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31 mar 2017

LO SLOVENO TORNI NEL CATECHISMO

Editoriale
Mi ha fatto gran piacere l’iniziativa dell’Unione dei circoli sportivi sloveni in Italia-Zšsdi e della Planinska družina Benečije di accompagnare le varie attività per gli allievi dell’istituto comprensivo bilingue (ma non solo) con l’uso dello sloveno.
La lingua, infatti, deve essere parlata nella vita quotidiana, estendendola a tutti i suoi ambiti. Un settore importante è dato anche dalla vita cristiana, dalle celebrazioni, dalle feste, e da tante ricorrenze che si snodano lungo le nostre vallate e galoppano sui monti.
Sono definitivamente scomparsi i parroci e cappellani che educavano bambini e giovani ad entrare nel mondo affascinante, anche perché misterioso, della liturgia cristiana. Nell’insegnamento della dottrina cristiana si imparava a conoscere il Vangelo, le preghiere, i canti. Quelli della mia età e dintorni – classe 1940 – hanno imparato le cose fondamentali e non le dimenticano più, nonostante gli anni. Ma i tempi sono cambiati in peggio, per quel che riguarda la formazione cristiana in sloveno, cioè nella nostra lingua.
Ma alcune persone di buon ingegno hanno pensato di riprendere quella scuola antica e sapiente e di lanciare la proposta di una educazione specifica nel settore cristiano, che racchiude in sé un mondo sconfinato. Occorre, allora, formare un gruppo di volenterosi, che hanno una normale conoscenza della vita cristiana e hanno riscoperto i tesori della nostra lingua.
In ambito foraniale non ci sono problemi, ma neanche operatori. Quelli li dobbiamo trovare noi. Come dovunque, anche qui ci sono delle mamme, delle insegnanti, dei musicisti che possono dare un contributo decisivo perché la nostra Benecìa conservi le sue caratteristiche slovene, che la rendono così importante.
L’occasione della Pasqua, ormai vicina, può essere un momento favorevole per iniziare a incontrarci, a scambiare suggerimenti e proposte e poi partire a piccoli passi, per far rivivere il nostro piccolo mondo antico.
E potremo cominciare con il nostro patrimonio di canti, che ancora risuonano nelle nostre chiese, senza dimenticare quanto già avviene nella messa del sabato sera a San Pietro. Il canto allieta i cuori e dove c’è gioia, lì la vita si mostra vigorosa.
Marino Qualizza
dom del 31 marzo 2017

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