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28 nov 2013

Il bilinguismo fa bene Dvojezičnost koristi zdravju

Tre anni fa aveva suscitato molto interesse la ricerca di un gruppo di ricercatori canadesi, secondo i quali le persone bilingui sono meno predisposte a contrarre il morbo di Alzheimer, o, quantomeno, lo contraggono più tardi rispetto alle persone che conoscono e usano una lingua sola. Ora la tesi viene confermata e ampliata dall’altro capo del pianeta, precisamente dall’India. Infatti, secondo l’Institute of Medical Sciences di Hyderabad, parlare due lingue, oltre l’Alzheimer ritarda l’insorgere anche di demenza frontotemporale e di demenza vascolare rispetto ai monolingui. Ma non c’è solo la questione della salute. Uno studio di Ellen Bialystok (York University), Fergus Craik I. Mm (Rotman Research Institute), David W. Green (University College London), e Tamar H . Gollan (University of California, San Diego), pubblicato dalla rivista «Psychological science in the public interest» sostiene che i bambini che apprendono due lingue dalla nascita raggiungono gli stessi traguardi di base – ad esempio, la loro prima parola – dei bambini monolingui, ma possono utilizzare diverse strategie per l’acquisizione del linguaggio. Perciò i bilingui tendono ad avere risultati migliori rispetto ai monolingui su esercizi che richiedono un’alta concentrazione e la commutazione tra due o più compiti diversi. Alla luce di queste ricerche è evidente quali gravi dannni hanno provocato coloro che (insegnanti in primis) per decenni in tutta la Slavia, Resia e Valcanale hanno cercato di convincere i genitori a trasmettere ai propri figli, nati in ambienti tradizionalmente bilingui, solo l’italiano, pena futuri insuccessi scolastici. Ora la scienza certifica che hanno prodotto un grave danno. E non solo culturale. Lo spunto per nuovi dibattiti arriva anche da un articolo pubblicato su The Economist, che ripropone un’intuizione di Benjamin Lee Whorf, un linguista statunitense morto nel 1941, rapporto fra idioma e visione del mondo. Numerosi psicologi ed esperti hanno continuato nel tempo a seguire questa strada e sono convinti che il linguaggio possa influenzare il pensiero.
Tutti concordano sul fatto che padroneggiare una seconda lingua il più precocemente possibile permette di avere una marcia in più in diversi campi. Magari in ritardo, anche in Italia se ne stanno rendendo conto. L’Accademia della Crusca e le principali associazioni di linguistica hanno presentato un documento a favore del plurilinguismo alla presidenza del Consiglio, al presidente della Repubblica e a diversi ministeri. Accedere a più lingue viene indicato come importante fattore di crescita intellettuale e sociale, pertanto chiedono che, partendo proprio dalla scuola, si promuovano politiche adeguate e si faccia formazione, senza affidarsi all’iniziativa dei singoli insegnanti. «Conoscere e usare più lingue, sottolineano gli esperti, regala una marcia in più, arricchisce a livello personale, è un bene di valore inestimabile per la crescita della persona e della società», evidenziano i promotori. Senza dimenticare, tuttavia, l’importanza della lingua madre. «Consolidare la lingua materna, qualunque essa sia, permette di costruire un ponte verso gli altri idiomi e ne favorisce l’apprendimento, certifica la scienza», ha affermato Miriam Voghera, professoressa di linguistica generale alla facoltà di Lingue all’università di Salerno, promotrice del documento. Eppure c’è ancora chi continua ad essere convinto che sia meglio per i bambini tagliare i ponti con la lingua madre per concentrarsi invece su quella del Paese in cui si vive. «Per non fare confusione, si sente spesso dire. Ma è un errore», ha proseguito la docente. Lei aveva in mente i bambini stranieri in Italia, ma è la stessa cosa successa agli sloveni della provincia di Udine fin dal 1866. «Abbiamo notato – ha detto ancora Voghera – che è ancora opinione diffusa fra operatori culturali, pediatri e alcuni insegnanti, che usare la lingua nativa possa frenare l’apprendimento dell’italiano. Spesso succede in buona fede, anche se ci sono tabù culturali: è un ragionamento che si fa più spesso magari con lo swahili o l’arabo, molto meno se la lingua madre è l’inglese o il francese. La scienza suggerisce che se si esclude la lingua madre, ai bambini mancano le fondamenta per apprendere altri idiomi. Consolidandola, invece, si crea un trampolino verso le nuove lingue». La scienza ha ormai pochi dubbi sui vantaggi che crescere padroneggiando più idiomi comporta, da un punto di vista cognitivo, e su come apra la mente e abitui a valutare prospettive diverse, ad apprezzare le altre culture. Gli addetti ai lavori chiedono ora alla politica di tenere il passo, sottolineando come la questione formativa vada inserita in un contento più ampio, come «elemento indispensabile per la ripresa economico-produttiva del paese» e nello specifico «la formazione plurilingue come condizione prima per l’esercizio dei diritti di cittadinanza, mezzo di coesione e crescita sociale». Finora l’unica risposta, positiva e di apprezzamento, è arrivata dal ministro Cécile Kyenge, che «ha colto il senso dell’appello, rispondendo in maniera brillante e competente», ha spiegato Voghera, centrando il punto: la tutela del diritti e la ricchezza che regala avere più lingue per descrivere un mondo. «Ad ogni ambiente linguistico corrisponde un universo culturale, una sfera personale, un repertorio di chiavi di lettura per comunicare e rappresentare se stessi e gli altri», scrive nella sua risposta alle associazioni il ministro per l’Integrazione, stigmatizzando il «bilinguismo sottrattivo», fenomeno per cui i figli disimparano la lingua dei genitori «perché essa risulta socialmente screditata, percepita come uno stigma da dover cancellare», scrive Kyenge, che ha promesso un impegno diretto. Ancora un volta il discorso è incentrato sull’immigrazione, eppure calza a pennello per le minoranze linguistiche e le politiche di assimilazione da esse subite da 150 anni a questa parte.
Zadnje raziskave so dokazale, da osebe, ki govorijo od rojstva dva jezika, imajo boljše kognitivne funkcije od tistih, ki govorijo samo v enem jeziku. Poleg tega je neuropsihologinja Elen Bialystok dokazala, da biti dvojezičen ščiti od bolezni, kot np. Alzheimer.

1 commento:

  1. Per me va bene tutto, l'importante è andare d'accordo tutti. Bacioni cara ^_^

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