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09 apr 2016

L’INTERVISTA «La Benecia ha buone possibilità in agricoltura»



Stefano Predan, segretario dell’Associazione agricoltori-Kmečka zveza per la provincia di Udine Stefano Predan è di sicuro fra i rappresentanti più in vista degli sloveni della provincia di Udine della generazione più giovane. Di formazione agronomo, è molto attivo soprattutto nel settore agricolo, dove in provincia di Udine nell’ultimo decennio sono stati registrati visibili passi avanti. Come segretario dell’Associazione agricoltori-Kmečka zveza per la provincia di Udine ed esperto, Predan è promotore di articolate attività, che riscontrano promettenti risultati in una zona economicamente e geograficamente molto impegnativa – che a molti, per la difficile storia ed il trend demografico, sembrava già perduta. Ho iniziato ad intervistarlo ricordando il defunto amico e ricercatore Pavel Stranj, del quale, tra i diversi ricordi, mi è rimasta l’affermazione, secondo la quale i beneciani sono «come una specie di zattera che nuota sul mare della friulanità». Come commenteresti oggi un’affermazione del genere?«Affermazione interessante, che dice molto. Noi coi friulani viviamo da tempo a stretto contatto, solo che noi sloveni della provincia di Udine siamo originariamente di casa nel mondo montano di confine, economicamente più povero. A dire il vero molti sloveni della Benecia vivono anche in pianura ed a Udine, davanti ai friulani, forse una volta abbiamo sofferto di un complesso d’inferiorità. Oggi le cose sono piuttosto diverse. Può avere successo chiunque riesca ad uscire da questa logica». La Benecia e la fascia confinaria della provincia di Udine dopo tutto ciò che hanno passato hanno ancora possibilità di sopravvivenza e sviluppo? «Da un punto di vista demografico retrocediamo ancora, su questo purtroppo non c’è dubbio. I numeri sono spietati. Tuttavia possibilità di restare sul territorio esistono ancora. Qualunque iniziativa di successo oggi dimostra come questo territorio abbia un potenziale di sviluppo, a cui una volta non era possibile pensare. Avevamo il confine, i problemi storici del dopoguerra, che oggi non ci sono più». Tuttavia la zona è, per quanto riguarda la gente ed il potenziale economico, drammaticamente depauperata; anche l’agricoltura è visibilmente arretrata. «Proprio per quanto riguarda l’agricoltura esistono buone possibilità, tuttavia bisogna dotarsi di adeguata conoscenza e visione contemporanea. Questo già avviene. Oggi la gente apprezza molto i prodotti tipici e casalinghi, il cibo sano e fatto in casa, non di origine industriale. Da ciò possiamo trarre una storia di successo. Dobbiamo lavorare su ciò che abbiamo, offrire il nostro territorio con tutto ciò che può dare al visitatore. Lo sviluppo del turismo è strettamente legato ai prodotti locali, che oggi sono molto apprezzati. Il nostro potenziale si basa su tre elementi fondamentali, che sono strettamente collegati tra loro: agricoltura, turismo e natura. Non c’è il primo senza il secondo e il terzo». Hanno saputo sfruttare bene questo in Alto Adige/Südtirol… «Penso che le caratteristiche del nostro territorio di confine siano diverse. In Alto Adige/Südtirol hanno le Dolomiti ed un sistema sciistico conosciuto a livello mondiale e sviluppato. Qui possiamo giocare sulla genuinità e sull’incontaminatezza della natura, che si è mantenuta come poco altrove. Questo è un bene molto invitante ed oggi generalmente apprezzato; ci sono le condizioni ideali per fare camminate e ricreazione. Un’offerta del genere è molto apprezzata, diciamo, dai visitatori del sistema sentieristico Alpe Adria Trail, ma anche dai molti turisti che visitano le nostre zone nelle fine settimana. Molto va ancora in verità fatto per quanto riguarda la capacità turistica, il perfezionare le possibilità di pernottamento, che tuttavia già esistono. Lo sviluppo degli agriturismi va di sicuro in questa direzione e si notano già buoni risultati. Credo in un tale tipo di sviluppo e che per esso valga la pena di spendersi. In ogni caso bisogna reinterpretare in questo senso il concetto di turismo e di accoglienza, che va adeguato alle caratteristiche del territorio». In quali discipline agricole è possibile investire? «Qui ci sono diverse possibilità. Nell’allevamento abbiamo quasi toccato il fondo, ma questi sono cicli di sviluppo, che vanno ora al ribasso, ora al rialzo. Possibilità esistono ancora, di sicuro non con la vendita di latte, piuttosto con la sua lavorazione a casa o in fattoria. Si guarda anche a iniziative del tutto nuove come il progetto transfrontaliero FARmEAT, nel quale sono inclusi numerosi allevatori da Tarvisio-Trbiž a Doberdò-Doberdob. Il progetto prevede la vendita diretta della carne nelle fattorie, il che dà già buoni risultati. Dal pascolo direttamente a tavola, senza intermediari. Il sistema è adatto soprattutto alle aree marginali come le nostre. Possibilità aggiuntive sono fornite dalla coltura di verdure, che non richiede molto spazio e che è parimenti adatta alla vendita diretta. Vanno considerate colture storicamente presenti nelle nostre zone e rispetto alle quali esiste domanda. Di certo qui si parla anche delle mele come principale prodotto della Benecia. Qui sono presenti tradizione e conoscenza e i risultati sono ottimi; esiste ancora, comunque, un potenziale di sviluppo». Principale promotore di tutti i progetti è l’Associazione agricoltori-Kmečka zveza. Quale riscontro hanno le iniziative sul territorio? «La reazione a tutte le nostre iniziative è molto buona. In principio forse qualcuno è diffidente, ma, quando si vedono i risultati, cresce anche la fiducia nell’organizzazione e nelle sue idee. È importante che si cimentino sempre più con l’agricoltura anche giovani che hanno studiato e che hanno una visione globale del mondo.
È essenziale essere collegati in una qualche rete, in modo che intercorra un’informazione quotidiana interpersonale regolare, come oggi reso possibile dalla tecnologia moderna. Di importanza centrale è anche la formazione permanente, che oggi tocca ogni settore, anche quello agricolo». Oggi in Benecia è possibile vivere esclusivamente di attività agricole? «Sicuramente, e a riguardo vanno considerate le possibilità disponibili, che ho menzionato prima. Come Associazione agricoltori-Kmečka zveza ci impegniamo per tutti, per i semiagricoltori e per coloro che si indirizzano professionalmente verso una delle discipline, che seguono questo come prospettiva di vita e professione. Desideriamo aiutare soprattutto loro a risolvere i diversi problemi che incontrano. Una volta c’erano soprattutto più semiagricoltori, ma questo non dava molta prospettiva. Se oggi in ogni paese ci fosse un agricoltore di professione serio, non ci sarebbe bisogno di preoccuparsi per il territorio. Dovremmo allargare le attività agricole ad altre offerte aggiuntive, per le quali esistono leggi e possibilità. Gli agricoltori possono, diciamo, in accordo con le pubbliche amministrazioni, pulire sentieri nei boschi e turistici, occuparsi del trasporto locale di persone ed anche di alcuni altri servizi. Come detto, qui è di grande importanza anche la collaborazione con le pubbliche amministrazioni. Tutto questo contribuisce a far sì che la gente resti sul territorio e che goda dei servizi di cui altrimenti potrebbe essere privata». Abbiamo detto: agricoltura, turismo, natura. Non ci sta accanto anche la cultura? «Cultura, storia, cucina, tradizioni e usanze sono comunque un elemento costitutivo dell’offerta di un territorio. Devi saperti presentare completamente al mondo, se vuoi attirare l’attenzione e la gente che visita i tuoi luoghi. Devi sapere mostrare chi sei, devi essere strettamente collegato non solo col mondo che ti circonda, anche con quello più vasto. Oggi questo i giovani sono in grado di farlo più di un tempo e perciò credo nel successo delle nostre idee e del lavoro. Viviamo in circostanze senza più confine, dove ha successo anche la collaborazione transfrontaliera. Abbiamo ancora grandi possibililtà. Sicuramente abbiamo bisogno dell’attenzione della pubblica amministrazione, ma il punto essenziale siamo noi stessi, le idee ed iniziative che siamo in grado di realizzare. Quando in agricoltura ti dedichi a qualcosa, sei sul mercato e ti ci devi interfacciare secondo i più moderni standard. I successi raggiunti finora ci dimostrano che il nostro lavoro non è invano, per cui crediamo anche in un futuro di successo della attività agricole nella provincia di Udine».
Dušan Udovič (Primorski dnevnik, 17. 3. 2016)
http://www.dom.it/wp-content/uploads/2016/04/SLOVIT-MARZO-OK.pdf

1 commento:

  1. L’INTERVISTA «La Benecia ha buone possibilità in agricoltura»

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