11 giu 2018

INTERVISTA



Già da cinquant’anni per i diritti degli sloveni all’estero A Orbe in Svizzera è stato festeggiato il 50° di attività dell’Unione emigranti sloveni Sabato 26 maggio nel municipio di Orbe, in Svizzera, sono stati festeggiati i cinquant’anni di attività dell’Unione emigranti sloveni. Abbiamo chiesto al direttore, Renzo Mattelig, di parlarci dell’attività e dell’importanza attuale dell’Unione. Perché è stata scelta Orbe per festeggiare il cinquantesimo dell’organizzazione? «L’Unione emigranti è nata ad Orbe cinquant’anni fa. In quegli anni in Svizzera erano emigrati e lavoravano migliaia di giovani e uomini provenienti dalla Slavia friulana. L’Italia stava vivendo un periodo di crescita economica, che però da noi non c’è stata. Da qui l’emigrazione, l’unica scelta possibile per migliorare le condizioni di vita. Probabilmente non è stato sempre facile lavorare e vivere in Svizzera. Ma in quel Paese democratico e multiculturale le nostre genti hanno capito che parlare la propria lingua e coltivare la propria cultura non è vietato né inappropriato, ma è un diritto di ogni persona ed è una ricchezza per l’intera comunità». Chi ha istituito l’Unione? «I membri del primo direttivo dell’Unione emigranti, i primi ad avviarne l’operato in Svizzera e che oggi purtroppo non sono più tra noi, erano: Marko Petrigh, Silvio Feletig, Elio Vogrig, Dino Del Medico e Renzo del Medico. La loro prima preoccupazione era unire gli sloveni nel mondo, provenienti dalle Valli del Natisone, del Torre e Resia; il loro secondo obiettivo era diffondere la conoscenza sulla problematica degli emigranti della Slavia friulana e sulla situazione critica in cui versavano le nostre valli e la comunità slovena in Italia. A tal fine ad Orbe iniziarono a pubblicare la rivista Emigrant. Si prodigavano anche per la crescita economica e sociale della terra natia». Qual è il significato attuale dell’Unione emigranti sloveni e quante associazioni affiliate conta? «Ha 25 circoli associati. Ci sono anche tante famiglie, che non ne fanno parte, dal momento che risiedono in Paesi dove ci sono pochi sloveni. Nel complesso sono quasi diecimila gli emigranti con i quali siamo in contatto. L’Unione emigranti è nata quanto c’era un grande esodo migratorio dalla Slavia friulana. Se consideriamo la situazione attuale, per la mancanza di lavoro, i nostri giovani devono seguire le orme dei nonni e genitori, emigrando quindi all’estero. Il primo presidente dell’Unione emigranti, Marco Petrigh, diceva che in assenza di sviluppo economico nella Slavia friulana si sarebbe estinta anche la comunità slovena. L’Unione emigranti continua a prodigarsi per preservare l’identità slovena nei giovani, figli e nipoti dei nostri emigranti, affinché sia slovena una parte della loro identità multiculturale». A fine anno con i rappresentanti degli sloveni nel mondo, provenienti da quattro continenti, festeggerete il 50° dell’Unione a Cividale. Attraverso quali iniziative continuate a mantenere i contatti con gli sloveni nel mondo? «Ogni circolo ha il suo programma. Quando abbiamo la possibilità, purtroppo ogni anno di meno a causa della mancanza di finanziamenti, organizziamo seminari per i giovani al fine di mantenere legami più concreti con le nostre genti nel mondo. Nonostante i giovani non parlino più lo sloveno, portano la loro lingua e identità nel cuore; si sentono più sloveni di quelli che vivono nella Slavia friulana. Credo che questo sia dovuto sia all’educazione impartita dalle famiglie che alla nostra Unione, che mantiene i contatti con loro». Larissa Borghese
(Dom, 15. 5. 2018) da Slovit di maggio
http://www.dom.it/wp-content/uploads/2018/06/Slovit-mag2018-ok.pdf


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