18 apr 2019

Perchè si dice Velika Noč

di Adrian K.Mroczek

RICERCA - Nel mondo slavo la Pasqua è definita come notte o grande giorno

"Velika noč",la denominazione slovena della Pasqua è un concetto di facile e immediata comprensione.Esso deriva,infatti,da due parole di uso comune ovvero "grande notte".Pochi però pensano che dietro quest'apparente semplicità ci sia una profonda questione teologica,linguistica e culturale.
Lo sloveno non è l'unica lingua slava che indica la Pasqua come "grande notte".Lo stesso accade anche in polacco (Wielkànoc), ceco (Velikonoce  -forma plurale ) e slovacco (Vel' kà noc) .Dall'altra parte  del mondo slavo incontriamo denominazioni che riconducono , invece , all'espressione "grande giorno".Ciò avviene in bielorusso ( велікодны ),bulgaro (Великден ) e ucraino (Великодній) .Questa denominazione viene solitamente vista come un calcio dell'espressione greca megale hemèra,"grande giorno" ,appunto.La stessa forma si riscontra già nei più antichi testi canonici dello slavo ecclesiastico antico,ossia della lingua usata dai santi Cirillo e Metodio nelle prime traduzioni dal greco dei testi religiosi,durante la loro missione cristianizzatrice tra gli Slavi nel IX secolo.
Guardando la cartina dell'Europa, non si può non notare che la diffusione del nome "Velika noč " , in tutte le varianti menzionate , segue il percorso dell'antica Via dell'Ambra che connetteva il Mar Adriatico con il Mar Baltico (quindi Aquileia con Danzica) .Ovviamente,le terre a nord del Danubio furono cristianizzate solo qualche secolo dopo il massimo sviluppo dell'attività commerciale su questa tratta,ma il nome dell Pasqua sorprendentemente connette i due estremi di questo percorso.Anche se questi due fatti non sono strettamente collegati tra loro,resta,però,un fattore che li accomuna.Queste terre,da allora,sono rimaste sempre sotto l'influenza,sia commerciale che religiosa,del mondo occidentale.Ciò si ripercuote soprattutto nella divisione tra il cattolicesimo e l'ortodossia,ove gli Slavi occidentali e quelli sud-occidentali appartenevano alla cosiddetta Slavia Romana,mentre gli Slavi orientali si trovavano nella zona di influenza culturale bizantina,chiamata dallo slavista Riccardo Picchio Slavia Orthodoxa.
La comunanza culturale e religiosa fece sì che alcune usanze e denominazioni in queste due zone fossero uguali.Infatti,in tutta la Slavia Romana la Pasqua è definita come "grande notte"(o si riesce comunque a rintracciare nella storia questo nome,anche nel caso in cui sia stato sostituito da un altro termine  in tempi più recenti,come nel croato o nel *sorabo) e non "grande giorno",,tipico,invece,della parte orientale del mondo slavo.
Le varie forme del nome della Pasqua presso gli Slavi,ma non solo,sono dovute probabilmente al modo di sentire e celebrare questa festività.Se da un lato abbiamo "velika noč" ,denominazione proveniente dalla liturgia del Patriarcato di Aquileia,che rievoca una grande attesa,la veglia notturna alla tomba di Cristo,dall'altro abbiamo "veliki dan" che sottolinea la grandezza del giorno della Resurrezione..
Se tra i sorabi è in uso il nome Jutry (mattini),che secondo alcuni studiosi mette in evidenza l'importanza della mattina pasquale come simbolo del nuovo inizio,della resurrezione di Cristo  e,dunque,del mondo,uscendo dalla realtà slava,c'è l'esempio dell'ungherese che definisce la Pasqua hùsvét,letteralmente "prendere la carne" ,che indica il ritorno al consumo di carne, quindi,a un'alimentazione ricca dopo il digiuno e l'astinenza del periodo pasquale.

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