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29 dic 2016

L’OPINIONE



 Una first lady slovena alla Casa bianca Ci mancava anche questa!

 Il mondo in fibrillazione da disillusione per l’incredibile cambio ai vertici dei poteri mondiali rappresentato dal presidente degli USA. L’opinione globalizzata dei mass-media era che, razionalmente, moralmente, come conseguenza diretta del comune bon senso, avrebbe dovuto, per pura logica, vincere Hillary Clinton. Non è la prima volta che i sondaggisti abbiano fatto flop. La gente ne è anche stufa ed il flop sta diventando sistematico. Dunque, Donald Trump ha ora in mano la politica e non solo quella americana. A dire il vero, la «politica» nel suo significato etimologico sarebbe «l’arte del governare», possibilmente bene la città, la «polis». Ma Platone, già 2400 anni fa, ne delineò le possibili forme degenerative, distinguendo tra democrazia – la quale può scadere nella demagogia –; l’aristocrazia – che non è lontana dall’oligarchia –; la monarchia – che può assumere le diverse forme della tirannide. Purtroppo oggi non è più la razionalità, non sono più i principi della giustizia distributiva, la morale naturale che ispirano le mosse della politica; è il potere in se stesso e per se stesso che viene ricercato, e questo con ogni mezzo lecito o meno che sia. Il cinismo, la sfrontatezza, la provocazione, nella competizione elettorale, prendono il posto di quella consapevole razionalità che dovrebbe portare gli elettori ad usare almeno un po’ di discernimento. Se ne sfruttano, invece, le criticità, le SLOVIT n° 10 del 30/11/16 | pag. 13 debolezze, se ne provoca l’emotività ai fini del consenso. E le masse reagiscono emotivamente. Non è la capacità critica ad essere stimolata, non è l’informazione veritiera ed onesta dei termini dei problemi che affliggono i «sudditi» (non lo si dice, ma lo si presuppone) a guidare l’azione elettorale dei candidati al potere cosiddetto democratico, bensì l’orientamento delle loro emozioni, la provocazione del disagio per proporsi come il taumaturgo risolutore. Trump aveva intuito il potere sotterraneo e subliminale delle nuove forme comunicative, facebook, twitter, e simili, tv compresa, e per monopolizzare il mercato comunicativo non ha fatto altro che sparare tutte le possibili forme di provocazione, sapendone il ritorno. Più la «sparata» è eclatante, più e più presto diviene virale nel nuovo sistema comunicativo. E, secondo l’assioma ormai affermato che dice: non importa cosa tu dica, buono o cattivo, vero o falso, razionale o irrazionale, provocatorio… quello che conta è solo fare in modo che tutti ne parlino, che in tutti crei interesse, dibattito, che se ne parli, se ne scriva, se ne discuta e magari litighi. Per chiarire il concetto: crea il personaggio e lo porti al potere. Oggi abbiamo di fronte Trump, colui che dovrebbe ridare all’America l’orgoglio della sua supremazia sul resto del mondo. Egli farebbe ciò che tutti gli altri del vecchio establishment politico non sono stati capaci di fare. Lui lo farà? Non ha alcuna importanza. Col potere che avrà potrà far credere ciò che vorrà. Così è andata, dunque. Donald Trump è il presidente, ha dalla sua la Camera ed il Senato americani, si ritrova in mano un potere teoricamente assoluto… e quindi aspettiamo e… speriamo. Ma un tocco di bene pare toccare, guarda caso, anche noi, più o meno direttamente: Trump ha una moglie che non nasconde affatto le sue origini slovene. Sevnica, piccola cittadina sulla riva della Sava, dove è nata e vissuta da bambina Melanija Knavs, è andata in visibilio. Aver dato i natali alla first lady USA è un onore da favola. La piccola Slovenia partner diretto della Casa bianca! Che non sia anche per noi poveri sloveni beneciani un’occasione per un salto di qualità?
Riccardo Ruttar (Dom, 15. 11. 2016)

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