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02 nov 2015

LE CROCI MISTERIOSE DI MUSI

dal dom.it
Storie dimenticate ma ancora saldamente aggrappate alla roccia. Le raccontano le croci solitarie di Tasaliesu, a Musi/Mužac, antichi simboli di fede che il bosco sta divorando piano piano. Per raggiungerle bisogna arrampicarsi su una pista forestale che si stacca a poca distanza dal ponte, sulla via per Uccea/Učja. Qualche tornante, qualche masso che rotola dal versante, una vista che abbraccia quasi completamente la catena dei Musi/Mužci. Cinquecento metri in salita, fino a un traliccio dell’alta tensione. È lì, nascoste dalla vegetazione, che si ergono solitarie le croci degli antichi abitanti dell’Alta Val Torre.
Quattro quelle visibili. Alcune conservano ancora il nome del defunto: «Alla cara memoria di Giovanni Culetto, marito e padre amato, morto tragicamente il 25 novembre 1912, nato il 29 gennaio 1875», «Ageba Lendaro, morì lì 4 agosto 1891, d’anni 19». Croci che hanno più di un secolo e che non fanno riferimento a sepolture. Una memoria quasi scomparsa la loro, che rischia di rimanere seppellita definitivamente dall’assenza di tutela del sito.
L’area, soggetta a frequenti smottamenti fin dall’antichità, potrebbe decretarne una seconda morte. Una scossa o lavori di disbosco, potrebbero infatti fare ruzzolare a valle le pietre in cui sono incastonate.
Di una storia tanto misteriosa quanto affascinante si è occupato lo storico tarcentino Paolo Montina che ha investigato sulla valle oltre dieci anni fa per la Società alpina friulana. In una pubblicazione ne parla come «Le croci di Tasaliesu», perché, racconta, in quel sito si trovavano da tempo piantate delle croci.
«Secondo una testimonianza locale – dice Montina – erano state messe a ricordo di quanti perivano in montagna per qualche incidente. La croce era solitamente piantata in direzione dell’antico lago dove lo sventurato era morto. Il perché quelle croci venissero poste proprio lì rimane però un mistero. Forse si voleva segnalare la pericolosità del luogo a quanti si recavano da Musi a Lusevera, lungo l’antico sentiero. Il tracciato superava la selletta di Tasaliesu proprio in quel temibile punto, attraverso cioè il materiale instabile di una frana antica che aveva provocato la formazione di un lago».
Una simile memoria si rintraccia anche nell’abitato tarcentino di Crosis. La località compresa nella frazione di Ciseriis/Čežarje prenderebbe il nome proprio dall’uso di piantare delle croci. Anche in quel passaggio infatti, un tempo angusto e segnalato per la caduta massi, morirono accidentalmente tanti abitanti della valle. In loro memoria parenti e comunità incastonarono croci nelle rocce. Ma di quell’antica usanza oggi non resta più traccia. (P. T.)
http://www.dom.it/le-croci-misteriose-di-musi_muski-skrivnostni-krizi/

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