4 ott 2018

Za novo upravljanje gozdnih virov - Per ripensare la gestione dei boschi


Riflettere insieme sulle dinamiche da porre in atto, affinché il settore forestale abbia nuove prospettive, affinché acquisisca nuovo slancio e, soprattutto, non vada perdendosi. Con questo auspicio del sindaco, Alan Cecutti, si è aperto a Taipana/Tipana, sabato, 22 settembre, il convegno dal titolo «La gestione forestale nelle foreste prealpine», durante il quale un nutrito gruppo di relatori ha discusso in merito alle problematiche, le opportunità e le concrete soluzioni per la nuova programmazione e la gestione della risorsa forestale privata.
Nella gremita sala consiliare, davanti a un folto pubblico, sono intervenuti esperti, professionisti e amministratori pubblici, contribuendo a una discussione che ha fornito tanti spunti per nuove prospettive di gestione del bosco. A moderare il convegno è intervenuto il dottore forestale Paolo Mori, direttore responsabile della rivista tecnico-scientifica Sherwood  Foreste ed alberi oggi.
A intervenire per primo è stato il libero professionista forestale Fabrizio Romanelli, che ha illustrato l’opportunità, da parte degli enti proprietari, di affidare per più anni il proprio bosco a imprese forestali certificate e qualificate, come previsto dalla legislazione regionale. Romanelli si è soffermato sul caso del Comune di Pulfero, che dal 2016 al 2028 ha affidato a un’impresa forestale la Foresta del Monte Mia. Romanelli ha, inoltre, illustrato le attività della rete di imprese Foreste Prealpine, con sede a San Giovanni d’Antro/Landar: è costituita da sette imprese e comprende l’intera filiera del legno.
Il sindaco di Stregna/Sriednje, Luca Postregna, si è, invece, soffermato sul caso dell’Associazione fondiariaValle dell’Erbezzo quale strumento per l’aggregazione dei terreni forestali. L’associazione è nata nel 2015 sull’onda del locale movimento ambientale Freeplanine. Si tratta di un’associazione di volontariato senza fini di lucro, che acquisisce la gestione dei fondi agricoli dai soci, ma che per statuto non ne usucapisce la proprietà. Si occupa di distribuire le disponibilità dei fondi agli operatori agricoli per il recupero dei terreni montani abbandonati o incolti.
Il sindaco di Kobarid, Robert Kavčič, ha portato soprattutto il punto di vista della valorizzazione turistica di boschi e foreste, facendo notare come diversi interventi vengano condotti anche in sinergia con la parte italiana, come nell’ambito delle piste ciclabili. L’auspicio è che, con l’aiuto del neonato cluster transfrontaliero, molte problematiche possano trovare risposta in sede europea. Kavčič ha fornito un piccolo spaccato di un sistema organizzato soggetto a regole e organizzazione diverse rispetto alla parte italiana, ma dove le criticità sono spesso simili, ad esempio con superfici forestali molto ampie e strade forestali che passano su fondi privati.
A nome di Paolo Fantoni della Fantoni Spa è intervenuto il consigliere delegato Tullio Bratta, che ha evidenziato la criticità, per le aziende italiane del settore boschivo, rappresentata dal sistema protezionistico presente in Croazia e Slovenia, tematica rispetto alla quale si è anche provato a intervenire, senza successo, in sede europea.
Quale libero professionista forestale, Verio Solari ha presentato al pubblico il modello del condominio forestale, un sistema che permette di gestire i boschi dei privati all’interno di una comunità, riuscendo a mettere d’accordo i proprietari di singoli terreni. Solari ha evidenziato come un contributo al risolvimento di diverse criticità legate alla gestione dei fondi boschivi possa giungere dall’impiego delle moderne tecnologie.
Ricordando la necessità di guardare al settore forestale come a una filiera del legno, Rinaldo Comino, del Servizio foreste e Corpo forestale Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha evidenziato i fabbisogni crescenti in regione e in Italia. Secondo Comino, la criticità rappresentata dalla frammentazione proprietaria potrebbe essere contrastata individuando singole aree da cui partire per neutralizzarla. Ha, inoltre, ricordato l’esempio positivo dell’accordo interregionale di Verona sulla filiera del legno del 2016.
Giorgio Alberti dell’Università degli studi di Udine ha presentato al pubblico le potenzialità dei popolamenti forestali e i fattori di debolezza e di forza concentrandosi in particolar modo sulle latifoglie di pregio per il comparto arredo e il sistema casa.
Intervenendo per l’associazione agricoltori Kmečka zveza, Stefano Predan ha richiamato l’attenzione sulle problematiche che affliggono il settore forestale sulla fascia al confine con la Slovenia: lo spopolamento; il bisogno di collegamenti forestali ai boschi produttivi in maggior numero e più adatti a essere percorsi dai nuovi mezzi; la necessità di rivedere la posizione delle stesse strade sulle mappe catastali, nonché il bisogno di rendere gratuiti e diffusi sul territorio i corsi di formazione obbligatori, magari con fondi provenienti dal Psr.
A leggere un intervento a nome di Giorgio Colutta di Confagricoltura e Ente tutela fauna, è intervenuto Giorgio Venier Romano. Per zone difficili come quelle montane, attanagliate dallo spopolamento, secondo Colutta sarebbe auspicabile puntare a un’integrazione tra tante piccole economie, a un turismo sostenibile e a tante piccole agricolture. Un aiuto alle attività sul territorio arriverebbe anzitutto, in ogni caso, agendo tramite la leva fiscale.
Dopo il dibattito conclusivo, che ha visto un pubblico partecipe e molto interessato e che ha fornito ulteriori punti di vista e approfondimenti, a delineare le conclusioni è stato l’assessore regionale alle Risorse agricole e forestali, Stefano Zannier. Secondo l’esponente della giunta Fedriga, valorizzare le risorse boschive del Friuli Venezia Giulia comporta anche mirare a un processo di filiera che permetta di rendere fruibili le ricchezze forestali della regione, preservandone, allo stesso tempo, le biodiversità. Si rende necessario un salto culturale, con un processo di crescita di tutte le realtà coinvolte, che devono collaborare nel senso di una moderna politica di forestazione e fruizione del territorio. Molto importante è, inoltre, prestare ascolto al comparto, fare programmazione e non considerare la conservazione l’unica strada possibile. (Luciano Lister)
V Tipani se je v soboto, 22. septembra, v občinski dvorani odvijal posvet z naslovom »Gozdno upravljanje v predalpskih gozdovih.« Po uvodnem pozdravu domačega župana Alana Cecuttija, so Fabrizio Romanelli, Luca Postregna, Robert Kavčič, Tullio Bratta, Verio Solari, Rinaldo Comino, Giorgio Alberti, Stefano Predan in Giorgio Venier Romano (slednji sicer v imenu Giorgija Colutte) razpravili o težavah, potrebah, priložnostih in rešitvah, v zvezi z načrtovanjem in upravljanjem zasebnih gozdov. Med najbolj pereča vprašanja sodita gotovo previsoka razdeljenost zasebnih zemljišč in stanje gozdnih cest, ki ne obstajajo v zadostnem številu ali ki so preozke (na primer) za modernejše tovornjake.
Ob zaključku je deželni odbornik za kmetijske in gozdne vire Stefano Zannier izrazil prepričanje, da naj bi pri vrednotenju deželnih gozdnih virov bilo treba vzpostaviti proizvodno mrežo, ki naj bi omogočala izkoriščanje deželnih gozdnih virov ob ohranjanju biotske raznovrstnosti. Potrebovali bi kulturni preskok vseh vključenih stvarnosti, ki naj bi morale sodelovati v okviru moderne politike pogozdovanja in izkoriščanja teritorija. Pomembno je tudi poslušati gozdni sektor, načrtovati in ne upoštevati konservatizma kot edine možne poti.

3 ott 2018

Buon compleanno Matajur -Rojstni dan Matajurja


           G L A S I L O  B E N E Š K I H  S L O V E N C E V  L i t . 1 5 .
                                     ČEDAD, 3. OKTOBRA 1950.
                                                       Leto 1-štev.1
                                 Primo giornale degli Sloveni  bella Benečia
                                                     3 ottobre 1950 primo numero
  Il Novi Matajur è il settimanale degli sloveni della provincia di Udine. Dal primo numero uscito nel 1950 il 3 ottobre (MATAJUR) diretto  per 23 anni da Tedoldi Vojmir (mio padre) svolge un importante ruolo informativo, culturale e di collegamento. Il giornale è bilingue, gli articoli sono in sloveno standard o nei dialetti locali e in italiano.Ora è diretto da Michele Obit.                                                                               Il 3 ottobre 1950 a San Pietro al Natisone uscì il primo numero del periodico Matajur,portavoce della Benečija.L'idea di istituire questo giornale venne a Vojmir Tedoldi, a sua moglie Jožica Miklavčič ,a Mario Cont e a Izidor Predan (Dorič).Il nome Matajur lo prese da un giornale partigiano del 1944.
Inizialmente la redazione ebbe sede a San Pietro al Natisone,ma poi a causa dei movimenti antisloveni di allora, fu trasferita a Udine dove vi rimase fino alla fine del 1973.
Inizialmente si stampava a Gorizia nella tipografia Lukežič e poi a Udine da Marioni.  Fino ad allora il direttore responsabile del Matajur fu Vojmir Tedoldi,giornalista di Cornappo,che con la moglie Jožica si è impegnato per la diffusione della lingua slovena in  Benečija attraverso il Matajur.
All'inizio  usciva su due,a volte quattro pagine ,poi si arricchì di più fogli ed iniziò a pubblicare un'appendice linguistica in italiano che presentava, in modo semplice,le regole della grammatica slovena (le declinazioni).
Successivamente diventò quindicinale con più pagine ed immagini a colori.
Il Matajur era scritto nei vari dialetti della Benečia, in sloveno ed italiano.
Essere direttore di un giornale sloveno in provincia di Udine  per gli anni 50'-60'non era era facile.
Ricordo con piacere le belle  illustrazioni del prof. Emilio Kavčič ,originario della Benečija,insegnante all'istituto d'arte di Udine.
Gli abbonati del Matajur erano Benečani delle varie valli ed emigranti sloveni dell' Europa e del mondo.
Attraverso la lettura del giornale generazioni di benečani hanno imparato a leggere e a scrivere nelle varianti di dialetto  e si sono avvicinati alla lingua slovena letteraria.
Dal 1 gennaio 1974 il periodico prese il nome di Novi Matajur,la redazione da Udine si trasferì a Cividale,dove ha sede tuttora.Il direttore responsabile era Izidor Predan fino all' 84, con il primo gennaio 1985 il giornale è diventato settimanale, la direzione è stata  affidata a Iole Namor.  
Il Matajur e il suo successore Novi Matajur, pubblicando contributi in italiano, sloveno e in diverse varianti dialettali, svolge un'attività informativa, culturale e di raccordo sia sul territorio che tra gli sloveni emigrati all'estero.(O.T.)
                                               
 Mons.Ivan Trinko e
Vojmir Tedoldi 1° direttore del
Matajur




disegno del prof.Emilio Kavcic

1 ott 2018

L’ABC degli sloveni in Italia - ABC slovenske skupnosti v Italiji


V ponedeljek, 1. oktobra, bo ob 18. uri v prostorih SKD Ivan Trinko v Čedadu drugo od treh informativnih srečanj, ki jih Državna večstopenjska šola s slovensko-italijanskim dvojezičnim poukom P. Petričiča v Špetru, Inštitut za slovensko kulturo (ISK), SKD Ivan Trinko in Slovenski raziskovalni inštitut (SLORI) skupaj ponujajo staršem otrok, vpisanih v špetrski dvojezični zavod. Na srečanju z naslovom ABC slovenske skupnosti v Italiji bo Zaira Vidau, izvedenka s področja pravnega varstva manjšin in raziskovalka SLORI-ja, predstavila bogato in razčlenjeno stvarnost Slovencev v Italiji na družbenem, političnem in kulturnem področju. Srečanje bo priložnost, da se starši učencev špetrskega zavoda pobliže seznanijo s stvarnostjo Slovencev v Benečiji in na širšem naselitvenem prostoru v Furlaniji-Julijski krajini, obenem pa spoznajo delovanje lokalnih slovenskih društev in se mu približajo. V tem slogu je potekalo tudi prvo informativno srečanje, ki je bilo 17. septembra v prostorih Inštituta za slovensko kulturo v Špetru; starši so v pogovoru z jezikoslovko Matejko Grgič in psihologinjo Susanno Pertot spoznali številne prednosti in priložnosti, ki jih prinaša dvojezična vzgoja.
Lunedì, 1 ottobre, alle 18.00 al Circolo culturale sloveno Ivan Trinko di Cividale si svolgerà il secondo dei tre incontri informativi che la scuola bilingue di San Pietro al Natisone/Špietar, l’Istituto per la cultura slovena-Isk, il Circolo culturale sloveno Ivan Trinko e l’Istituto sloveno di ricerche-Slori organizzano per i genitori iscritti alla scuola bilingue di San Pietro al Natisone. All’incontro, dal titolo ABC slovenske skupnosti v Italiji (in italiano L’ABC della comunità slovena in Italia), l’esperta di tutela giuridica delle minoranze e ricercatrice allo Slori Zaira Vidau presenterà la variegata realtà della comunità slovena in Italia. L’incontro è finalizzato a avvicinare i genitori dei bambini frequentanti la scuola bilingue alla realtà della minoranza slovena nella Slavia Veneta e in Friuli-Venezia Giulia. In tal senso all’Istituto per la cultura slovena di San Pietro al Natisone si è già svolto, il 17 settembre, il primo incontro. Durante un dibattito con la linguista Matejka Grgič e la psicologa Susanna Pertot, lì i genitori hanno potuto conoscere i vantaggi e le opportunità offerti dall’educazione bilingue.

29 set 2018

L’autonomia si fonda sulle lingue


Nell’attuale Giunta regionale la delega alle minoranze linguistiche è passata, assieme a quella per i corregionali all’estero, dall’assessorato alla Cultura a quello delle Autonomie locali. L’assessore Pierpaolo Roberti, intervistato dal Dom, sottolinea che la scelta del presidente, Massimiliano Fedriga, non è casuale.
Assessore, perché?
«Perché le politiche per le lingue minoritarie passano inevitabilmente attraverso i Comuni. Ma direi di più…».
Dica pure.
«Le lingue minoritarie sono un aspetto non soltanto di tipo culturale. Anzi. Sono il fondamento della nostra Regione. Non possiamo prescindere dalla valorizzazione delle lingue minoritarie presenti sul territorio perché siamo Regione a sta- tuto speciale in quanto abbiamo il tedesco, lo sloveno e il friulano. Non possiamo permetterci di sottovalutare questo aspetto, che non è soltanto il traduttore in Consiglio regionale, il cartello bilingue… Ma è l’animo stesso della nostra regione. Quindi non possiamo dire che quelle per le lingue siano spese superflue, che magari possono essere tagliate, perché c’è altro di più importante da fare. Nel momento in cui facciamo passare il concetto che è superfluo sostenere il tedesco, piuttosto che lo sloveno o il friulano, viene meno la nostra specificità; non siamo più Friuli Venezia Giulia e siamo esattamente come le altre Regioni. E a quel punto perdiamo anche tutti i vantaggi che ci possono arrivare dall’essere Regione a statuto speciale».
Nello specifico, come intende muoversi nei confronti della comunità di lingua slovena?
«Ho già avuto una riunione con la Commissione regionale consultiva per la minoranza linguistica slovena,con la quale, per adesso, siamo perfettamente in linea. Ora prevedo una conoscenza diretta sul territorio anche perché ci sono, all’interno della comunità, realtà completamente diverse. Io arrivo da un territorio (Trieste, ndr) nel quale la minoranza slovena è qualcosa di diverso rispetto ad altri territori del Friuli Venezia Giulia, che magari hanno avuto modo di conservare meno la lingua».
In provincia di Udine una delle questioni fondamentali è l’insegnamento dello sloveno nelle aree non servite dalla scuola bilingue di San Pietro al Natisone.
«Stiamo portando avanti un serio ragionamento con l’assessore all’Istruzione, Alessia Rosolen, sul dimensionamento scolastico e sulle reali capacità che possiamo offrire, ma anche sulla richiesta che arriva dal territorio. La verità è che, purtroppo, il sistema dell’istruzione è in crisi non solo per quanto riguarda lo sloveno. È in crisi in generale. Prima dell’attivazione di nuovi corsi è necessario capire se una scuola ha futuro o se ha i giorni contati per motivi demografici. Ovviamente vorrei che la tendenza negativa venisse invertita e la Giunta regionale lavorerà per questo».
Lingue e Comuni vanno a braccetto, ha affermato. Anche per questo c’è chi ha proposto che i Comuni che aderiscono al cluster transfrontaliero diventino la nuova Uti. Che ne pensa?
«Non entro nel merito. Prima di compiere passi voglio prendermi un periodo di ascolto del territorio. Dal singolo Comune all’Anci. Anche l’associazione dei sindaci emeriti mi ha offerto collaborazione e io l’ho accettata. Voglio prendermi questo periodo di tempo per valutare bene tutti gli aspetti. Il Friuli Venezia Giulia è un territorio complessissimo, con un grande numero di piccoli e piccolissimi Comuni e quasi metà della superficie occupata da territorio montano, senza dimenticare le minoranze linguistiche. Una delle pecche della precedente elaborazione della riforma degli enti locali, con l’introduzione delle Uti, è stata proprio quella di non tenere conto delle identità dei territori. È vero solo in parte che la battaglia contro le Uti sia stata condotta dal centrodestra, perché non erano favorevoli anche sindaci che si riconoscono in altre opzioni politiche. La Slovenska skupnost è sempre stata critica proprio per la questione dell’identità e della tutela della lingua slovena. Evidentemente di questo non si è tenuto conto e nella prossima riforma degli enti locali bisognerà porgli particolare attenzione ».
Lei presenterà un suo progetto?
«Ho già la mia idea di riforma, ma la tengo chiusa nel cassettino. Prima voglio ascoltare il territorio Non mi interessa fare una riforma con il timbro “Pierpaolo Roberti” e poi vedermela bocciata tra cinque anni, quando arriveranno i prossimi. Il mio obiettivo è dare un po’ di stabilità agli enti locali in Friuli Venezia Giulia. 20, 15 e anche 10 anni fa i Comuni avevano soldi e personale, oggi non li hanno più. Abbiamo visto tante riforme, ma farne fallire un’altra significherebbe mettere definitivamente in ginocchio i Comuni».

«Sostengo il cluster transfrontaliero perché nasce dal territorio»

Intervistato dal Dom, l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, conferma il forte appoggio politico e istituzionale all’iniziativa del cluster transfrontaliero.
«A prescindere dalle questioni che riguardano determinati territori, che possono essere compresi negli ambiti delle varie minoranze linguistiche in Friuli Venezia Giulia, noi dobbiamo lasciare mani libere ai sindaci, quindi ai territori, di potersi organizzare come meglio credono per poter garantire i servizi migliori ai cittadini – spiega –. In questo caso stiamo parlando di un gruppo di sindaci, oltretutto con il valore aggiunto di essere riusciti a coinvolgere anche i colleghi della vicina Slovenia, per portare avanti delle problematiche che loro sentono comuni. E in questo c’è il nostro appoggio. Dove c’è la forza, la massa critica, e lo si fa non perché c’è un’imposizione dall’alto, ma perché il singolo sindaco decide di lavorare insieme su dei progetti comuni, dev’esserci l’appoggio dell’istituzione regionale».
Quale può essere il sostegno concreto al cluster transfrontaliero?
«Al coordinatore sul versante italiano, il sindaco di Taipana, Alan Cecutti, ho fatto degli esempi di come la Regione può essere utile e supportare l’iniziativa. Se questi Comuni individuano una particolare problematica, che coinvolge tutti, possiamo pensare a delle progettualità. Se sono dirette verso la Regione possiamo affrontarle con nostre risorse. Fossero, invece, dei progetti da presentare ai bandi europei, noi possiamo offrire un supporto di tipo amministrativo a queste amministrazioni, perché vengano presentati nel modo più opportuno ».
L’iniziativa del cluster è nata in risposta alla disastrosa condizione demografica, in particolar modo sul versante italiano.
«È una zona particolarmente depressa da ambo i lati del confine. I piccoli Comuni hanno perso la stragrande maggioranza degli abitanti negli ultimi quarant’anni e rischiano di essere completamente abbandonati. Il fatto che le amministrazioni sentano l’esigenza di mettere un freno al calo demografico è sicuramente qualcosa di significativo e che loro stessi insieme individuino gli strumenti per raggiungere lo scopo è altrettanto positivo. È ovvio che, se il territorio non vuole subire un forte spopolamento, deve dare opportunità di lavoro e di tipo economico a chi ci rimane. E questo si offre con progetti che non riguardino il piccolo Comune, ma tutta un’area, tutto un territorio».
Ad esempio?
«Banalizzo. Se un giorno mi venissero a dire che una strada di collegamento tra i Comuni dei due versanti è vitale, perché riuscirebbe a convogliare su quei territori un determinato flusso turistico o riuscirebbe a portare condizioni di crescita con l’insediamento di nuove attività produttive e quindi valorizzerebbe quel territorio e consentirebbe di creare nuova occupazione, la presenteremmo non più come singolo Comune, ma come area e la sosterremmo anche con bandi europei».
I sindaci vogliono puntare sul turismo, anche perché nell’alta valle dell’Isonzo quel comparto sta volando e contribuisce in maniera significativa ad arginare lo spopolamento.
«Certamente il turismo è un aspetto che va sicuramente cavalcato, per la presenza di vari elementi attrattivi che possono essere valorizzati in particolar modo. Se c’è la volontà dei sindaci di mettersi insieme per lavorare insieme, evidentemente il guadagno c’è per tutti. Dalla parte slovena si è fatto molto, ma penso che anche loro si rendano conto che lavorare con i Comuni del versante italiano possa essere un vantaggio».
In che modo?
«Tutti hanno bisogno di un’area più vasta. Oggettivamente il confine non esiste più, se non sulla carta. E i problemi che ha Caporetto sono gli stessi che probabilmente ha Taipana. Perché sono Comuni simili, vicini, con un ambiente praticamente identico. Se non ci fosse quella linea tratteggiata solo sulle carte geografiche, non si riconoscerebbe più qual è il Comune sloveno e quale quello italiano».

Confine sicuro non significa confine chiuso

Foto LaPresse – Marco Dal Maso
Pierpaolo Roberti è anche assessore alla sicurezza in una Giunta che ha tra i suoi impegni più forti un maggiore controllo dei confini.
Questo potrebbe avere delle ricadute negative sulla collaborazione transfrontaliera?
«Assolutamente no. C’è stata, c’è e ci sarà una fortissima collaborazione con la Slovenia. Il tema dell’immigrazione è particolarmente sentito in Italia nell’ultimo periodo, perché abbiamo avuto un’ondata migratoria enorme, soprattutto per quanto riguarda gli arrivi dal Canale di Sicilia. Ora che lì sono praticamente terminati, l’unica via d’accesso all’Europa del Nord rimane quella che passa per i Balcani e attraversa inevitabilmente la Slovenia, poi arriva in Italia. È vantaggio di tutti andare a controllare le fasce confinarie. C’è un ottimo rapporto di collaborazione con la Slovenia e la polizia slovena da parte delle nostre forze dell’ordine e mi auguro che si possa lavorare un po’ com’è stato fatto con la polizia austriaca tramite i pattugliamenti congiunti. Quindi avere la polizia slovena in territorio italiano e la polizia italiana in territorio sloveno. L’obiettivo non è fermare il flusso migratorio sul confine tra Caporetto e Resia o tra Trieste e Capodistria, ma di fermare il flusso migratorio ai confini dell’Europa. Queste persone non devono entrare. Perché una volta che sono entrate diventano un problema dello Stato in cui risiedono in quel momento, fino a quando magari non decidono di andare da un’altra parte. Noi dobbiamo fermare quel flusso alla radice. È chiaro che bisogna iniziare a tappe. Finora c’è stato totale lassismo da questo punto di vista. È una situazione assolutamente ingestibile, ma non c’è il desiderio di far ricadere semplicemente sugli altri il problema. Bisogna risolverlo».
Il fatto che il nuovo Governo della Slovenia abbia un orientamento diametralmente diverso da quello regionale e quello italiano creerà difficoltà?
«Non penso proprio. Continueremo a lavorare esattamente come abbiamo lavorato finora. Credo che ci sarà un’ottima collaborazione come c’è sempre stata, perché possono cambiare i colori politici, ma confinanti rimaniamo comunque e problematiche comuni le avremo sempre. La nascita del nuovo Governo sloveno porta dei vantaggi perché finalmente abbiamo un interlocutore politico oltre che amministrativo». (Ezio Gosgnach)
Jezikovne manjšine »so temelj naše avtonome dežele, zato ne smemo prezreti jezikov, ki se uporabljajo v Furlaniji Julijski krajini. Poseben statut imamo, ker pri nas obstajajo furlanščina, slovenščina in nemščina. Ne gre zgolj za simultano prevajanje v Deželnem svetu ali za dvojezične table. Gre za bistvo naše dežele. Ne smemo si dovoliti nižanja finančnih sredstev za zaščito naših jezikov, češ da so odveč in je treba podpreti bolj pomembne stvari. Ko se uveljavi pojem, da je podpora nemeškemu, slovenskemu ali furlanskemu jeziku odvečna, smo izgubili pravico do posebne avtonomije. Nismo več Furlanija Julijska krajina, temveč navadna dežela in izgubimo vse prednosti, ki nam jih prinaša status avtonomne dežele.« Takuo je poudaril deželni odbornik za lokalno samaupravo in varnost Pierpaolo Roberti, ki ima tudi referat za jezikovne manjšine.
V obširnem intervjuju za Dom je Roberti ponovno izrazil močno politično in inštitucionalno podporo čezmejnemu grozdu (clusterju), ki ga ustanavlja 26 občin obmejnega pasu videnske pokrajine in Posočja, ker je pobuda nastala od samih županov, ki v takšni povezavi vidijo priložnost, da bi dali učinkovitejše odgovore potrebam ljudi na obeh straneh meje in zajezili praznjenje svojih vasi.
Po odborniku čezmejnega sodelovanja ne bo nikakor ogrozil zaostren nadzor državne meje, da bi preprečili prehod migrantov, ker je sodelovanje med slovensko policijo in italijanskimi silami javnega reda odlično. »Moja želja je, da pride do mešanih patrulj mejnih policistov, kakor že obstajajo z Avstrijo,« je dejal. Obenem ne vidi nobene težave v tem, da ima nova slovenska vlada popolnoma drugačno barvo deželne in italijanske vlade. »Dobro bomo sodelovali kot do zdaj, ker smo sosedje in moramo reševati skupne probleme,« je prepričan.
Glede nadgradnje reforme lokalne samouprave, Roberti meni, da je nujno spoštovanje identitete vsakega posameznega območja. Zakon po katerim so bile ustanovljene medobčinske unije tega ni storil, zato je reforma propadla. On ima že jasen načrt, a bo najprej preveril, ali je v skladu z željami županov in drugih lokalnih upraviteljev. Zato bo prav gotovo prišel v poštev tudi predlog, da bi nastala unija občin, ki so pristopile k čezmejnemu grozdu.

28 set 2018

Si coltiva anche nelle Valli lo zafferano, oro delle cucine

Uno ti dice “zafferano” e cosa pensi? La prima cosa è sicuramente a un risotto. Poi immagini che i suoi filamenti rossi devono essere pregiati, difficilmente li trovi al supermercato. Mai però immagineresti che si coltivano anche nelle Valli del Natisone.
Nella botanica lo zafferano è come l’oro nella minerologia, ecco perché chi ha deciso di iniziare a produrlo nella nostra zona descrive il suo prodotto biologico come “l’oro del Natisone”.
Nella botanica lo zafferano è come l’oro nella minerologia, ecco perché chi ha deciso di iniziare a produrlo nella nostra zona descrive il suo prodotto biologico come “l’oro del Natisone”. Lo abbiamo incontrato.
Si chiama Andrea Tanda, è un sardo trapiantato in Friuli dal 2006, ha sempre lavorato nell’industria agroalimentare. “La qualifica di responsabile di qualità e produzione di un’azienda per cui lavoravo mi stava stretta, è poi arrivata la crisi economica, mi sono stancato di lavorare come dipendente. Allora è nata l’idea di creare un’attività legata alla coltivazione dello zafferano.”
Come mai lo zafferano e perché nelle Valli del Natisone?
“La madre di mia moglie Laura è di Pulfero. Quella dello zafferano è una coltura tradizionale nel sud-ovest della Sardegna, dove il clima e il terreno sono più favorevoli. Nel 2016 abbiamo avviato una sperimentazione a Pulfero, in un orto, che ha funzionato, così abbiamo aperto un’azienda, che si chiama ‘Fiore del Natisone’, e acquistato un terreno a Biarzo, nel comune di S. Pietro.”
I primi riscontri?
“Oltre le aspettative. Abbiamo voluto fare una scommessa: dare valore a un territorio dal punto di vista produttivo, ma anche fare leva sul fatto che questo territorio è incontaminato. Si presta insomma ad una coltura di tipo biologico. Nel primo anno abbiamo raccolto 130.000 bulbi, che significano circa un kg di zafferano, un ottimo risultato.”
Qual è il ciclo della coltivazione?
“Tra ottobre e novembre si fa la raccolta, una volta all’anno. Nel periodo in cui la pianta inizia a fiorire si iniziano a raccogliere i fiori interi, chiusi per meglio preservare gli stimmi rossi, gli unici a essere commercializzati. Perciò è un lavoro che si fa all’alba, prima che si aprano. Quindi i fiori sono mondati in laboratorio, gli stimmi vengono poi essicati e confezionati.”
La vostra è una vendita diretta, anche attraverso internet. Chi sono i vostri clienti?
“La ristorazione di livello medio-alto. Gli chef che l’hanno provato dicono che è un prodotto di qualità, ha delle note vanigliate che lo distinguono da altri. E poi ci sono i prezzi, alti perché per ottenere un grammo di zafferano ci vogliono dai 250 ai 300 fiori.”

25 set 2018

LA POESIA DI PATRICIJA DODIČ di Jolka Milič

VEČER
Večer.
Diši po domačem žganju.
Po napovedanem prihodu.
André Velter je v glinenem pepelniku
tisoče kilometrov stran od svojega prsta
ugašal čik.
Plin je požiral vonj brusnice z olupki bledih pomaranč.
Koža je sivo blestela.

Povej, kako deluje skrajna ljubezen, ko ostaneš sam?

SERA
Sera.
Odore di grappa fatta in casa.
Dopo l’arrivo preannunciato.
André Valter,{*} a distanza di qualche migliaio
di chilometri dal suo dito, spegneva la cicca
nel posacenere di argilla.
Il gas divorava il profumo dei mirtilli rossi con le bucce delle pallide arance.
La pelle risplendeva grigia.

Dimmi come funziona l’amore estremo, quando resti solo?
{*}Poeta francese (1945), autore di molte raccolte di poesia,
ritenuto uno dei poeti contemporanei più importanti.


Patricija Dodič
è nata a Capodistria nel 1969 e vive a Ilirska Bistrica (Slovenia).
Poetessa, pubblicista, designer, bibliotecaria e tantissime altre cose inerenti alla letteratura, delle quali si occupa intensamente. Laureata in lingua slovena e francese, con indirizzo letterario filologico. Collaboratrice instancabile di quasi tutte le riviste letterarie slovene e organizzatrice e moderatrice di serate di poesia e culturali.
Suoi testi sono stati inseriti in molte antologie e scelte collettive.
Raccolte poetiche: Pet minut blaznosti (Cinque minuti di follia), 2008; Črno obrobljene oči (Occhi orlati di nero), 2008; Wada, 2014; Ljubimje (Amorevolezza), 2015 e Ekstremofil (Estremofilo), 2017.
(Foto di Ivan Dobnik)



Prireditev ob 75. obletnici Kobariške republike/75° anniversario della Repubblica di Caporetto


>> KOBARID
>> 29. šetemberja, ob 11.,
bo, v Kulturnem domu, Prireditev ob 75. obletnici Kobariške republike. Slavnostni govornik bo prvi predsednik Republike Slovenije, Milan Kučan.
>> CAPORETTO
>> 29 settembre, alle 11,
presso il Centro culturale si terrà l’evento per il 75° anniversarsio della Repubblica di Caporetto. Ospite di riguardo sarà il primo presidente della Slovenia, Milan Kučan.

ultimo post

auguri