Una ferrovia e una guerra nei ricordi


La storia di una famiglia, quella dell’ultimo capostazione di Pulfero ai tempi della ferrovia Cividale-Caporetto, che incontra quella del confine delle valli del Natisone e la macrostoria della Grande Guerra. ‘Bambini, soldati, treni’, la pubblicazione del Centro studi Nediža (realizzata in collaborazione con l’Istituto per la cultura slovena di San Pietro, l’Auser e con  il sostegno concreto della Provincia di Udine) è un racconto che “corre sul filo delle emozioni”, ha spiegato Giovanni Specogna, che ha curato il commento al testo. Durante la presentazione del libro, lo scorso 3 novembre a San Pietro, è intervenuta anche Gigliola Calgaro, nipote diretta di Achille Calgaro, ultimo capostazione di Pulfero.
Il nonno, ha raccontato, è stato una sorta di ‘eroe’ nei racconti familiari. Decorato con la medaglia d’oro del Regno per aver fatto partire l’ultimo treno verso Cividale prima dell’arrivo delle truppe austroungariche.
I ricordi del periodo in cui è stato capostazione di Pulfero sono stati raccolti nel diario della figlia di Achille, Maria (zia di Gigliola), e sono riprodotti integralmente nella pubblicazione. Riportano vicende e storie dei tempi in cui, a partire dalla fine del 1916, Achille venne trasferito a Pulfero dall’altipiano di Asiago dove aveva prestato servizio. A Pulfero abitò con la moglie e tre figli piccoli fino alla dismissione della linea.
Vista l’esiguità di fonti storiche (soprattutto di parte italiana) sul periodo della Cividale-Caporetto, il libro è anche un documento storico, ha affermato poi Giovanni Specogna. Infatti, la testimonianza della ‘zia Maria’ è inclusa anche nella più ampia ricerca condotta da Vojko Hobič, già direttore del museo di Caporetto. Hobič, interventuo nella serata di San Pietro, ha raccontato per sommi capi l’intera storia della tratta ferroviaria, come ricostruita in una pubblicazione storiografica curata dallo stesso Hobič, che è in fase di pubblicazione. Dai primi progetti, risalenti a fine ‘800, che – sostenuti dagli amministratori delle vallate – miravano a realizzare una tratta per i civili da collegare alla linea Berlino-Vienna-Villacco. Fino all’effettiva realizzazione della Cividale-Caporetto costruita in fretta e furia (con diversi errori tecnici) dalle autorità italiane solo a partire dal 1916 e dunque per necessità belliche in appoggio delle truppe schierate sul fronte dell’Isonzo. Aperta anche ai civili anche durante la guerra la ferrovia ebbe vita breve. Il re Vittorio Emanuele III  infatti, a causa del sottoutilizzo della linea che la rendeva troppo costosa, ne decretò la dismissione già nel 1932.http://novimatajur.it/cultura/una-ferrovia-e-una-guerra-nei-ricordi.html

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