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28 lug 2017

Guglielmo Cerno tra forza e fede

Viljem Černo je biu aktiven v farnem in foranialnem pastoralnem svetu, kjer je skušu dat razumiet vriednost domačega slovenskega jezika in potriebo, de se ga nuca v cierkvi; udeležiu se je vič škofijskih posvetu na telo tematiko; biu je član skupine duhovniku in laiku Glesie furlane, ki podpiera priznanje jezikovnih pravic Slovencu in Furlanu tudi v cerkvenem življenju. Biu je med pobudniki poljubljanja križev par cierkvi presvete Trojice v Viškuorši, kjer so srečevali duhovniki soške in terskih dolin.
Njega ”naravna“ viernost mu je parhajala od njega dobre duše, od družine, od domačega ambienta, od prebivanja v cajtu šuolskega lieta v goriškem Alojzijevišču, od branja bukvi vierske vsebine … Z veliko grenkobo v sarcu se je vičkrat spominju na žalost, ki jo je doživeu, kàr se je iz Gorice vraču damu in domači famoštar mu nie dau obhajila češ, de je biu komunist, kier je obiskavu slovenske šuole. Ries je bluo Černovo življenje paradigma zavednega Slovenca, borca za jezikovne pravice, človieka ukoreninjenega v kulturo in zgodovino svoje skupnosti, ki je iz viere dobivu muoč se zavzemat in trudit za zmago resnice in pravice. (Giorgio Banchig)
Quando una persona muore all’improvviso ci sembra di aver perso irrimediabilmente l’occasione di imprimere i suoi pensieri nel ricordo o documentarli per iscritto; ci sembra di aver perso con lei parte del patrimonio della nostra storia, cultura e lingua. Questo vale ancor più per le persone anziane, che hanno un vivo ricordo del passato, ovvero del tempo antecedente all’avvento della modernità e ai cambiamenti radicali che questa ha portato nei nostri paesi. A maggior ragione questo vale per Viljem Cerno, che ci ha lasciato sabato, 22 luglio, due giorni prima del suo 80° compleanno, quando ci stavamo preparando a festeggiarlo, a rallegrarci con lui di questo importante traguardo e a ringraziarlo nuovamente per l’operato svolto a favore della comunità slovena in provincia di Udine.
Come uomo, come intellettuale e politico Viljem Cerno è stato protagonista e testimone degli anni bui della Slavia friulana, dei primi passi della comunità slovena della provincia di Udine verso il risveglio culturale, di grandi manifestazioni e numerosi incontri, nel corso dei quali noi sloveni abbiamo chiesto il rispetto dei nostri diritti, dell’istituzione e dello sviluppo della scuola bilingue, dell’estensione della consapevolezza delle radici slovene e da ultimo dell’approvazione dei diritti della nostra comunità con l’emanazione della legge di tutela e della caduta dei confini.
In questi giorni è stato scritto e detto molto sull’operato culturale e politico di Viljem Cerno. È rimasto però nell’ombra un aspetto primario della sua personalità e vita, ovvero la sua fede, che gli ha dato la forza di non arrendersi alle difficoltà, alle ostilità e ai tradimenti, di perseverare nell’impegno con la convinzione che è dovere di ogni uomo consapevole e cristiano impegnarsi per tutelare la ricchezza culturale e per il riconoscimento dei diritti della nostra comunità.
Sotto questo aspetto Cerno ha fatto molto affinché nella sua parrocchia tornasse la parola slovena. Con l’assenso e l’aiuto di don Calligaro ha tradotto nel dialetto sloveno delle valli del Torre le prime letture delle messe domenicali, che vengono ancora lette in chiesa a Lusevera. I testi raccolti in tre volumi sono stati pubblicati dall’associazione Blanchini di Cividale con il titolo «Boava besieda» (Parola di dio, ndt.). Ricordo le ore in cui abbiamo cercato insieme le parole adatte ad esprimere il contenuto del paragrafo della Bibbia e che nel contempo rispettassero la lingua locale. Ricordo quanto era contento Cerno quando abbiamo presentato il libro nella chiesa di Lusevera; con quanto orgoglio, in occasione delle feste paesane, donava a compaesani e ospiti questo libro, che trasmetteva la parola di Dio nel dialetto sloveno delle Valli del Torre. Per lui è stata davvero un’acquisizione importante, un grande passo verso il riconoscimento del valore e della ricchezza della lingua locale.
Viljem Cerno è stato anche poeta e nelle sue poesie ha cercato di esprimere la profondità della sua anima, la dura vita nelle valli del Torre, il lavoro e la fatica della sua gente per la sopravvivenza, l’amore verso la terra natia, la speranza in un domani migliore… Ha scritto anche canti sacri, che sono stati tradotti in musica dal sacerdote Oreste Rosso e che vengono ancora cantati in chiesa a Lusevera. I canti sono stati raccolti in un’opera quadrilingue (dialetto sloveno delle Valli del Torre, sloveno, friulano e italiano) dal titolo «Ko pouno noći je sarce. Ko polno je noči srce. Co plen di gnot al è il cȗr. Quando pieno di notte è il cuore». Per quest’opera nel 2013 ricevette il premio letterario Vstajenje.
Viljem Cerno è stato attivo anche in ambito foraniale e pastorale, dove ha cercato di fare capire l’importanza del dialetto sloveno locale e la necessità di usarlo in chiesa; ha partecipato a numerosi convegni diocesani sul tema; ha fatto parte del gruppo di sacerdoti e laici «Glesie furlane», che sostiene il riconoscimento dei diritti linguistici di sloveni e friulani nella vita ecclesiastica. È stato tra i promotori del bacio delle croci, presso la chiesa della Santissima Trinità a Monteaperta, momento di incontro dei sacerdoti delle valli dell’Isonzo e del Torre.
La sua fede “naturale” gli proveniva dal suo animo buono, dalla sua famiglia, dal luogo natio, dal fatto di aver alloggiato come studente all’Istituto di San Luigi (Alojzijevišče), dalla lettura di libri di contenuto religioso… Con molta amarezza in più occasioni ricordava com’era triste quando, tornato a casa da Gorizia, il parroco non voleva dargli la comunione perché aveva frequentato le scuole slovene.
Davvero la vita di Cerno è stata il paradigma di uno sloveno consapevole, di un uomo che si è battuto per i diritti linguistici, di un uomo radicato nella cultura e storia della sua comunità, al quale la fede ha trasmesso la forza di impegnarsi e operare per la verità e la giustizia.

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