifferenza deve lasciare posto ad una globalizzazione della fraternità. In questo tema entrano a pieno titolo anche le minoranze linguistiche. Aureli Argemí i Roca, fondatore e presidente emerito del Centro internazionale Escarré per le minoranze etniche e le nazioni di Barcellona, laureato magistrale in teologia a Roma e Parigi, recentemente a Udine ha fatto notare che il concetto di povertà, spesso al centro degli interventi del papa, va inteso «non soltanto in senso materiale, perché il fenomeno inizia dall’ignoranza. E il concetto si deve applicare ai popoli nativi». «Soprattutto adesso, nella globalizzazione, c’è bisogno di affermare la particolarità – ha evidenziato ai microfoni di Radio Spazio –. La questione delle minoranze linguistiche è stata posta da Giovanni Paolo II in parecchi documenti». E il Papa attuale? «Ancora non si è pronunciato in un modo esplicito su questo tema – ha risposto Argemí –.
Però, quando è stato eletto, un suo collega vescovo in Argentina ha detto che Bergoglio, da cardinale di Buenos Aires, si è preoccupato dei diritti dei popoli nativi, benché in Argentina non se ne parli, anche se il problema esiste». Ma il pensiero di Francesco si può cogliere dal documento dell’episcopato sudamericano, scritto nel 2007 nel centro spirituale di Aparecida in Brasile e del quale Bergoglio è stato promotore. Contiene una riflessione molto approfondita sul valore delle lingue e della diversità. «È un documento di una cinquantina di pagine, che va letto per poter capire la direzione che sta prendendo la Chiesa cattolica – ha affermato Argemí –. C’è un paragrafo che spiega la povertà nel rapporto con i popoli nativi che sono perseguitati nella lingua, nella cultura e nel loro modo di vedere il mondo. Si afferma una cosa importante: il Verbo, cioè Dio, si è incarnato nelle lingue e nelle culture. Il Papa è stato il principale redattore di questo documento». Quanto a noi, il card. Franc Rodè ha rivelato che il nuovo papa conosce molto bene il popolo sloveno. «È legato agli sloveni più di ogni altro suo predecessore – ha affermato –. Ci conosciamo da 30 anni. Negli anni Settanta è stato mio ospite in Slovenia, poi ci siamo incontrati più volte. Tra i suoi più stretti collaboratori a Buenos Aires c’erano diversi sloveni. Uno dei vescovi ausiliari è mons. Vinko Bokalič». In Argentina vive una nutrita e fiorente comunità di emigranti sloveni, rifugiatisi in America Latina dopo la seconda guerra mondiale per fuggire al regime di Tito. Al card. Rodè Francesco ha rivelato che una sua nipote è sposata con uno sloveno e che quindi i suoi pronipoti parlano lo sloveno.
Papež Frančišek dobro pozna Slovence in Slovenijo. Povedal je kardinal Franc Rode:  “Med našimi rojaki v Argentini so bili njegovi najožji sodelavci nekateri znameniti slovenski duhovniki, ki jih izredno ceni. Eden njegovih pomožnih škofov v Buenos Airesu je Vinko Bokalič, ki je slovenskega rodu. Bergoglio je med svojim potovanjem po Evropi leta 1970 obiskal tudi Slovenijo in bil teden dni gost pri lazaristih na Maistrovi v Ljubljani.”

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