30 mar 2018

IGOR GABROVEC (SSK) racconta successi e delusioni della legislatura regionale che si avvia a conclusione

Benecia, Resia e Valcanale sul modello dell’Alto Adige»

Igor Gabrovec, della Slovenska skupnost è giunto al termine del suo secondo mandato da Consigliere regionale, questa volta nella maggioranza e con l’incarico di vicepresidente. Sono stati cinque anni di forte impegno per l’intera comunità slovena del Friuli Venezia Giulia, da Tarvisio a Muggia.
Quali sono i risultati degli ultimi cinque anni che meritano di essere sottolineati?
«Sicuramente i dati che si riferiscono ai primi segni concreti di ripresa economica. Il numero degli occupati è cresciuto costantemente, per raggiungere appena oggi i livelli pre-crisi del 2009. Al contempo abbiamo sostenuto i fondi destinati agli ammortizzatori sociali, accompagnando le imprese in difficoltà nella ricerca di nuovi sbocchi. Risorse ingenti sono state, non da ultimo, destinate all’edilizia scolastica, al recupero dei centri storici, all’edilizia popolare, alle infrastrutture, all’abbattimento dell’indebitamento regionale, che ci rende tra i più virtuosi in Italia. Per non dimenticare i sostegni alle famiglie. Certo, ancora non basta, va fatto di più!» Di cosa va paricolarmente fiero?
«Tra le molte cose, sottolineo il sostegno alle attività legate alla vita e allo sviluppo della comunità linguistica slovena. Abbiamo rimodulato l’attenzione della Regione nei confronti del diritto all’istruzione anche nelle lingue delle minoranze riconosciute, sostenendo il trasporto scolastico nella Benečija e l’insegnamento dello sloveno nella Val Canale. In posocje val Resia è stato inaugurato a Solbica- Stolvizza un bellissimo museo che si aggiunge all’offerta turistica e culturale che in questi anni sempre più contraddistingue quella splendida vallata, ricca di storie ed identità».
Cosa, invece, non è riuscito a fare di ciò che si era proposto?
«È ancora in intinere il sogno, che sti sta pian piano trasformando in progetto, di un polo scolastico trilingue in Val Canale, sulla scia della classe di Kugy a Celovec-Klagenfurt e valorizzando l’esperienza della scuola bilingue a Špeter-S.Pietro al Natisone. Vogliamo dar risposta anche alle richieste che provengono anche da altri comuni, dalle valli al centro di Udine. I nostri giovani hanno il sacrosanto diritto di conoscere le proprie radici, le lingue e i dialetti parlati dai loro genitori e antenati. Perché identità significa consapevolezza, che sommandosi ci rendono più completi ed al contempo aperti al mondo sempre più sconfinato».
Di certo un aspetto critico è la riforma delle autonomie locali, che, oggettivamente ha penalizzato la comunità slovena e il territorio montano.
«La riforma delle Uti è nata con il piede sbagliato e si è sviluppata anche peggio. Come esponente della SSk ho espresso chiara e forte la mia contrarietà fin dal primo giorno, in seno alla maggioranza e pubblicamente in Consiglio regionale e sui media. Ammetto che alcune delle mie proposte migliorative sono state accolte nel corso delle innumerevoli modifiche alla legge e, de facto, l’hanno migliorata. Sono rimastopurtroppo inascoltato quando ho chiesto pieno coinvolgimento delle realtà comunali interessate che, a mio avviso, andavano lasciate completamente libere di disegnare le alleanze e aggregazioni territoriali più rispondenti alle esigenze, alle esperienze e alle identità dei rispettivi territori. I comuni contraddistinti dalla presenza storica riconosciuta della comunità slovena sono un caso tipico – e un’occasione persa. Dico però anche che chi fa può sbagliare. Ma nulla è perduto, rimedieremo. Sono ottimista».
Cosa fare per risollevare il territorio nel quale è insediata la comunità slovena in provincia di Udine?
«Tre cose molto semplici: sviluppo economico che significa in primis sostegno a quanti sviluppano anche solo piccolissime imprese, manutenzione e potenziamento della viabilità e infrastrutture tecnologiche, penso ad esempio alla fibra ottica in ogni borgo, così come succede nella vicina Slovenia. Il tutto condito con la garanzia di servizi essenziali, quali il trasporto scolastico ed i presidi sani-tari. Ci sono fondi e programmi nazionali ed Europei per fare tutto ciò. In Trentino Alto Adige la montagna vive e prospera. Abbiamo già iniziato in molte realtà, ma bisogna accelerare, la montagna non ha tempo da perdere»

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