10 nov 2018

Martinovanje-Festeggiamenti di San Martino

Ormož 
"San Martino trasforma il mosto in vino". Ed è grande festa in tutta la Slovenia, soprattutto nelle regioni vitivinicole. Oggi siamo ospiti dell'ente locale per il turismo di #Ormož, cittadina della regione #Prlekija, ai piedi delle splendide #colline di #Jeruzalem. Una zona tutta da scoprire, ricca di bei paesaggi, tradizioni e buon cibo genuino - come potete vedere dalle foto! 😋 Qui i festeggiamenti per San Martino mantengono intatta l'autenticità e l'atmosfera della tradizione. Da non perdere!

Anno commemorativo 2018

Parlamento di Vienna
da https://it.wikipedia.org/wiki/File:Wien_Parlament_June_2006.jpg

Nel 2018 in Austria si commemora la fondazione della Prima Repubblica avvenuta 100 anni fa e si commemora anche l”Anschluss”, ovvero l’annessione dell’Austria alla Germania nazista avvenuta 80 anni fa.
La Repubblica austriaca celebra quest’anno i suoi primi 100 anni di vita. La sua fondazione fu deliberata il 12 novembre 1918 nella sede del Parlamento sulla Ringstrasse di Vienna (all’epoca ancora con il nome di Repubblica dell’Austria tedesca). Più di 100.000 persone assistettero al suo annuncio davanti al Parlamento.
Quasi il doppio se ne erano radunate il 15 marzo 1938 nella Heldenplatz davanti al palazzo imperiale di Vienna, per ascoltare il discorso di Adolf Hitler dopo la cosiddetta “Annessione" dell’Austria alla Germania nazista. Quello stesso anno i pogrom di novembre portarono alla sua prima terribile escalation la persecuzione degli ebrei. Anche questo tragico capitolo della storia austriaca, che non dovrà mai essere cancellato dalla memoria, sarà oggetto di commemorazione nel 2018.

Museo della Storia austriaca e installazione sonora nella Heldenplatz

L’inaugurazione del Museo della Storia austriaca il 10 novembre 2018 nella Heldenplatz di Vienna sarà l’evento clou dell’anno commemorativo. Una prima mostra temporanea ripercorrerà i 100 anni di storia della Repubblica. Dal 12 marzo, giorno dell’”Annessione” dell’Austria alla Germania di Hitler, l’installazione sonora di Susan Philipsz intitolata “The Voices” ricorderà nella Heldenplatz gli orrori di quell’epoca. L’installazione sonora con una durata di 10 minuti, si potrà ascoltare due volte al giorno, alle 12.30 e alle 18.30...

Tutti i dialetti sloveni hanno caratteristiche comuni

A Udine il congresso del Circolo slavistico di Slovenia Col titolo «La slovenistica e la slavistica oltreconfine: Udine 2018» («Slovenistika in slavistika v zamejstvu: Viden 2018») si è svolto a Udine il congresso dello Slavistično društvo Slovenije, il Circolo slavistico di Slovenia. Si tratta della principale e più numerosa organizzazione di esperti nel campo della lingua slovena –insegnanti, ricercatori, lettori, traduttori e altri ancora. Gran parte del congresso è stata riservata alla presentazione e analisi della situazione dello sloveno e della più ampia situazione linguistica in provincia di Udine. Particolari sezioni sono state, così, dedicate allo sloveno e al patrimonio orale sloveno in provincia di Udine, alle lingue e letterature slave all’Università di Udine e all’insegnamento dello sloveno nelle scuole del Friuli Venezia Giulia. L’ultima giornata del congresso è stata riservata a un’escursione a Resia, dove i partecipanti, guidati da Luigia Negro e Matej Šekli, hanno potuto conoscere la locale realtà linguistica e culturale. Un plauso agli organizzatori va anche per l’appropriata inclusione del friulano, una lingua che già da molti secoli convive a contatto con lo sloveno, ma che molti abitanti della Slovenia non conoscono abbastanza. In una particolare sezione i ricercatori dell’Istituto per la lingua slovena Inštitut za slovenski jezik Frana Ramovša ZRC SAZU hanno presentato i dialetti dello sloveno parlati in provincia di Udine – Nataša Gliha Komac ha parlato del dialetto zegliano della Valcanale, Janoš Ježovnik del dialetto sloveno delle Valli del Torre, Danila Zuljan Kumar del dialetto sloveno delle Valli del Natisone; il dialetto sloveno resiano è stato presentato da Matej Šekli durante la già menzionata escursione. I relatori hanno, tra l’altro, toccato le circostanze storiche e sociali che fanno da sfondo all’attuale situazione dello sloveno in provincia di Udine, alla sua realtà linguistica contemporanea e alla sua vitalità. Hanno trattato, inoltre, le principali proprietà linguistiche dei singoli dialetti. Malgrado numerose differenze, tutti i dialetti elencati sono uniti da caratteristiche comuni: caratteristica di tutti sono ad esempio, i suoni «ie» e «uo» in parole come «lies» e «nuos». Così sono pronunciate anche dai parlanti di alcuni altri dialetti sloveni, per esempio nella valle dell’Isonzo e sul Carso, nonché nella Carinzia austriaca. In alcuni luoghi, ad esempio a Resia-Rezija, a Suetschach-Sveče e a Cerkno, «ie» e «uo» si sono evoluti in «i» e «u» – «lis», «nus». Per la maggior parte dei dialetti presentati è caratteristico un indebolimento della pronuncia del suono «g», cui si giunge in gran parte dello sloveno, dal momento che si parla così addirittura nei dintorni di Ljubljana! In alcune località il suono può sparire del tutto – a Stolvizza-Solbica o Lusevera-Bardo, ad esempio, si pronuncia «ora», a San Pietro-Špietar, Nova Gorica e Postojna «hora», a Ljubljana e Maribor, invece, «gora». Per la maggior parte dei dialetti sloveni del Natisone, del Torre e della Val Resia, similmente alle parlate slovene d’Istria, è caratteristica la «ć» morbida (ad esempio nelle parole «peć», «reći», «tić»), che la lingua slovena letteraria non conosce. Su tutti i dialetti un’impronta importante è stata lasciata anche dal contatto prolungato con altre lingue: il dialetto della Valcanale ha mutuato molte parole e caratteristiche dal tedesco, i dialetti di Resia, delle Valli del Torre e del Natisone, invece, dal friulano e dall’italiano. Le prospettive per il futuro dello sloveno sono, di certo, diverse: se nelle Valli del Natisone non sono così negative – il che è in gran parte merito della scuola bilingue di San Pietro al Natisone – e se in Valcanale si presentano prodromi d’insegnamento plurilingue, purtroppo sono ben lungi dall’essere sicure. Gli esperti sono stati concordi nel ritenere come, a riguardo, sia particolarmente importante un finanziamento stabile dell’insegnamento dello sloveno. All’assemblea generale i membri del circolo hanno votato quale nuovo presidente Matej Šekli, che nelle proprie ricerche si dedica, tra l’altro, al dialetto di Resia e delle Valli del Natisone. Nella parte ufficiale del congresso sono stati consegnati i riconoscimenti del Circolo slavistico di Slovenia per particolari risultati. A riceverli sono stati Viviana Gruden, per molti anni direttrice della scuola bilingue di San Pietro al Natisone; Bruna Balloch, maestra e raccoglitrice di storie in dialetto sloveno delle Valli del Torre; Marija Bidovec, professoressa e ricercatrice di letteratura slovena all’Università di Udine, e Roberto Dapit, ricercatore del patrimonio orale e dei dialetti sloveni di Resia e della Slavia Veneta, anche lui professore all’Università di Udine.
Janoš Ježovnik (Dom, 15. 10. 2018)
pubblicato su SLOVIT

Uscito lo Slovit n. 9/2018


OTTOBRE 2018

In primo piano nel numero di ottobre di Slovit: Il servizio giuridico per la lingua slovena ZaJezik fa crescere il livello di tutela: ai cittadini saranno messe a disposizione rogatorie e, quando necessario, anche difensori civici.
Dalla Regione a Bruxelles per un cluster di successo: presentato a Kobarid il cluster transfrontaliero tra i comuni della provincia di Udine e dell’Alta Valle dell’Isonzo.
Sportelli, ripartiti oltre tre milioni di euro: garantiranno l’operatività della Rete per lo sloveno nella pubblica amministrazione.
Crimi contro i giornali di lingua slovena, Conte si richiama alla Costituzione. Il governo vorrebbe abolire i fondi statali all’editoria.
Da gennaio di nuovo senza sloveno nelle scuole della Valcanale? Le risorse che la Regione Friuli Venezia Giulia ha destinato all’Associazione Don Mario Cernet garantiscono l’insegnamento della lingua solo fino a dicembre 2018.
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9 nov 2018

Pražantacjun lïbrina “Pagine di Storia Resoconti di Vita Resiana – Vº Volume 1991-2000”

Presentazione del libro “Pagine di Storia Resoconti di Vita Resiana – Vº Volume 1991-2000”
W saböto, 3 dni novembarja, na ne 4 pöpuldnë tu-w sede od Parka ta- na Ravanci te rozajanski kultürski čirkolo “Rozajanski Dum” pražantawa lïbrin “Pagine di storia Resoconti di Vita Resiana – V° Volume 1991 -2000”.
Isi lïbri jë a parpravil Luigi Paletti Bertuluw. To jë te petnji lïbrin od ise serje anu se mörë lajät itö ka jë bilu narëd tu-w Reziji tu-w itëh litah. Te pärve trï lïbrine od lëta 1951 dar- du lëta 1980 jë bil jë napïsal rejnik Aldo Madotto Ćakarïn, ka to jë bil pa te pärvi prešident od čirkola “Rozajanski Dum”; te zadnje dwa jë parpravil Luigi Paletti, ka an jë spravil artïkule, ka so bili publikani ta-na šwöjah.
Tu-w itëh litah jë bilu narëd karjë nih wridnih riči, ka mamö šćalë näšnji din: jë se rivala rikoštrucjun po potresu, jë bil narëd parko, jë bilu narëd tö mëstu tu ka so fabrike, se jë skorë dorivalu mët čentral tu-w Barmanë anu šćë drügih riči.
Za zdovëdët kej već iti din Luigi Paletti ćë spomanot itö, ka jë bilu narëd tu-w itëh litah. Za zvasalët ćejo bet citirawci anu pa žane od folklora, ka ni ćejo zapët te rozajanske stare wüže.
Ziz isin čirkolo Rozajanski Dum spomanüwa pa 35 lit sviga dëla.

8 nov 2018

‘Scritture’, l’evoluzione degli alfabeti e il tasto dolente del dialetto sloveno

Nel 2014 il Centro studi Nediža assieme alla casa editrice Novi Matajur aveva raccolto in un libro le schede redatte tra il 1994 e il 1996 per questo giornale da Paolo Petricig sotto il titolo ‘Olga Klevdarjova’. Era un racconto dove alle vicende locali della famiglia Venuti di Clenia si intrecciavano quelle storiche che caratterizzarono il Novecento, in particolare la Prima e la Seconda guerra mondiale.
È fresca di stampa, ora, la raccolta di una seconda serie di interventi compilati sempre da Petricig per il Novi Matajur, questa volta tra il 1999 e il 2000.
La pubblicazione voluta dal Nediža e curata da Alvaro Petricig si intitola, come le schede originali, ‘Scritture’. L’intento dell’autore – scrittore, politico, pedagogo, operatore culturale e fondatore della scuola bilingue di S. Pietro che oggi porta il suo nome – era quello, essenzialmente pedagogico, di proporre al lettore del Novi Matajur una storia della scrittura attraverso l’evoluzione dell’espressione scritta e degli alfabeti.
La serie di schede sarebbe stata insomma un compendio di un argomento che interessa e riguarda tutti, poiché tutti utilizziamo – oggi con mezzi forse diversi da una ventina di anni fa, per non parlare di un passato più remoto – la scrittura come strumento di comunicazione. Se non che, dopo averne raccontato i primi esempi della preistoria, i graffiti e l’invenzione dei primi alfabeti per arrivare all’affermazione di quello latino nel mondo occidentale, succede qualcosa. Dalla scheda 21, con un accenno già nella 14, sino quasi alla conclusione del libro (le schede, che qui diventano capitoli, sono 54) Petricig sposta la sua attenzione su una scrittura in particolare: quella dialettale slovena delle Valli del Natisone. Lo fa sollecitato dall’uscita di una pubblicazione di Egidio Scaunich, maestro di S. Leonardo, intitolata ‘Saggio sulla lingua Nadisca’. Non è il primo tentativo, e non sarà l’ultimo, di cercare di togliere alla lingua delle Valli del Natisone e della Benecia in generale, per non parlare di Resia, la sua caratteristica principale, quell’aggettivo ‘slovena’ che politica, ideologia ed ignoranza hanno troppe volte denigrato e cercato di nascondere.
Un ‘negazionismo’ che Petricig boccia da subito (“Io chiamo questa lingua ‘dialetto sloveno’, mentre altri la classificano come ‘lingua slava’ a sé stante e avanzano proposte per un alfabeto specifico”), argomentando sia l’assurdità di taluni di voler affibbiare al dialetto delle Valli del Natisone un proprio alfabeto che non sia quello sloveno, sia l’ostinazione con cui si vuole staccare la storia, l’esperienza, il presente di quel dialetto (e anche il suo futuro) dalla lingua letteraria slovena.
In teoria il periodo della Guerra fredda dovrebbe essere alle spalle, in realtà il tema del dialetto sloveno resta scottante. Petricig ricorda la grande produzione di testi teatrali, prose, poesie e canzoni in dialetto, corroborando la sua analisi da citazioni prese da libri e opuscoli, cita il grande lavoro delle associazioni e dei giornali sloveni della Benecia per la conservazione di una lingua che, priva di atti concreti, sarebbe probabilmente già un ricordo, sottolinea le esperienze dedicate ai bambini, come ‘Moja vas’… L’elenco è lungo e ragionato.
L’autore smonta poi una teoria dei sostenitori della ‘lingua nedisca’ legata ad una dichiarazione che era stata fatta a suo tempo dal linguista e slavista polacco Baudouin de Courtenay e ripercorre la vicenda della redazione, da parte di due studentesse fiorentine, del ‘Vocabolarietto italiano-natisoniano’ voluto dal Comitato Pro Clastra con il ‘sigillo’ del professor Anton Maria Raffo, insigne slavista, che a dispetto dei promotori del vocabolario nella sua prefazione scrisse: “Per restare dunque sul territorio ch’è nostro, cioè quello linguistico, noi sappiamo che quello delle Valli del Natisone è sostanzialmente un dialetto sloveno. Lo è, stando semplicemente ai più usiali criteri classificatori degli slavisti”.
Il Nediža, a corredo del testo di Petricig, ha voluto inserire, a conclusione del libro, una scelta di testi in versi e in prosa (a cura rispettivamente di Michele Obit e Živa Gruden) in dialetto sloveno con la traduzione in italiano.
‘Scritture’ di Paolo Petricig sarà presentato in anteprima domenica 11 novembre, alle 18, in via Ivan Trinko 2 a Cividale (ex sede Banca di Credito di Trieste, oggi proprietà della CiviBank).
Ne discuteranno il giornalista e traduttore Michele Obit e Walter Tomada, insegnante, promotore culturale, attivo nella valorizzazione della lingua friulana.http://novimatajur.it/cultura/scritture-levoluzione-degli-alfabeti-e-il-tasto-dolente-del-dialetto-sloveno.html

4 nov 2018

Come l’Italia pretese la Valcanale - Ko je Italija zahtevala celo dolino


Il 29 novembre 1918 il periodico di Klagenfurt Freie Stimmeriportava: «Dopo la partenza delle nostre truppe in ritirata, nella quale gli ungheresi si concessero ancora alcuni scampoli di disonore e infamia, furono completamente abbandonati al saccheggio i magazzini erariali […]. Attualmente a Tarvis e dintorni è stanziata la Brigata mista italiana «Porto Maurizio», forte di 6000 uomini al comando del generale Luzzato, l’aiutante del quale è il sottotenente Fandutti. Tutti e due mostrano, nei confronti della popolazione, cortesia amichevole e s’impegnano in maniera ammirevole per appianare i contrasti. Tra i soldati italiani domina una disciplina ferrea, gli ufficiali si sforzano di parlare tedesco […]. Il coprifuoco per la truppa è fissato per le ore 19 […] e sono previste gravi sanzioni per i trasgressori. Regna la tranquillità in città e nel circondario. […]. Secondo i racconti di alcuni ufficialil’Italia avanza il suo diritto sul Kanaltal e anche sul territorio di Tarvis e Raibl».
In Valcanale le truppe del Regno d’Italia varcarono il ponte sul torrente Pontebbana – quello che divideva la Pontebba già veneta e poi italiana dall’austroungarica Pontafel – il 4 novembre 1918. Arrivarono a Tarvisio due giorni dopo, prendendo possesso delle infrastrutture della valle.
La Valcanale era stata molto segnata dalla guerra. La popolazione era stata evacuata nel 1915, all’inizio delle operazioni militari. Quattro anni di conflitto avevano portato piena devastazione sul territorio, anche dal punto di vista economico. A rendere ancora più difficile la situazione intervennero i saccheggi per mano di formazioni ungheresi sbandate nella ritirata austro-ungarica.
Gli ufficiali italiani poterono fare fronte alla situazione solo instaurando da subito buoni rapporti con gliabitanti, in difficoltà non solo per le devastazioni ma anche dall’improvviso e profondo cambio amministrativo, linguistico e culturale. La popolazione locale si trovò, suo malgrado, a rapportarsi a un’amministrazione inizialmente provvisoria, in attesa delle decisioni definitive che avrebbero stabilito i trattati di pace. Fin da subito, la possibilità di un ritorno della Valcanale nell’orbita austriaca sembrò meno probabile. Per capire l’impatto che ebbe sulla popolazione valcanalese di allora la prospettiva di un’amministrazione italiana, basti fornire il quadro etnico risultante dall’ultimo censimento austriaco effettuato in zona precedentemente alla prima guerra mondiale (1910), dove tra la popolazione presente era rilevata anche l’appartenenza linguistica. Nell’insieme degli allora comuni di Tarvis (in sloveno Trbiž, negli anni seguenti italianizzato ufficialmente in Tarvisio), Saifnitz (in sloveno Žabnice, in seguito italianizzato in Camporosso in Valcanale), Uggowitz- Wolfsbach (in sloveno Ukve-Ovčja vas, poi Ugovizza-Valbruna), Malborgeth (Malborghetto), Leopoldskirchen (Lipalja ves, poi San Leopoldo), Pontafel (oggi quartiere del paese di Pontebba) e Weissenfels (in sloveno Bela Peč, poi Roccalba e quindi Fusine in Valromana) risiedevano 8.614 abitanti. Di questi, 6.397 dichiaravano di essere di lingua tedesca; 1.682 di lingua slovena (concentrati soprattutto a Camporosso, Ugovizza, Valbruna e San Leopoldo) e solo 10 di lingua italiana.
Da secoli il territorio gravitava attorno alla zona bilingue (tedesco-sloveno) della Carinzia, prima del conflitto rientrante nell’Austria-Ungheria. Con essa intratteneva tutta una serie di relazioni, legate anche a commercio e servizi.
I lavori del corpo diplomatico del Regno d’Italia cominciarono subito dopo l’armistizio di Villa Giusti, il 4 novembre del 1918. La Conferenza di Pace fu convocata a Versailles il 18 gennaio 1919, ma solo dal 19 aprile furono prese in esame le rivendicazioni italiane. I trattati di pace di Saint-Germain-en-Laye del 1919 e di Rapallo del 1920 determinarono i nuovi confini con l’Austria e col regno dei Serbi, Croati e Sloveni. La Valcanale fino all’abitato di Goggau (Coccau), cui fu aggregata anche Weissenfels, si ritrovò definitivamente a far parte del Regno d’Italia.
Prva svetovna vojna se je končala 4. novembra 1918 tudi v Kanalski dolini. 29. novembra 1918 je celovški časopis Freie Stimme, to je v slovenščini, Svobodni glas, poročal o tem, kako so se po umiku avstro-ogrske vojske Madžari dovolili nekaterih sramotnih dejanj. Obenem so ropanju prepuščali erarna skladišča. V tistih dneh je v Kanalski dolini bila italijanska mešana brigada pod vodstvom poveljnika Luzzatta. Vodstvo se je obnašalo prijateljsko in si je prizadevalo, da bi rešilo spore. Za brigado je veljala policijska ura ob sedmih zvečer. Častniki so se potrudili, da bi govorili nemško. Po pripovedih nekaterih izmed njih naj bi Kraljevina Italija zase zahtevala Kanalsko dolino, Trbiž in Rabelj.
V Kanalski dolini je vojska Kraljevine Italije prehodila most na Tabeljskem potoku – ki je določal mejo med Laško Tabljo v Kraljievini Italiji in Nemško Tabljo na Avstro-Ogrskem – prav 4. novembra 1918. Dva dni kasneje je prišla na Trbiž, kjer je prevzela oblast nad vsemi infrastrukturami. Domačine so evakuirali leta 1915, na začetku vojne. V štirih letih je vojna popolnoma razdejala teritorij, tako fizično kot z gospodarskega vidika. Italijanski častniki so se v teh okoliščinah lahko uspešno znašli le s tem, da so vzpostavili dobre odnose s prebivalstvom, ki je bilo v težavah tako zaradi materialne škode kot zaradi upravnih, jezikovnih in kulturnih sprememb. Domače prebivalstvo je moralo vzpostaviti odnose z novo upravo, ki naj bi na začetku bila le začasna, do podpisa mirovnih pogodb. Povratek Kanalske doline pod Avstrijo se je vsekakor že od začetka mirovnih pogajanj zdel manj verjeten.
Da bi do konca razumeli posledice senžermenske mirovne pogodbe leta 1919 in rapalske mirovne pogodbe leta 1920, ki sta Kanalsko dolino priključili Italiji, je treba pogledati na zadnji avstrijski popis prebivalstva v Kanalski dolini, ki so ga izvedli pred prvo svetovno vojno, leta 1910. Tam so ugotovili tudi jezikovno pripadnost. V takratnih občinah Kanalske doline je bivalo 8.614 prebivalcev. Izmed njih je 6.397 izjavilo, da je bilo nemškega jezika, 1.682, da je bilo slovenskega jezika – in le 10 italijanskega jezika.

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